“Le comunità energetiche rinnovabile: le Cer di Fermo e i benefici ambientali, sociali ed economici”. Questi gli argomenti al centro del convegno organizzato da Solgas e dal gruppo Sgr Fermo ieri pomeriggio alla Sala dei Ritratti di Palazzo dei Priori, a Fermo, e a cui hanno preso parte l’assessore fermano Alessandro Ciarrocchi, l’amministratore della Solgas, Emanuele Corradi, Priscilla Alessandrini e Andrea Migliozzi del gruppo Sgr e l’amministratore di Bora s.p.A e presidente Confapi Industria Ancona, Mauro Barchiesi.

Cosa sono le Cer? Le Comunità energetiche rinnovabili sono associazioni create senza scopo di lucro, un insieme di persone che produce, gestisce, consuma e condivide l’energia prodotta da impianti locali di proprietà della comunità stessa.


«Abbiamo vissuto una crisi energetica che ci ha fatto rendere conto di quanto sia necessario riorganizzare e trasformare la visione in questo ambito, poiché la nostra dipendenza energetica è forte – ha spiegato Emanuele Corradi – e queste trasformazioni riguarderanno sia gli spazi sia le attività. Per quanto riguarda la Solgas, avremo anche un ampliamento dei punti vendita, in particolare ne è previsto uno a Campiglione».
L’incontro è proseguito poi con la presentazione, sul tema Cer di Andrea Migliozzi, esperto di comunità energetiche, che ha sostituito il responsabile Sgr Marco Cardinali. Una Cer, si diceva, è un’associazione creata senza scopo di lucro ed è un insieme di persone che produce, gestisce, consuma e condivide l’energia prodotta da impianti locali di proprietà della comunità stessa. La Cer è nata per sensibilizzare la cittadinanza e il territorio tutto su diverse tematiche fondamentali. «I suoi benefici sono ambientali, sociali ed economici: mi preme parlare dei primi – ha affermato Migliozzi – poiché noi pensiamo che le Comunità energetiche rinnovabili saranno uno strumento importante per guidare la transizione ecologica verso una produzione di energia green e il fotovoltaico sarà quello che dovrà trainare questa transizione il più possibile».

La Cer ha necessità di basarsi su un’entità legale, solitamente un’associazione o una cooperativa, e sull’individuazione di un’area per l’istallazione dell’impianto di produzione che può essere messo a disposizione da uno solo o più membri partecipanti o da un soggetto terzo. Per quanto riguarda il meccanismo di funzionamento, si ha, ad esempio, un impianto fotovoltaico che produce e l’energia prodotta viene subito contabilizzata. Prima di arrivare alla rete, questa energia viene trattenuta e consumata dallo stabile su cui sono impiantati i pannelli. Tutta l’energia che avanza viene immessa in rete e veicolata ad una cabina primaria e anche questa verrà calcolata. Alla fine, quindi si saprà quanta energia è stata prodotta, quanta è stata immessa in rete e quanta ne è stata auto-consumata dallo stabile sul quale il fotovoltaico è posto. La Cer funziona solo se tutti i partecipanti dell’associazione sono connessi alla cabina primaria e questi potranno consumare l’energia. L’iscrizione a una Comunità è gratuita e volontaria, e l’obiettivo principale è di dimensionare gli impianti che si deciderà di istallare a seconda del numero delle richieste. Per il sostegno alle spese di investimento dell’impianto, esiste la possibilità di convenzionarsi con Comuni o altri enti pubblici. «Per quanto riguarda, invece, i ricavi (tariffa premio) questi verranno divisi tra i membri in base alle regole del funzionamento della comunità. Ogni membro continua quindi a pagare la bolletta al proprio fornitore, ma riceverà dalla comunità un importo per la condivisione dei benefici – ha spiegato Migliozzi – Siamo quindi dinanzi a una tecnologia ispirata alle esigenze nell’ambito di un progetto sostenibile e vicino al territorio.


Il presidente Barchiesi ha presentato poi un caso pratico di Cer, quello di Castelbellino di cui Bora Spa è membro: «Crediamo nelle comunità energetiche rinnovabili e soprattutto crediamo nel cambio di paradigma: dobbiamo infatti creare un ecosistema che sia sostenibile e che non dipenda dalle mutazioni che possono avvenire sul mercato».
«L’idea che c’è dietro alle Cer è che molti, non avendo costi per partecipare, non vorranno nulla indietro ma – la chiosa di Migliozzi – vorranno solo vedere il territorio efficientato e migliorato. L’esempio è proprio quello di Bora spa, che si è iscritta non per ricevere parte della tariffa premio, ma per far sì che il territorio capisca quanto è importante questo strumento. Ricordiamo infatti che la comunità è un’associazione senza scopo di lucro perciò non deve diventare un’attività commerciale».
Il convegno è stato il primo di una serie di appuntamenti volti all’informazione e alla formazione dei cittadini che vorranno valutare quest’opportunità energetico-ambientale.

Lucia Giandomenico

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