L’abitudine di ritrovarsi tra vecchi amici per fare un pranzo sociale in allegria, di solito non è questa grande notizia. Quello che si è tenuto sabato scorso, a Porto San Giorgio, presso il centro ricreativo “Don Bosco”, merita invece di essere raccontato. Merita perché testimonia, semmai ce ne fosse bisogno, di cosa è capace di realizzare il legame fraterno che si crea e si consolida nel tempo, tra chi indossa una divisa come quella dell’Arma dei Carabinieri. I commensali, infatti, erano una ventina di persone (erano previsti 28 commensali, ma purtroppo qualcuno ha dovuto rinunciare per imprevisti del mestiere), tutti appartenenti all’Arma in servizio o in congedo, che nel decennio tra il 1990 e il 2000 avevano prestato servizio alla Stazione Carabinieri di Porto San Giorgio.
Sissignori, gente che ha svolto servizio a Porto San Giorgio trent’anni or sono, quindi non un semplice lavoro, piuttosto “una missione”. Gente che ha vissuto a Porto San Giorgio in maniera attiva, dedicando la propria esistenza alla collettività; è gente che ha vissuto momenti di gioia e di dolore, momenti ordinari e momenti straordinari, attimi di tensione e di cordialità, perché il loro scopo era esclusivamente quello di “produrre sicurezza” a beneficio della bella cittadina rivierasca dove erano stati assegnati.
I loro nomi sono Raffaele, Gaetano A., Angelo C., Massimino, Nicola, Benedetto, Emilio, Franco, Giuseppe M., Paolo, Michele, Prisco, Donato, Sandro, Antonello, Marino, Angelo M., Carmine F., Carmine S., Giuseppe O. e poi ancora Gesualdo, Gherardo, Antonio, Massimo, Massimiliano, Potito, Ruggiero, Gaetano L., tutti giovani Carabinieri (negli anni ’90) magistralmente condotti dal maresciallo Raffaele Miragliotta «un uomo che ha sempre comandato la Stazione – rimarcano tra i presenti – con l’esempio e che tutti conservano nel cuore con sentimenti di stima e gratitudine. Si, perché il merito è anche suo se oggi, a distanza di trent’anni, qualcuno dei suoi ragazzi (in quiescenza o in servizio) parte da Brescia, da Roma, da Ascoli Piceno, Civitanova Marche, Termoli, Nuoro, Chieti, Pescara, Rieti, San Benedetto del Tronto, Ortona, o Bari, per ritrovarsi con chi ancora vive o lavora nel Fermano, per fare un pranzo tutti insieme. E non è importante quello che si mangia perché il nutrimento è per lo spirito, ed è dato dal ritrovare vecchi amici, dai bei ricordi, dagli affetti, dalla gioia di poter rivivere momenti vissuti trent’anni fa con indosso la divisa con la banda rossa sui pantaloni e con il lampeggiante blu sul tetto del Pulmino Fiat 900.
Questa è l’Arma dei Carabinieri, questi sono gli uomini dell’Arma: semplicità, onestà, spirito di corpo, amicizia perenne, ma anche devozione sincera verso la collettività a noi affidata, attraverso – aggiungono – un servizio svolto con passione. Siamo certi che molti di voi, leggendo quei nomi, ricorderanno il volto di “quel” carabiniere che “quel” giorno lo ha protetto da qualche ingiustizia o redarguito per qualche piccola marachella».
Parlando con uno di questi “ragazzi” si è scoperto che di occasioni come quella di sabato scorso ne seguiranno altre. La speranza è quella di poter ritrovare anche i più “anziani”, ancora “dispersi” dal tempo, per poter allargare i ricordi e poter ringiovanire ancora una volta tutti insieme.















