Simone Milani

 

di Alessandro Luzi

«Faccio fatica a pagare le bollette. Vorrei una risposta dai servizi sociali. Non riesco nemmeno a pagare 40 euro per l’affitto dell’appartamento della casa popolare in cui vivo attualmente. Mangio un pasto al giorno perché di più non posso permettermi. Vivo soltanto con qualche risparmio accumulato negli anni e con 344 euro che arrivano dal Comune». No, non è l’incipit di “A Christmas Carol”: il noto romanzo di Charles Dickens in cui lo scrittore racconta l’Inghilterra dell’Ottocento. È la condizione in cui vive attualmente Simone Milani, 50enne residente a Porto San Giorgio. La sua storia, raccontata a Cronache Fermane, parte nel 2018, da quando alla mamma viene diagnosticata una patologia. Da lì i soldi della famiglia iniziano a scarseggiare e i problemi economici si susseguono.

«Quando siamo venuti a conoscenza della patologia ci siamo rivolti ai servizi sociali del Comune – ha affermato Simone -. Noi eravamo disposti a suddividere le spese con l’ente per avere una persona in grado di accudire mia mamma. La pratica è partita nel 2019. Iniziano le prime indagini, dei funzionari vengono a vedere la situazione in cui versava il nostro appartamento. Dopodiché l’abbiamo convinta a entrare in una casa di riposo per anziani. La sua pensione va agli avvocati di sostegno e, intanto, le spese di mantenimento iniziano a gravare sul conto familiare».

Di punto in bianco una brutta sorpresa bussa alla porta di casa Milani. «Senza alcun preavviso, un giorno suonano al campanello gli operatori dei servizi sociali, le forze dell’ordine, gli avvocati di sostegno ed i sanitari del 118 – ha raccontato Simone -. Hanno prelevato mio padre, affetto da demenza senile, per portarlo nella casa di riposo e fare compagnia a mia madre. In realtà, a mio avviso, non c’era alcun motivo per allontanarlo dalla nostra abitazione. È entrato nell’ambulanza in lacrime. Poi la sua malattia si è aggravata drasticamente e, dopo alcune complicazioni, è venuto a mancare». Intanto la situazione economica inizia a deteriorarsi. Difficoltà a pagare le imposte, lavori occasionali e gli aiuti che arrivano dal Comune non bastano. «Una volta, addirittura, mi hanno staccato l’acqua perché non avevo pagato una bolletta – ha dichiarato Simone -. Poi per fortuna è intervenuta la Caritas e il servizio è stato ripristinato. Nel 2020 ho ottenuto gli aiuti legati alla pandemia. Ho ricevuto 200 euro in buoni, dei pacchi di alimentari e anche un compenso mensile di 344 euro che incasso tutt’ora. Ovviamente tutto ciò non bastava per arrivare a fine mese quindi mi arrangiavo con qualche lavoretto occasionale».

A detta di Simone, a risollevare appena la situazione è stato il reddito di cittadinanza. «Arrivavo a guadagnare circa mille euro al mese. Non era molto ma sufficiente per andare avanti. Il 16 ottobre è scaduto e per via della nuova normativa nazionale non posso più beneficiarne». Ecco allora che le casse del sangiorgese sono tornate a svuotarsi ed è scivolato di nuovo tra conti in rosso, bollette e difficoltà anche a reperire gli alimenti. «Dal Comune mi hanno risposto che più di 344 euro non possono darmi. Questa cifra già di per sé è una miseria, figuriamoci con i prezzi di oggi. Il 6 dicembre ho presentato la domanda per ricevere l’Assegno di inclusione. Spero di ottenerlo altrimenti non so più cosa fare».

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