(foto Cristiano Ninonà)

di Sandro Renzi

Due nuovi ricorsi al Tar sono stati promossi dalla società Marina rispettivamente contro i canoni demaniali 2022 e 2023. L’Amministrazione Vesprini, nell’ultima giunta dello scorso anno, ha deciso di resistere conferendo ad un avvocato del foro di Bologna l’incarico di difendere l’ente. Per la società Marina i ricorsi sono un atto dovuto dal momento che i gestori contestano da sempre il quantum del canone ritenuto troppo elevato.

Basti pensare che dei 970 mila euro di canoni non pagati, motivo per il quale il Comune aveva disposto la decadenza della concessione (atto contro il quale la società ha fatto ricorso ed ottenuto la sospensiva), la società ritiene di doverne versare all’incirca un terzo. L’obiettivo dei gestori del porto turistico che hanno promosso questa nuova azione legale è quello di ottenere l’annullamento, previa sospensiva, dei canoni concessori sul porto annualità 2022 e 2023.

Gran parte dei motivi, oltre ad avversare l’applicazione della maggiorazione del 25,15% sul canone concessorio, stabilita con decreto del Ministero delle Infrastrutture n.321 del 2022, ripropongono le solite questioni di fatto e di diritto oggi confutate, quand’anche nella fase di cautelare, dall’ordinanza del Tar Ancona n.259 del 26.10.2023 in “punto di “fumus” (sul merito)” si legge nella delibera di giunta.

Per l’esecutivo di centrodestra infatti le precedenti sentenze “di questo Tribunale nn.832/2018, 29/2019 e 86/2019 (passate in giudicato per avvenuta conferma in appello), non sembrano interpretabili come pretende parte ricorrente ovvero che abbiano voluto completamente escludere le opere “di difficile rimozione” dal calcolo del canone, ma soltanto dai criteri di calcolo commisurati al valore di mercato“. Quindi le opere di cui sopra non possono essere scorporate dal calcolo dei canoni né, sempre secondo la giunta, le aree occupate dalle sabbie dragate. Forte di queste valutazioni e delle sentenze, il Comune ha quindi optato per opporsi al ricorso.

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