di Sandro Renzi

I lavori sul lungomare sud di Porto San Giorgio si arricchiscono di una nuova puntata. Nel mirino ancora le tamerici. La Regione Marche, per conto del settore forestazione e politiche faunistico venatorie, non sembra lasciare molte alternative al filare sul lungomare. E’ quanto emerge all’esito di un sopralluogo effettuato lo scorso martedì. A sollevare la questione le proteste del comitato degli ambientalisti  che aveva richiesto alla Regione Marche di rendere monumentale il filare della tamerici. Ora arriva la risposta da Ancona. «Da parte nostra è stata fatta una relazione e lo scorso martedì è stato fatto un sopralluogo congiunto con un funzionario regionale, Carabinieri Forestale e rappresentati del comitato – spiega il sindaco Valerio Vesprini – alla fine è stato deciso di respingere la richiesta del Comitato e dalla relazione emerge che molte piante sono a fine vita, tanto che rispetto a quanto era stato detto dal nostro agronomo, la situazione apparirebbe ancora più grave».

Sono cinque le motivazioni per le quali il filare non può essere inserito nell’elenco delle Fvm. «Necrosi, infezioni fungine, rigonfiamenti, cavità, carpofori, carie, in generale difetti del fusto e della chioma – spiega l’assessore all’ambiente, Fabio Senzacqua – sono solo alcune delle criticità rilevate dai funzionari regionali. Sono dunque a fine vita le tamerici». In maggioranza se ne è discusso ieri, ed ora si sta riflettendo anche sulla opportunità di spostarle visti i costi di un espianto e successiva  ripiantumazione ad est.  «Forse è il caso di mettere piante nuove -prosegue Senzacqua- il filare iniziava originariamente da via Solferino e circa un terzo delle tamerici è stato già rimosso dalle precedenti amministrazioni, segno che erano già malate o secche». La palla passa ora alla politica. Sullo spostamento nessun dubbio, via lo spartitraffico, sulla opportunità di  rimettere le stesse piante la maggioranza di centrodestra si interroga. «Queste piante sono pericolose anche se restano lì – aggiunge il vicesindaco con delega all’ambiente – ed il parere ottenuto è ancora più duro di quello che avevamo prodotto noi».

 

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