Costerà caro ad un cittadino sangiorgese essere caduto a terra dopo aver inciampato su quella che è stata definita una «normale morfologia delle betonelle» di cui è composto il marciapiede sul lungomare Gramsci. Dovrà infatti sborsare ben 18 mila euro al Comune dopo una lunga vicenda giudiziaria che aveva visto l’ente di via Veneto soccombere in prima battuta nel 2017 in forza di una sentenza del giudice di pace di Fermo.

I fatti risalgono addirittura al 2013. Un cittadino, durante una passeggiata di prima mattina, cade rovinosamente a terra a causa di una buca sul lungomare. Quanto basta per chiedere un risarcimento danni al Comune. L’Ufficio legale dell’ente avviava quindi l’istruttoria e, non trovando alcuna buca, ma «soltanto la naturale morfologia delle betonelle di cui il marciapiede si compone, respinge la pretesa, tenuto anche conto dell’ampia visibilità dei luoghi». Si passa allora di fronte al giudice di pace che nel 2017 accoglie le istanze del privato e condanna il Comune rivierasco al pagamento di 7 mila euro tra risarcimento e spese legali. Il Comune però non ci sta e pur disponendo il pagamento a favore del privato presenta contestualmente appello, tramite l’avv. Giugni, contro la sentenza al Tribunale di Fermo che gli dà ragione riformando il provvedimento e condannando questa volta il cittadino a restituire il risarcimento ricevuto (comprese le spese del suo avvocato) e le spese di soccombenza di primo e secondo grado. In definitiva un credito per il Comune di circa 12 mila euro. Nel frattempo sono passati 4 anni.

«In estrema sintesi, l’ovvio principio, confermato dalla decisione del Tribunale di Fermo era il seguente: “..La visibilità della buca – per la coeva luminosità naturale dello stato dei luoghi – può far degradare la buca medesima a semplice occasione dell’evento, da imputarsi causalmente al distratto pedone”. In tema di danni personali derivanti da cose in custodia e subiti in esito ad una caduta, il danneggiato non è tenuto ad essere risarcito dal custode qualora l’evento dipenda da una sua distrazione, da una sua imprudenza ovvero da una situazione di pericolo prevedibile, rispetto alla quale il pedone avrebbe dovuto tenere la massima attenzione» fa sapere l’avv. Carlo Popolizio dirigente del Comune di Porto San Giorgio. La sentenza non è stata impugnata e quindi è passata in giudicato.

A quel punto, però, il Comune si era visto costretto ad iniziare la procedura esecutiva non avendo ricevuto i soldi dovuti dal privato. Ed ecco un nuovo colpo di scena in questa annosa vicenda. La controparte decide di opporsi all’esecuzione trascinando nuovamente in Tribunale il Comune. Pochi giorni fa è arrivata la sentenza che dà ragione ancora al Comune e condanna il cittadino al pagamento di 12 mila euro oltre interessi e spese di procedura esecutiva a cui si aggiungono circa altri 5 mila euro come spese di soccombenza dell’ulteriore giudizio promosso.

Sandro Renzi

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