Romano Montagnoli

di Sandro Renzi

Aspettavano un segnale dal CdM di ieri, l’ultimo prima della pausa estiva, ma da Roma non è arrivata alcuna buona notizia per i balneari che dunque confermano l’annunciata manifestazione di protesta per domani mattina, quando gli ombrelloni apriranno alle 9.30. Stato di agitazione deciso dal sindacato Fiba-Sib dopo ben 14 anni di rinvii e dispute anche legali. Il tema, arcinoto, è quello della Bolkestein e della messa a gara delle concessioni demaniali. Posticipato di anno in anno.

Nella provincia di Fermo si registra una buona adesione alla protesta che ha prima di tutto un valore simbolico. Più del 50% dei concessionari di Lido di Fermo e Porto San Giorgio terrà chiusi gli ombrelloni fino alle 9.30 «per non creare disagi alla clientela» spiega Romano Montagnoli, presidente regionale del Sib. Percentuali simili a Civitanova Marche. Qualcosa, ma il condizionale è d’obbligo, potrebbe muoversi in una delle prossime riunioni del Consiglio dei Ministri, a valle delle interlocuzioni in atto con la Commissione Europea. Si attende, infatti, il provvedimento di riordino delle concessioni demaniali ad uso turistico-ricreativo, al fine di stabilire un quadro giuridico certo per gli operatori e per le Amministrazioni locali. Ieri pomeriggio il ministro per gli Affari europei, il Sud, la Coesione e il Pnrr, Raffaele Fitto, rispondendo a una domanda sull’annunciata protesta dei balneari si è limitato a dire che «c’è un confronto sul parere motivato della Commissione Europea che va avanti, con le sue complessità».

Rassicurazioni o annunci che non bastano per placare gli animi degli operatori. Sono circa 90 le concessioni lungo la spiaggia fermana e sangiorgese, poco più di 80 gli operatori e le famiglie che vivono di questa attività. E con loro decine di lavoratori stagionali. «Abbiamo una buona adesione -prosegue Montagnoli- si tratta ovviamente di una protesta simbolica che vuole dare un segnale forte al Governo. La risonanza mediatica c’è stata, tanto che della protesta se n’è parlato anche all’estero, ora vogliamo che sia la politica italiana ad accorgersi delle difficoltà in cui ci muoviamo da anni». Dove è mancata la politica sono intervenuti i tribunali e, salvo miracoli, entro fine anno le gare per mettere a bando le concessioni dovranno partire. Sono almeno una sessantina i Comuni che le hanno già fatte in Italia muovendosi però in ordine sparso. «Chiediamo garanzie sul nostro futuro – dice ancora il delegato del Sib per le Marche- basterebbe riprendere il decreto Draghi che prevedeva ad esempio una sorta di prelazione per chi dimostri che l’attività economica prevalente negli ultimi cinque anni è stata quella legata alla gestione di uno stabilimento. E poi c’è bisogno di un quadro normativo certo e chiaro entro cui possiamo muoverci noi operatori e i Comuni chiamati a fare i bandi. Il rischio? E’ che si possano riversare sugli enti locali tanti ricorsi da paralizzarne l’attività».

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