«Le colpe dei padri (a margine della tentata strage di Modena)»

Giuseppe Fedeli

“Abbiamo visto l’auto arrivare, puntava il marciapiede. Ha fatto un’accelerazione improvvisa. Andava almeno a cento all’ora, abbiamo visto le persone volare”. È il racconto di testimoni a quanto successo nel pomeriggio del 16 maggio a Modena, via Emilia Centro, dove un’auto ha investito una decina di pedoni. Poi l’automobilista ha anche accoltellato un passante, prima di essere fermato dalla polizia. Sono quattro i feriti gravi. 

Ancora una volta, si è trasformato il dolore di una comunità in un bieco espediente propagandistico da parte di chi, da un lato, anziché contribuire a ricostruire fiducia e coesione, ha scelto di alimentare paura, rabbia e odio sociale, pur di inseguire un like: dall’altro, anziché compiere una lucida analisi della realtà, ha belato nel gregge, prendendosela, more solito, con la società. Straordinario il lavoro compiuto dai soccorritori, dal personale sanitario, dalle forze dell’ordine e dai cittadini, che hanno reagito con lucidità e civismo; un encomio a chi ha inseguito l’autore della strage, rischiando la vita. A quelle donne e a quegli uomini delle forze dell’ordine, del sistema sanitario di emergenza e urgenza, che in pochi minuti hanno salvato vite con coraggio e professionalità, dobbiamo rispetto e gratitudine. Purtroppo, ai discorsi istituzionali si sono alternati “slogan” per rinfocolare rabbia e tensioni nelle piazze reali e virtuali. Si è così passati dal “fuori tutti gli irregolari!”, al più stucchevole pietismo buonista.  

Ora: mancano oltre 4.000 operatori nei servizi dedicati al settore della salute mentale, in cui si investe appena il 3% del Fondo sanitario nazionale, mentre la media europea è circa il doppio e Paesi come Francia e Germania investono quasi quattro volte tanto.  Nella ordinanza del Gip si afferma chiaramente che, allo stato attuale, non vi sono elementi né per ritenere l’imputato incapace di intendere e di volere, né per escludere che il gesto sia riconducibile al suo disturbo schizoide. Si escludono inoltre, al momento, sia la premeditazione sia la matrice terroristica. E si sottolinea che le ragioni del gesto non sono ancora state accertate. Che la Giustizia faccia il suo corso. E se alle istituzioni e ai cittadini modenesi, feriti e sconvolti, ma capaci di reagire con dignità e responsabilità, dobbiamo una politica all’altezza del loro dolore e della loro domanda di sicurezza e serenità, non chiediamoci, in questo momento di costernazione, chi ha dato il la a questo vortice di caos, generatore di violenza, ansie ingestibili, paura di uscire di casa. Ognuno interpelli la sua coscienza: la responsabilità individuale resta ed è giusto che venga sanzionata. Ma una società di solitudine e abbandono, emarginazione e scarto, nutrita di politiche migratorie più che discutibili, non può gridare allo scandalo, se poi hanno luogo esplosioni di rabbia incontrollata. La verità è che stiamo pagando anni di desertificazione sociale, che portano al nichilismo, e all’autismo di ritorno. Quartieri senza presidii culturali, scuole alla deriva, servizi psicologici insufficienti, lavoro sempre più povero. In questo vuoto prosperano paura, aggressività e disperazione. E allora forse la domanda non è soltanto come fermare il prossimo gesto folle. La domanda è come costruire una società di ascolto e inclusione (anche se il termine si presta a una ambivalenza di fondo), ma che sia anche in grado di emanare leggi giuste, e di farle rispettare. 

Ed è ora di chiamare le cose col loro nome. Perché, sfuggendo alla “verità”, si rischia di girare all’infinito intorno alla coda. 

Giuseppe Fedeli 

PS

Mi sia consentita una ultima considerazione: a prevenire, se mai fosse possibile, una simile esplosione di follia e violenza cieca, c’è sempre una strada per sloggiare da questo Paese, che più male in arnese di così non si può: schizoide o meno che sia chi guidava quell’auto impazzita, in un pomeriggio tranquillo e in una città, dove poteva trovarsi chiunque.


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