Riceviamo da Alessandro Marchetti, che si firma come portavoce della Comunità di Rubbiano, e pubblichiamo:
«Spettabile Redazione di Cronache Fermane, leggo con un misto di stupore e ironia l’affondo del gruppo di minoranza “Uniti per Montefortino”, guidato dall’ex sindaco Domenico Ciaffaroni, riguardo alla disattivazione dei commenti sulla pagina social del Comune. Sentir parlare questa opposizione di “insulto alla democrazia”, “atto di debolezza” e “censura del dissenso legittimo” fa sinceramente sorridere, soprattutto se si ha un minimo di memoria storica. Viene da chiedersi: da che pulpito viene la predica?
I cittadini di Montefortino ricordano benissimo come veniva gestita la pagina Facebook istituzionale sotto la passata amministrazione Ciaffaroni. All’epoca non si spegnevano semplicemente i commenti: si faceva di peggio. Venivano bloccate e oscurate centinaia di persone “colpevoli” solo di porre domande scomode o di esprimere contrarietà rispetto alle scelte del sindaco.
Il caso più eclatante, che i residenti ricordano ancora molto bene, ha riguardato la frazione di Rubbiano: un’intera comunità di fatto “bannata” e silenziata in blocco solo perché rea di intervenire in risposta ai post per chiedere chiarimenti e far valere le proprie ragioni. Con la gestione Ciaffaroni il dialogo non è mai esistito; esisteva solo il monologo, supportato da una censura sistematica di chiunque non fosse allineato. Che oggi proprio lui si eleva a paladino della libertà d’espressione è un paradosso grottesco. Proprio per questo, ritengo che l’attuale amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giampiero Lattanzi, non debba assolutamente sottovalutare questa persona. Ciaffaroni sta cercando di ricostruirsi una verginità politica ribaltando la realtà dei fatti. È necessario che il sindaco Lattanzi e la sua giunta rispondano a tono, punto su punto, a tutte le falsità che vengono propagate da questa minoranza. Il silenzio o l’indifferenza rischiano di far passare per verità storiche quelle che sono solo colossali ipocrisie. Prima di dare lezioni di democrazia digitale, Ciaffaroni farebbe bene a guardare al proprio passato, e l’amministrazione Lattanzi ha il dovere di ricordarglielo pubblicamente».
















