«Finalmente l’amministrazione comunale esce dal palazzo ed è costretta a confrontarsi coi cittadini. Il comitato dei residenti di Lido Tre Archi ha chiamato gli amministratori per sollevare le criticità del quartiere, presente anche la minoranza in consiglio con Angelica Malvatani, Fabrizio Girotti, Federico Spagnoli e Nicola Pascucci. All’ordine del giorno c’era la questione della comunità Rom accampata in un’area privata, accusata da alcuni intervenuti di aver danneggiato panchine e di lasciare rifiuti e degrado nella zona, insieme ad altre segnalazioni relative a cattivi odori e immondizia fuori dai cassonetti. In generale si lamenta un senso di abbandono diffuso che dura però da anni».
«Il sindaco Scarfini ha risposto ai cittadini ricordando più volte che la sua amministrazione è in carica da soli quaranta giorni, definendo le questioni sollevate “piccole” e sostenendo che sarebbe bastata una telefonata anziché un’assemblea pubblica. Ha inoltre rivendicato come proprio merito il “Bando periferie”, vinto dal Comune di Fermo nel 2018, che ha inciso concretamente sul tessuto sociale e urbano di Lido Tre Archi. Sulla presenza del piccolo insediamento Rom, che Scarfini ha definito “nomadismo”, il sindaco ha parlato di una questione complessa che richiede tempo, intanto è comparso per l’occasione un cartello di divieto di sosta nei pressi dell’insediamento».
«C’è da sottolineare che l’amministrazione Scarfini non è in carica da quaranta giorni, ma da undici anni e quaranta giorni, il vice sindaco Torresi è assessore alla Polizia municipale da anni, il sindaco Scarfini era al bilancio, c’era l’assessore Di Felice. Durante la campagna elettorale il sindaco ha rivendicato più volte la continuità con le precedenti amministrazioni Calcinaro, chiedendo voti proprio in nome di questa continuità, tanto da confermare quasi integralmente la squadra degli assessori. Rivendicare oggi come merito personale il “Bando periferie” del 2018, richiamandosi però ai soli quaranta giorni di mandato per sfuggire alle responsabilità, è una evidente contraddizione. Di altre difficoltà del quartiere gli amministratori di oggi non sanno, chiedono di poter approfondire, dopo anni di silenzio».
«Il termine “nomadi” è impreciso e stigmatizzante, perché veicola uno stereotipo: la maggior parte delle persone Rom e Sinti è stanziale da moltissimo tempo. Esiste un termine preciso per descrivere l’uso stereotipato e discriminatorio nei confronti di queste comunità: antiziganismo. Le comunità Rom e Sinti sono state tra le più perseguitate durante il nazismo, e la memoria di quello sterminio merita rispetto, non stereotipi».
«Il vero problema è l’assenza di politiche di inclusione. La presenza di disagio nelle comunità Rom e Sinti nasce dalla mancanza di politiche di uguaglianza, inclusione e partecipazione, che le lascia ai margini della società in condizioni di esclusione e povertà. L’Unione Europea richiede da decenni politiche di inclusione. In Italia è stata elaborata la Strategia Nazionale di uguaglianza, inclusione e partecipazione di Rom e Sinti 2021-2030, mai realmente attuata dagli organi statali, né dalla Regione Marche, né dal Comune di Fermo — a differenza di quanto fatto da altre regioni come Emilia-Romagna, Toscana e Lazio, che hanno adottato specifiche politiche in materia. A Lido Tre Archi c’è un progetto della Prefettura gestito da validissime cooperative che andrebbero coinvolte nella gestione delle difficoltà e nella costruzione di una possibile soluzione».
«Il “decoro urbano” non è una risposta. Una delibera sul decoro urbano non risolve il problema della mancata inclusione delle comunità Rom e Sinti. Ci si chiede perché il sindaco non abbia rilevato agli organizzatori dell’assemblea l’assenza, tra i presenti, di rappresentanti della stessa comunità Rom. Ascoltare la loro voce sarebbe stato ben più utile delle giustificazioni del sindaco sui “quaranta giorni” di mandato. Le persone Rom e Sinti non sono oggetti da spostare altrove, ma persone con diritti e dignità da rispettare, e con una voce che merita di essere ascoltata. Esattamente come i residenti di Lido Tre Archi».
«Una metafora dell’amministrazione Scarfini sono le 65 telecamere installate sui cassonetti dei rifiuti, come ci ha raccontato l’assessore Torresi, tutte perfettamente funzionanti ma nessuna che riesce ad inquadrare la targa di chi abbandona i rifiuti fuori dai bidoni: assolutamente inutile».














