
È stato un confronto ricco di contenuti scientifici, ma anche di riflessioni sul ruolo che ciascuno può svolgere nella tutela dell’ambiente marino, l’appuntamento di Pedaso di “Un Mare di Scienza”, promosso dalla Compagnia delle Opere Marche Sud che si inserisce nella Strategia Territoriale Urbana “Soft Blue Fermano. Un Mare di attrattori per un waterfront comune“, cofinanziata dal Pr Fesr Marche 2021-2027, di cui il Comune di Fermo è Autorità Urbana capofila insieme ai Comuni dell’Area Urbana di Altidona, Campofilone, Pedaso, Porto San Giorgio e Porto Sant’Elpidio. L’iniziativa accompagna il percorso di costruzione della destinazione “Costa dei Borghi – Riviera Fermana”, valorizzando, attraverso il linguaggio della divulgazione e del confronto pubblico, i temi della rigenerazione urbana e ambientale, della sostenibilità, dell’inclusione sociale, dell’innovazione e della qualità della vita.
Moderato dal giornalista di Qn Economia Vittorio Bellagamba, l’incontro “Il mare racconta. Biodiversità, microplastiche e salute: cosa ci dice la scienza sul futuro della nostra costa” ha visto protagonisti Martina Capriotti, biologa marina e ricercatrice dell’Università di Camerino nonché National Geographic Explorer, e Francesco Fatone, professore ordinario di Ingegneria chimico-ambientale all’Università Politecnica delle Marche e Visiting Professor all’Imperial College di Londra.
Durante il dibattito, Martina Capriotti ha illustrato il profondo cambiamento che sta interessando gli ecosistemi marini, spiegando come sia importante l’impatto delle attività umane: «Dobbiamo pensare che l’inquinamento marino coinvolge ognuno di noi e dipende dalle scelte che ognuno di noi fa nel quotidiano; siamo noi nel momento in cui ci troviamo in un supermercato e scegliamo un prodotto invece di un altro a incidere sulla quantità di rifiuti che generiamo o di microplastiche che si riversano in mare. E ricordiamo che questo inquinamento non è unidirezionale, torna a noi che usufruiamo di tante risorse marine come il cibo che mangiamo o l’aria che respiriamo».
In questo contesto, la Dottoressa Capriotti ha sottolineato l’impegno della marineria sambenedettese, che Papa Francesco lodò già nel 2019 dopo averli incontrati e aver parlato con loro del progetto “A pesca di plastica”, ricordando che avevano recuperato diverse tonnellate di plastica: «In generale, i pescatori sono dei profondi conoscitori dell’ambiente marino e sono i primi testimoni di un mare in trasformazione. Possono essere custodi del mare, come lo è stato per i pescatori sambenedettesi impegnati nel progetto europeo CleanSea Life – A pesca di plastica, sulla raccolta e monitoraggio dei rifiuti marini, attività di primaria importanza per capire l’evoluzione del problema, che interessa tutto il pianeta».
L’incontro ha confermato come il mare rappresenti non soltanto un patrimonio naturale da preservare, ma anche una straordinaria occasione di crescita culturale, scientifica e civile. Un messaggio pienamente in sintonia con gli obiettivi di “Un Mare di Scienza”, che continua a promuovere il dialogo tra ricerca e società, contribuendo a diffondere una cultura della sostenibilità capace di coinvolgere istituzioni, imprese e cittadini.














