Lo studio Unicam sul bacino del fiume Ambro mette sul chi va là” le Comunanze agrarie che temono una captazione idrica. Ma sulla questione arrivano le rassicurazioni, incontrovertibili, del presidente della Ciip spa, Marco Perosa: «Nessuna nuova captazione. Gli studi e le ricerche costanti servono per conoscere il territorio e farci trovare preparati di fronte alle crisi idriche». Dunque dubbi e illazioni spazzati via, stroncati sul nascere.
Ma facciamo un passo indietro, risalendo all’origine delle inquietudini. Le Comunanze agrarie di Piedivalle, Rubbiano, Valle Capovalle e Vetice di Montefortino si sono riunite lo scorso 31 luglio a Montefortino, presso la sala del consiglio comunale, allertate dall’incarico che la Ciip ha conferito all’Università di Camerino per la verifica delle disponibilità idriche presenti nel bacino del fiume Ambro.
La preoccupazione che serpeggiava (a questo punto l’imperfetto è d’obbligo) è che tale incarico preludesse ad un nuovo progetto di captazione. Nel corso della riunione c’è stato anche chi ha ricordato che «un precedente tentativo (negli anni ’70/’80) fu bocciato a furor di popolo (oltre 20.000 firme raccolte presso il Santuario dell’Ambro)». Rispolverato anche il «procedimento giudiziario presso il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche promosso dalla Comunanza Agraria di Vetice contro il Ciip ed il Comune di Montefortino».
Nel corso della riunione, dalle Comunanze agrarie c’è stato anche chi ha ricordato che «anche l’alta valle del Tenna, a monte delle gole dell’Infernaccio, è interessata da un provvedimento di captazione in quanto è presente da anni il prelievo dalle sorgenti del Tenna ad opera della società Tennacola. Oltre alle evidenti conseguenze ambientali causata dalla captazione vi sono sempre più problemi di accesso e transito».
All’incontro ha partecipato, oltre ai rappresentanti delle Comunanze promotrici dell’incontro, Lando Siliquini, ex sindaco di Montefortino e presidente dell’Ato negli anni 2002/2007. Sulla scia «dell’attenzione continua dedicata all’argomento insieme al Comitato per la Difesa del Tenna, Lando Siliquini ha scoperto e divulgato questa nuova iniziativa della Ciip, partita nell’aprile scorso, di cui nessuno degli enti e rappresentati interessati – si legge nella nota delle Comunanze agricole – si è preoccupato di portare a conoscenza e partecipazione la popolazione».
Lo stesso Siliquini, sempre stando a quanto riferiscono dalle Comunanze, oltre a ripercorrere le tappe e gli eventi che negli anni ’80 hanno spinto la Regione Marche a revocare il progetto di captazione, avrebbe anche illustrato le competenze che la legge 168/17 conferisce alle Comunanze Agrarie in materia di corpi idrici. In particolare è stato evidenziato come tale legge, operando il riconoscimento costituzionale delle Comunanze Agrarie, attribuisce ad esse personalità giuridica riconoscendo loro autonomia statutaria e gestionale. L’operata classificazione dei “corpi idrici” quali beni collettivi costituenti il demanio civico rende illegittima qualsiasi operazione su di essi senza la prevista preventiva autorizzazione al cambio di destinazione d’uso del bene. All’incontro sono intervenuti anche cittadini di Montefortino che hanno messo in evidenza come «le captazioni presenti in tutto il territorio montano oltre alla trasformazione ambientale e paesaggistica sottraggono risorse all’area montana a vantaggio della zona collinare e litorale senza nulla restituire a ristoro».
«Si è avuta notizia che il consigliere regionale Fabrizio Cesetti ha presentato richiesta di “accesso agli atti” al fine di conoscere le reali finalità dell’incarico conferito. Dall’incontro conclusosi attorno alle ore 23 è emersa l’opportunità di costituire un comitato ad hoc – concludono dalle Comunanze – con il coinvolgimento di cittadini, amministratori locali, politici regionali e nazionali al fine di evitare la realizzazione di programmi che nulla hanno a che vedere con il soddisfacimento dei bisogni delle popolazioni locali. Si è ritenuta, infine, opportuna anche una futura azione mirata allo sviluppo socio economico della zona montana».
Insomma una situazione in evoluzione, forse lecito anche dire in fibrillazione. Ma a fugare ogni dubbio o sospetto arrivano le parole chiarificatrici del presidente Ciip, Marco Perosa, contattato dalla nostra redazione per avere delucidazioni al riguardo. E le parole del vertice Ciip non lasciano margini di interpretazione. «Nessuna nuova captazione! Studi (come quello legate all’incarico affidato all’Unicam, ndr) e ricerche costanti, sì, ma per conoscere il territorio e farci trovare preparati di fronte alle crisi idriche».
In merito alle preoccupazioni espresse dalle Comunanze Agrarie di Piedivalle, Rubbiano, Valle Capovalle e Vetice di Montefortino, il presidente della Ciip spa smentisce, dunque, ogni ipotesi di ricerca finalizzata a nuove captazioni e precisa le reali finalità dell’incarico affidato all’Università di Camerino su proposta della Scuola di Scienze e Tecnologie: «Uno studio esclusivamente finalizzato alla comprensione dello stato dei luoghi in un’ottica di sostenibilità e di tutela ambientale.
«Oltre a ribadire che la Ciip non ha alcuna intenzione di effettuare nuove captazioni in quanto rispettosa dell’ambiente, delle zone parco e delle normative, vorrei evidenziare che la società svolge costantemente analisi, studi e ricerche sul territorio funzionali alla comprensione dello stato delle aree, compresa la presenza e l’individuazione di zone idonee ad invasi. È un’attività conoscitiva ordinaria e doverosa, che ci consente di arrivare preparati di fronte ad ogni eventualità e di fronteggiare le crisi idriche derivanti dai cambiamenti climatici. Ciò non significa che ci siano in essere azioni funzionali a nuove captazioni. Oggi la Ciip è impegnata a pieno regime con la digitalizzazione per la riduzione delle perdite idriche, attività che hanno dato grandi risultati a fronte di investimenti realizzati negli ultimi anni».
Ma entriamo nello specifico degli studi in questione: «Tali attività vengono svolte ormai da diversi anni e – ricorda Perosa – in diverse aree: sul bacino di Foce dove vengono condotti studi costanti fin dal 2005, così come, con regolarità, sui bacini di Pescara del Tronto e Capodacqua, dove vengono effettuati studi, aggiornamenti di mappe idrogeologiche e misurazioni. Ulteriori studi riguardano il Monte dell’Ascensione e i Monti della Laga. Si tratta di studi nei quali si misurano le strutture geologiche e si elaborano i dati dei bilanci idrici: è così che si costruisce la conoscenza necessaria a gestire responsabilmente la risorsa idrica. Lo studio – prosegue Perosa – si collega all’intervento realizzato per la potabilizzazione del lago di Gerosa che, come è stato chiaramente indicato fin dall’inizio, è un impianto di soccorso che verrà utilizzato esclusivamente in situazioni di emergenza. I nuovi impianti si affiancano ad altri impianti di soccorso già attivi, che concorrono nel loro insieme a definire una strategia unitaria di soccorso idrico per l’intero territorio delle province di Ascoli Piceno e Fermo».
Si è parlato anche di trasparenza: «Su questo fronte, la stessa Ciip ha già previsto una certificazione esterna sul rispetto dei parametri ambientali come il Deflusso Minimo Vitale (DMV) del Tenna ed i litri/secondo effettivamente prelevati; il tutto a garanzia dell’ambiente e delle comunità locali. La tutela dell’ambiente montano e il dialogo con le comunità – conclude Perosa – sono e resteranno il presupposto di ogni attività della Ciip. Siamo disponibili a incontrare le Comunanze Agrarie, le amministrazioni e i cittadini per illustrare nel dettaglio i contenuti e le finalità dello studio».
















