
Materie prime, carburanti, energia, costo del lavoro, adempimenti burocratici e difficoltà nel reperire personale qualificato stanno comprimendo la redditività delle aziende, costrette sempre più spesso ad assorbire gli incrementi senza poterli trasferire integralmente sul mercato.
«Le nostre imprese stanno affrontando una nuova stagione di rincari che si aggiunge alle difficoltà degli ultimi anni – osserva il Presidente di Cna Fermo, Emiliano Tomassini – il risultato è una costante riduzione dei margini, che rischia di compromettere la competitività e la capacità di investimento delle pmi. È necessario intervenire con misure concrete per contenere il costo dell’energia e dei carburanti, alleggerire il peso fiscale e burocratico e sostenere il ricambio generazionale».
A fotografare la situazione del comparto delle costruzioni è Loris Antolini, imprenditore di Monsampietro Morico e presidente di Cna Costruzioni Fermo: «Nel nostro settore il rincaro dei materiali è ormai strutturale. Solo il calcestruzzo è aumentato di circa il 20% e oggi arriva a 145 euro al metro cubo. È un materiale che deve essere utilizzato entro poche ore dalla produzione e questo ci obbliga a rifornirci esclusivamente da impianti vicini, senza poter cercare fornitori eventualmente più convenienti altrove. La stessa situazione riguarda gli asfalti. A questo si aggiunge il continuo aumento del costo del carburante, aggravato dalle dinamiche speculative che continuano a pesare sui prezzi. Un’altra criticità è rappresentata dalla difficoltà di reperire manodopera qualificata o giovani da formare, unita ad una crescente complessità organizzativa».
Anche il settore della lavorazione dei marmi e delle pietre naturali vive una fase particolarmente delicata, come racconta Micaela Cisbani, titolare della Petres di Fermo: «Abbiamo assistito a un aumento generalizzato dei costi, ma il caso del travertino è emblematico: materiale unico al mondo, arriva dalle cave di Tivoli, Rapolano e dell’Ascolano. Il prezzo è salito di oltre il 50% e nonostante questo non si riesce ad averlo di buona qualità, cioè sano perché il migliore è destinato a mercati esteri. Tasse, stipendi, bollette, adempimenti e tutti i costi fissi: ogni minuto di lavoro ci costa circa 2,60 euro, pari a oltre 1.250 euro al giorno e a circa 25 mila euro di uscite fisse ogni mese. Una piccola impresa come la nostra si trova ad affrontare gli stessi obblighi di una grande azienda, con un peso burocratico e fiscale che diventa sempre più difficile da sostenere».
Le ripercussioni dell’aumento dei costi non si fermano ai cancelli delle aziende, ma coinvolgono l’intero tessuto economico e sociale del territorio: «Negli ultimi anni il potere
d’acquisto dei pensionati si è ridotto di circa il 20% a causa dell’inflazione – sottolinea Luigi Silenzi, presidente di Cna Pensionati Fermo – Le pensioni sono rimaste sostanzialmente al palo, mentre il costo della vita è aumentato in maniera significativa. In molti rinunciano a spese importanti e si comprimono i consumi quotidiani. Se diminuisce la capacità di spesa dei cittadini, inevitabilmente ne risentono anche le imprese che operano sul territorio».
«Le imprese non chiedono assistenzialismo – conclude Tomassini – ma condizioni che consentano loro di competere ad armi pari. Ridurre il peso dei costi improduttivi, intervenire sul
caro carburanti, semplificare gli adempimenti e favorire l’ingresso di nuove professionalità rappresentano oggi priorità non più rinviabili».














