Riceviamo dal consigliere comunale di Fermo, Saturnino Di Ruscio (Servire Fermo), e pubblichiamo:
«L’allegata interrogazione prende lo spunto da un problema segnalato da un privato cittadino ma con riflessi più generali che investono il pubblico interesse e la collettività tutta. Aspetti tecnici, amministrativi, economici, politici e, in particolare, la condotta della pubblica amministrazione nel rispetto di quelle che sono le norme basilari da tenere nella gestione della “res pubblica”.
Parliamo del sig. (…) che, in epoca non sospetta, luglio 2022, venuto a conoscenza dell’intervento denominato “Completamento ciclovia Ete Vivo da Calderaro a Fonte Fallera” e dell’esistenza di uno studio di fattibilità che seguendo, a grosse linee, il tracciato dell’ex Ferrovia adriatico appennino, avrebbe attraversato la sua proprietà, in un’ottica di leale collaborazione e seppur in assenza di una qualsiasi comunicazione ufficiale, segnalava l’interferenza con la sua area privata, agricola-residenziale, proponendo tracciati alternativi. Parliamo di un privato cittadino che ha investito somme consistenti per realizzare la casa della propria vita, con piscina e parco circostante e che si vede realizzare un percorso ciclabile all’interno della corte, alla distanza di 10 metri dalla piscina. E’ vero che di fronte ad un evidente interesse pubblico il privato può essere chiamato ad un sacrificio, che deve essere compensato e che comunque non esime l’ente pubblico dal verificare l’esistenza di soluzioni alternative meno gravose per il privato e magari migliorative per l’intervento pubblico.
Ed è su questo punto che ruota tutta la questione. Il Comune di Fermo ha fatto tutto quello che era nel suo potere e dovere per approvare e realizzare il miglior progetto di ciclovia al costo economicamente più conveniente? Ha rispettato tutte le norme di legge ed in particolare l’art. 97 della Costituzione e la legge n. 241/1990 e s.m.i.? Ha rispettato il codice dei contratti in merito alla presenza obbligatoria nel PFTE dello Studio d’impatto ambientale contenente al punto e) dell’art.10 allegato 1.7 “la valutazione delle alternative”?
A parte la “latitanza” del Comune di Fermo di due anni e mezzo e, quando scrive, fine gennaio 2025, è per comunicare la necessità di fare rilievi tecnici sulla sua proprietà, invitandolo a sospendere i lavori già autorizzati ed in corso, ma quello che salta di più all’occhio è la totale assenza di considerazione rispetto a tutte le numerosissime e costose osservazioni, relazioni, progetti, ecc. che il sig. (…) ha inviato al Comune di Fermo, predisposte da noti tecnici ed avvocati, non solo per tutelare i suoi legittimi interessi, ma per migliorare il progetto predisposto dal Comune di Fermo e, da non sottovalutare, abbattere i costi a carico dell’ente. Progetto che prevede il passaggio al di sotto della sua abitazione, su un’area di sua proprietà, all’interno di una pineta, senza aggravio di costi per il Comune di Fermo ma con un drastico abbattimento degli stessi.
Tra i documenti citati nella interrogazione vi è quello dell’Architetto (…), uno dei massimi esperti della materia, che senza entrare nella questione privata, dopo aver precisato che trattasi di ciclovia regionale e non nazionale, con quello che ne consegue a livello normativo, individua ben sei criticità del progetto redatto dal Comune di Fermo che vanno dagli sbancamenti rilevanti che incidono negativamente sul paesaggio (elemento del paesaggio), oltre 3 metri, alla anomalia del tracciato, alla mancata integrazione nel paesaggio (essere paesaggio), alla “sostenibilità” assenza di tecniche di ingegneria naturalistica e calcolo della invarianza idraulica ed altre carenze progettuali, unite alla assenza di una valutazione delle alternative progettuali come previsto dalle norme vigenti. I tecnici (…) evidenziano i vantaggi specifici della variante per i seguenti motivi:
progettualità con percorso più esteso e integrato nell’ambiente circostante, maggiore funzionalità con ombreggiamenti e introduzione di un tratto defaticante, viene riqualificata la fustaia di pini d’Aleppo, abbatte il rischio idrogeologico, abbatte i costi dell’opera, risparmio della spesa pubblica (circa 200.000 euro) perché il privato compartecipa e le somme risparmiate possono essere utilizzate per opere migliorative e complementari, rappresenta una soluzione progettuale alternativa che il Comune ha omesso di valutare.
Gli avvocati mettono in luce le problematiche relative alle presenze di reperti archeologici lungo il tracciato (la zona ha un vincolo apposito) come rilevato anche dai tecnici della Soprintendenza e non solo di parte e rammentano l’applicazione delle norme sul procedimento amministrativo e sul punto assume particolare rilievo il principio di proporzionalità dell’azione amministrativa, in forza del quale la Pubblica Amministrazione, ove disponga di più soluzioni astrattamente idonee al perseguimento dell’interesse pubblico, è tenuta a privilegiare quella che consenta il raggiungimento dell’obiettivo con il minor sacrificio possibile delle posizioni giuridiche private coinvolte. Il sacrificio imposto al proprietario, pur potendo trovare giustificazione nella realizzazione dell’opera pubblica, deve pertanto risultare effettivamente necessario e proporzionato rispetto alle finalità perseguite, non potendo ritenersi legittima una scelta maggiormente invasiva ove siano concretamente praticabili soluzioni alternative parimenti idonee e meno gravose. L’obiettivo dell’Interrogazione è quello di sollecitare l’amministrazione ad individuare la soluzione progettuale economicamente e funzionalmente migliore nel rispetto delle norme vigenti che impongono valutazioni comparative di soluzioni progettuali alternative attraverso una istruttoria puntuale e che tenga conto dei costi iniziali, futuri, le manutenzioni e i possibili contenziosi. Ovvero che l’amministrazione comunale agisca secondo i principi di economicità, efficacia, efficienza, buon andamento, proporzionalità e corretta gestione delle risorse pubbliche».















