Giuseppe Fedeli

di Giuseppe Fedeli *

La Fenomenologia del “Turismo del Presente” e la famiglia nel bosco

“Viviamo nell’età dell’apparenza, che persino nel dolore rischia di diventare una forma di rappresentazione”.

Il casolare della ormai “celebre” famiglia nel bosco (composta da Catherine Birmingham e Nathan Trevallion) è stato letteralmente preso d’assalto da valanghe di turisti e curiosi, costringendo la coppia a lanciare un appello pubblico per chiedere rispetto della privacy e spazio vitale, come tale non oltrepassabile da terzi.

Ormai il voyeurismo onanistico mediatico ha travolto ogni sia pur strenua velleità di difendersi dall’onda tracimante della scelta di vita cafonal/radicale (off-the-grid): che, nel caso che ci occupa, trasforma il rifugio privato in un parco tematico a cielo aperto.
In cerca di selfie, video o copie del libro La mia verità, la sovraesposizione mediatica, diarroica al punto da dettare legge anche sulla altrui privacy (i visitatori non si limitano all’osservazione a distanza, arrivando a scavalcare staccionate e a introdursi nei pressi dell’abitazione) porta l’homo stultus a superare i confini sacri, quel tempio che è la dimensione familiare, privata.

In disparte, ma assolutamente da non sottovalutare, il forte impatto psicologico della esposizione sui minori, gli effetti di questo scellerato overtourism (leggi: guardonismo per avere un posto nell’etere, cioè nel vuoto) sono la mercificazione del dolore e della scelta: “Il casale perde la sua funzione di rifugio e di contestazione silenziosa al consumo, diventando il set di un pellegrinaggio digitale”, è stato perspicuamente osservato, egemonizzando i luoghi resi virali dal circuito massmediatico e, soprattutto, dai social network. Di qui il paradosso per cui quell’autenticità, che garantisce l’isolamento naturale, viene distrutta proprio dall’arrivo massivo di chi ne fa un vessillo, deformandone la “sostanza” attraverso lo specchio ustorio del web.

Il che, oltre a devastare, nientificandolo, il limes fra l’io e l’altro- da- sé, è il segno del fallimento della (inesistente) empatia digitale: en-pathos, che può esercitarsi solo in un contesto di prossimità.

* giudice

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