24 agosto 2016, ore 3.36, una scossa di magnitudo 6.0 con epicentro tra le località di Accumuli (Ri), Amatrice (Ri) ed Arquata del Tronto (Ap) sorprende nel sonno migliaia di persone tra Marche, Umbria, Lazio ed Abruzzo. Una scossa che distrugge paesi interi e dà il via allo sciame sismico che nel giro di pochi mesi metterà in ginocchio la vita di intere comunità dell’Appennino.

A dieci anni di distanza, la situazione sta tornando alla normalità, ma il ricordo di quei giorni è ancora vivo in coloro che l’hanno vissuta da vicino e con un carico di responsabilità a cui forse non erano neanche pronti, come il sindaco di Amandola, Adolfo Marinangeli, uno dei pochi ancora in carica da allora: «Ricordo quella scossa di agosto, che mise in ginocchio Amandola. Metà paese era inagibile e molte famiglie sfollate. Durante la notte ci trovammo a dover evacuare e mettere in sicurezza oltre 40 pazienti dell’ospedale, che nel frattempo aveva subìto danni ingenti. Fu una corsa contro il tempo, con l’aiuto anche di molti amandolesi che vennero a dare il proprio contributo. Ricordo che finirono le barelle e dovemmo utilizzare le coperte per portare via i pazienti, avevamo anche il problema di dove sistemarli per evitare di fargli passare la notte all’aperto. Intensa fu anche la scossa di ottobre, eravamo a fare un sopralluogo alla chiesa delle Benedettine con il comandante dei Vigili del Fuoco, quando fummo sorpresi da una scossa e vedemmo parte della parete venire giù. C’erano oltre 300 persone sfollate, ci fu un grande lavoro organizzativo per dare loro un tetto. Circa 200 furono ospitate al Palazzetto dello sport, dove ci trovammo di fronte ad una grande esempio di umanità e comunità, con tre etnie diverse a convivere sotto lo stesso tetto, tra culture, lingue ed esigenze diverse tra loro, che riuscirono a coesistere».

Amandola nel frattempo è stata messa in sicurezza, la ricostruzione procede velocemente e anche il terremoto sembra ormai un ricordo lontano. 

«Possiamo dire che il terremoto ormai è stato superato, Amandola non pensa più a quei giorni, ma inizia a guardare al futuro con la voglia di realizzare molte cose. Per quanto riguarda gli edifici pubblici siamo andati avanti, nel 2026 dovrebbe esserci il completamento della fase progettuale per il recupero degli ultimi edifici pubblici rimasti da riqualificare. Negli anni sono stati completati gli interventi al Palazzo Comunale, alla chiesa del Beato Antonio, alcune opere infrastrutturali ed in particolare l’Ospedale. A breve partiranno altri cantieri, che riguarderanno le strade delle frazioni, alcune opere accessorie e di emergenza. La ricostruzione privata ha superato ormai il 60% del completamento, questo ha dato uno slancio anche all’economia. Se la ricostruzione delle seconde case era stata vista in malo modo, ora invece è diventata una risorsa economica, molti proprietari trascorrono le vacanze da noi, altri hanno convertito la propria casa in b&b o case vacanza, creando dunque strutture ricettive. Come detto, si inizia a guardare al futuro con rinnovata speranza». 

Amandola, che insieme a Montefortino furono inseriti subito nel cosiddetto “cratere sismico”, le successive scosse di ottobre, portarono all’ampliamento del cratere, che per la provincia di Fermo fu esteso a Belmonte Piceno, Falerone, Massa Fermana, Monsampietro Morico, Montappone, Monte Rinaldo, Monte Vidon Corrado, Montefalcone Appennino, Montegiorgio, Monteleone di Fermo, Montelparo, Ortezzano, Santa Vittoria in Matenano, Servigliano e Smerillo.

«Nel 2017 avevamo 110 nuclei familiari in autonoma sistemazione, ora solo 25, questo a testimonianza di come la ricostruzione privata sia andata avanti superando ormai il 70% – racconta il vicesindaco di Montefortino, Matteo De Santis, insieme al primo cittadino Giampiero Lattanzi – per quanto riguarda il patrimonio pubblico, nel 2026 speriamo di superare il 50% delle opere completate. Grazie alle precedenti amministrazioni negli anni sono stati recuperati il Teatro, gli impianti sportivi, si è intervenuti sulla rigenerazione urbana delle strade e molto altro.  Rispetto a dieci anni fa ha ripreso quota anche il turismo, con la nascita di nuove strutture ricettive, alcune delle quali nate grazie al recupero di seconde case».

A ricordare bene quei giorni di paura, è anche il sindaco di Montefalcone Appennino, Cesare Milani, che era allora dirigente all’Asl di Ascoli Piceno: «Fortunatamente il terremoto del 2016 non portò grossi danni a Montefalcone Appennino probabilmente grazie a questo sperone di roccia su cui sorge il paese, che in qualche modo ci ha salvato. Ricordo bene quei due giorni perché ero dirigente all’Asl di Ascoli Piceno, furono momenti molto critici nei quali dovemmo ospitare le vittime che arrivavano da Arquata e Pescara del Tronto – per quanto riguarda Montefalcone Appennino la ricostruzione sta procedendo molto bene, quella privata è arrivata ormai ad un 80 % delle abitazioni sistemate o in via di sistemazione, per quanto riguarda la parte pubblica abbiamo già effettuato alcuni lavori negli scorsi anni e a breve partirANNO quellI riguardanti il cimitero ed altre opere come la piazza speriamo di poterle iniziare il prima possibile possibile».

«Furono sicuramente giorni intensi quelli del terremoto, ci trovammo a dover affrontare un’emergenza a cui nessuno era pronto. A Smerillo ci fu il 18% di abitazioni danneggiate, giorni duri che ora sembrano un lontano ricordo – dichiara il primo cittadino di Smerillo, Tonino Severini, all’epoca vicesindaco – ad oggi la ricostruzione privata è quasi completata, così come quella pubblica, che negli ultimi anni ha avuto una forte accelerazione. Nei prossimi mesi interverremo sul lato est della rupe, riprenderanno i lavori di sistemazione al cimitero e qualche altro progetto è in cantiere».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA