Come era prevedibile, ed in parte annunciato,  il Comune di Fermo ha deciso di appellare la sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Fermo ha dato ragione, in sede civile, all’ex sindaco Saturnino Di Ruscio ed ai suoi famigliari nella causa intentata da quest’ultimi per l’occupazione di alcune aree di loro proprietà  da parte dell’ente di via Mazzini. Sentenza per la quale l’esecutivo Scarfini tenterà la strada dell’appello (come deciso a fine giugno ndr) conferendo all’avvocata Arabella Berdini, esterna al Comune, l’incarico di integrare il collegio difensivo costituito dai legali interni che ha, fino a questo momento, avuto in carico e trattato la causa a tutela degli interessi del municipio.

E’ quanto stabilisce una delibera approvata a fine luglio dalla giunta. Atto dovuto, per gli uffici comunali, che con questa iniziativa intendono arrivare ad un ribaltamento della pronuncia che li ha visti soccombere nel giudizio di primo grado. La figura di un avvocato esterno viene motivata anche alla luce della necessità di fare definitiva chiarezza rispetto a tutta la vicenda che investe l’aspetto della compatibilità di Di Ruscio nella sua veste di consigliere comunale e soggetto interessato nella causa contro il Comune.

Ciò su cui si sta cercando di avere certezze sul piano squisitamente giuridico e, in definitiva, dare poi una risposta al consigliere Di Ruscio e fornire elementi alla civica assise per votare l’eventuale situazione di compatibilità, attiene a quella che la giunta definisce «peculiarità della fattispecie». In soldoni «la rinuncia “postuma” (comunicata da Di Ruscio ndr) agli atti del giudizio dopo la pubblicazione della sentenza di primo grado, che di per sé non elimina gli effetti del titolo già formato». Circostanza che come noto aveva spinto la maggioranza civica, dopo la relazione dell’assessore competente, a ritirare la proposta di delibera che aveva per oggetto proprio “Condizione di incompatibilità a carico del Consigliere comunale Di Ruscio. Provvedimenti ai sensi dell’art. 69 del D. Lgs. n. 267/2000”, di fatto congelando lo status quo fino a dopo l’estate. Un tempo debito per ulteriori e specifici approfondimenti sotto il profilo processuale, al fine di garantire pure la miglior tutela degli interessi dell’ente, anche in fase di impugnazione.

«Considerato che dalla risoluzione della questione giuridica sopra illustrata, discendono conseguenze che impattano, contemporaneamente e a vario titolo, sia sulla strategia processuale in relazione all’appello della sentenza n. 260/2026, sia sulle specifiche competenze dei due Organi collegiali del Comune e necessita, pertanto, della figura di un avvocato esterno per integrare il collegio difensivo già costituito dai legali interni» si legge ancora nella delibera. Va detto sulla vicenda l’ufficio legale ha già espresso ben tre pareri acquisti agli atti del procedimento e che nel corso dell’istruttoria per l’impugnazione «è emerso che la rinuncia agli atti è intervenuta dopo la formazione del titolo di primo grado e che in appello non è prevista la rinuncia agli atti da parte del soggetto appellato, quindi per evitare il passaggio in giudicato del titolo nei confronti del consigliere, è stato valutato di approfondire ed integrare quanto fin ora posto in essere dal Comune». E da qui si dovrà ripartire per arrivare ad una delle prossime sedute consigliari e mettere la parola fine, in un verso o nell’altro, a questa situazione che lascia l’ex primo cittadino Di Ruscio in una sorta di limbo.

 

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