Commissariamento, che croce per i dem! Che la decisione, per molti versi inevitabile, di commissariare il Pd del Fermano, per di più a ridosso delle ultime elezioni comunali a Fermo, non fosse stata accolta a cuor leggere da una buona parte dei democrat del Fermano è cosa nota.

Ma ora a gettare sale sulle ferite di un partito già lacerato di suo ci ha pensato Fabrizio Cesetti. Non uno qualunque, non l’ultimo dei tesserati, un consigliere regionale, l’unico del Fermano, l’unico a rappresentare la nostra provincia per i dem da tre legislature a questa parte (per inciso, anche la sua ricandidatura è stato motivo di scontro, e ha portato ad addii celebri e certo non indolori, come quella di Aronne Perugini).

L’affondo di Cesetti è arrivato, infatti, per chiedere al fermano Paolo Nicolai a tornare sui suoi passi, a rivedere la decisione (che sembra, però, irrevocabile) di lasciare il Pd. Ma al netto delle parole di stima di Cesetti nei suoi confronti, a rimbombare in queste ore nelle sedi dei circoli è l’affondo tranchant e a 360 gradi del consigliere che da Fermo va dritto a Roma.

Fabrizio Cesetti

Nicolai infatti lo ha “accusato” di aver subito supinamente il commissariamento. Cesetti non nega. Ma rilancia. Pesano eccome frasi del tipo «l’ho subìto proprio mentre stavo, insieme ad altri, cercando di trovare una soluzione unitaria. Perché le soluzioni unitarie vanno condivise e mai imposte, altrimenti viene meno la democrazia interna che nel Partito Democratico più che altrove deve poter dispiegare tutta la sua forza» o «ha ragione Paolo anche quando definisce il commissariamento un errore “davvero anomalo” e “ingiustificato”, oltre che a mio avviso illegittimo, specialmente se si considera che ci sono realtà vicine a noi dove volano “botte da orbi” e per il Pd nazionale va bene così. È indubbio che la decisione assunta a Roma sia stata indotta da manovre interne, più legate alla formazione delle liste per le politiche del 2027 che al bene del Partito per ridargli forza sul territorio».

 

Luca Piermartiri

Vero è che il Pd sembra aver perso quella sua atavica virtù del “lavarsi i panni sporchi in casa” e che sia ormai abituato a bordate e botta e risposta “intestine” degne della migliore cavalleria rusticana. Ma quando anche un consigliere regionale, insomma la massima espressione regionale istituzionale per i dem del Fermano, arriva a certe esternazioni, allora è evidente che i carboni, anche se sotto una temporanea coltre di cenere, sono sempre più roventi.

E la sentenza cesettiana è servita: «I risultati delle elezioni comunali nel capoluogo e delle provinciali, sebbene di secondo grado, dimostrano che il commissariamento ha fallito il suo obiettivo, e questo non per responsabilità del commissario nominato. Oggi la decisione di Paolo Nicolai costituisce il culmine di questo fallimento annunciato».

da sin. Matteo Ricci e Thomas Braconi

Insomma, non bastavano le polemiche seguite all’addio dell’ex segretario provinciale Luca Piermartiri, non bastavano quelle per i naufragati tentativi di arrivare all’elezione del suo successore (che hanno portato al commissariamento), non è bastata nemmeno quella sorta di special-card concessa dalla segreteria regionale per scegliere il nuovo segretario provinciale, un credito prezioso che il Pd del Fermano non ha sfruttato (o magari non ha voluto o potuto), e da ultimo l’appello dell’europarlamentare Matteo Ricci al nuovo segretario regionale a mettere mano al commissariamento fermano.

Niente da fare. Perse le occasioni per presentarsi alle ultime elezioni con un organigramma (almeno nei fatti) degno di un partito che si rispetti,  il Pd del Fermano sembra ormai impantanato in una palude dalla quale sembra non voler o non riuscire a riemergere. O magari arrivare al voto interno, tra intrighi di corte e ragionamenti machiavellici che portano solo ad attorcigliarsi su se stessi, fa “paura” perché l’unitarietà di cui parlava Cesetti ormai sembra proprio una creazione onirica frutto delle fantasie di qualche sognatore. Un’inedia che un Partito non merita, qualunque esso sia, men che meno se si tratta del secondo “simbolo” nazionale. E oggi è anche difficile immaginare chi possa o voglia replicare alle bordate del consigliere mentre un altro conto alla rovescia, quello per le prossime elezioni politiche, è partito. E anche i dem del Fermano saranno chiamati a dire la loro. Si ma con la voce di chi?

 

 

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