Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che, lentamente, diventano casa. Le Marche, per Natasha Stefanenko, sono diventate entrambe le cose: un territorio da esplorare continuamente e una terra da abitare, amare, raccontare.
Sarà lei la protagonista della serata di mercoledì 2 settembre, quando il Festival Storie farà di nuovo tappa sullo splendido sagrato della chiesa di San Marco a Ponzano di Fermo, con inizio alle 21.15 (ingresso libero).
Al centro della serata ci sarà il suo libro “Dalle Marche con amore, guida sentimentale alla regione dell’Infinito”, un racconto che nasce da una storia personale e si trasforma in un viaggio alla scoperta di una terra capace ancora di sorprendere.
Dalla Russia a Milano e, poi, dalle grandi città alle colline di Sant’Elpidio a Mare. È dal 2000 che Natasha Stefanenko è marchigiana d’adozione, ma il suo rapporto con questa regione non sembra avere mai smesso di essere quello di una scoperta. Anzi. Basta seguirne i racconti e le immagini per accorgersi di quanto ami andare alla ricerca di luoghi piccoli, borghi, strade secondarie, paesaggi e angoli meno conosciuti, lasciandosi guidare dalla curiosità. Una serata, dunque, per guardare le Marche con occhi nuovi, attraverso lo sguardo di chi le ha scelte e continua a esplorarle con entusiasmo e stupore. A dialogare con Natasha Stefanenko sarà il giornalista Raffaele Vitali, in un incontro che promette di intrecciare racconto personale, territorio e anche risate. La Stefanenko si racconta per il Festival Storie.
Natasha, è arrivata nelle Marche dopo aver vissuto in Russia e a Milano. Dopo un quarto di secolo continua a scoprirle, soprattutto attraverso i piccoli borghi e i luoghi meno conosciuti. Che cosa la sorprende ancora di questa regione?
“Le Marche mi sorprendono sempre. Sono una persona molto curiosa e apprezzo le bellezze del mondo, ma ancora di più quelle del luogo in cui vivo. Qui, a pochi chilometri di distanza, cambiano tradizioni, cibo, usanze e dialetti: è una bellezza vasta, quasi infinita, che riesce a stupirmi a ogni angolo. E poi ne conosco ancora la metà, quindi ho tantissimo da scoprire! Spero che ci sia sempre una buona comunicazione e che le strutture siano sufficienti e adeguate ad accogliere i turisti. Tutti devono poter conoscere e godere delle meraviglie di questa regione”.
Il Festival Storie l’ha già avuta come ospite, due anni fa. Cosa significa tornare, questa volta con un libro dedicato proprio alle Marche che ama?
“Sono ancora più felice di tornare con questo libro dedicato a una regione che amo. Non è una guida professionale, ma una guida sentimentale alle mie Marche, quelle che conosco meglio. È nato in maniera molto spontanea, scritto di getto: sentivo che era un contributo che volevo dare. Spesso, con mio marito Luca, ci ritroviamo in borghi piccolissimi, anche di 300 abitanti, e chi ci incontra ci chiede stupito: «Ma che fate qua?». Ormai è la nostra tradizione. Nei mesi di ottobre e novembre, ogni sabato o domenica partiamo alla scoperta di posti nuovi. Volevo far conoscere le Marche anche fuori dalle Marche. E magari rispondere con un sorriso a chi mi chiede ancora: «Ma Leopardi è davvero marchigiano?». Ecco, il libro è anche una risposta simpatica a queste domande”.
Dopo il libro, la televisione, i social e tanti viaggi alla scoperta del territorio, cosa c’è ancora nella sua valigia?
“Sono molto tentata dall’idea di scrivere un secondo libro sulle Marche. Presentando questo volume in diversi luoghi, ho conosciuto tantissimi borghi bellissimi e ancora inesplorati, che prima non conoscevo. Mi piacerebbe molto raccontarli in un nuovo libro. Ma per ora è solo un’idea”.
Cosa vorrebbe lasciare al pubblico del Festival Storie?
“Mi piacerebbe lasciare l’emozione che provo io quando vado in questi luoghi, tante risate e soprattutto la voglia di scoprire le Marche attraverso i miei occhi. Anche solo per poche ore, per chi è di passaggio e non aveva mai pensato di fermarsi. La cosa più bella che mi hanno detto? «Grazie a te, l’anno prossimo farò le vacanze nelle Marche». Ecco, questa è davvero la cosa più bella che potessero dirmi”.
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