Giorgio Menichelli

Al 30 giugno 2026 il tessuto produttivo marchigiano mostra una sostanziale stabilità numerica, ma dietro il dato complessivo emergono segnali che meritano grande attenzione. Lo dice uno studio di Confartigianato Imprese Marche, analizzato dal Segretario Generale Macerata-Ascoli Piceno-Fermo Giorgio Menichelli.

«Le imprese attive nelle Marche sono infatti 131.017, appena 7 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, con una variazione sostanzialmente pari a zero – spiega nella sua riflessione Menichelli -. Si tratta di un risultato che, in una fase caratterizzata da rallentamento economico, aumento dei costi, difficoltà di accesso al credito e incertezza internazionale, può essere letto come una dimostrazione della resilienza del sistema imprenditoriale marchigiano. Tuttavia, l’analisi dei singoli comparti evidenzia una trasformazione profonda dell’economia regionale, con il continuo ridimensionamento di alcuni settori tradizionali e la crescita di attività legate ai servizi avanzati, all’immobiliare, all’energia e alla consulenza».

Il dato che preoccupa maggiormente riguarda il manifatturiero, settore che rappresenta il cuore storico dell’economia marchigiana e dell’artigianato regionale. Le imprese manifatturiere scendono infatti a 15.458 unità, con una perdita di 289 aziende rispetto al 2025 (-1,8%). Le flessioni più consistenti colpiscono soprattutto le produzioni legate al sistema moda: pelletteria e calzature, -134 imprese (-5,0%); abbigliamento, -44 imprese (-3,4%); mobili, -22 imprese (-2,1%); altri mezzi di trasporto, -20 imprese (-6,2%).

«Particolarmente significativa – aggiunge Menichelli – è la situazione del distretto calzaturiero fermano-maceratese, dove la fabbricazione di pelli, cuoio e prodotti collegati registra una contrazione di oltre 125 imprese tra Fermo e Macerata. Si tratta di una tendenza che conferma le difficoltà già evidenziate negli ultimi anni: aumento della concorrenza internazionale, rallentamento della domanda, crescita dei costi energetici e pressione fiscale stanno mettendo a dura prova migliaia di piccole imprese».

Le costruzioni continuano invece a mostrare una dinamica positiva, con il settore che raggiunge 17.586 imprese attive, con un incremento di 191 unità (+1,1%). La crescita è trainata soprattutto dai lavori specializzati, che aumentano di 236 imprese (+1,9%), mentre la costruzione di edifici segna una lieve flessione. «Questo andamento dimostra come la riqualificazione energetica, la manutenzione degli immobili, gli interventi impiantistici e le opere specialistiche continuino a sostenere molte imprese artigiane del comparto».

Permangono invece le criticità nel commercio. Le imprese qui scendono a 25.374 unità, con una perdita di 585 attività (-2,3%).  La contrazione interessa sia il commercio all’ingrosso (-310 imprese) sia il commercio al dettaglio (-275).

«Il fenomeno è particolarmente significativo perché tale settore è uno dei principali canali di distribuzione delle produzioni locali e dell’economia dei centri urbani – il rammarico di Menichelli -. Anche il trasporto e magazzinaggio perde 83 imprese (-2,7%), confermando le difficoltà organizzative e occupazionali che il comparto sta vivendo».

Tra i comparti più dinamici spiccano le attività legate al turismo e ai servizi avanzati. Le imprese dell’alloggio e ristorazione salgono a 9.177 unità (+103 imprese). Di rilievo soprattutto la crescita delle attività di alloggio, che aumenta del 6%.

Risultati positivi arrivano anche da:
attività professionali, scientifiche e tecniche: +242 imprese (+4,2%);
attività immobiliari: +222 imprese (+2,7%); attività finanziarie e assicurative: +216 imprese (+6,6%); servizi amministrativi e di supporto: +79 imprese (+1,8%); attività artistiche, sportive e di divertimento: +71 imprese (+3,1%).

«Sono numeri che testimoniano il progressivo spostamento dell’economia regionale verso servizi ad alto contenuto professionale e attività collegate alla valorizzazione del patrimonio turistico e immobiliare».

L’analisi territoriale evidenzia differenze significative. Ascoli Piceno è la provincia che registra la migliore performance, con una crescita dello 0,4% pari a 76 aziende in più rispetto al 2025, mentre Macerata resta sostanzialmente stabile (-1 impresa).  Più difficile invece la situazione di Fermo, che perde 73 imprese (-0,4%), confermando le difficoltà del distretto calzaturiero. Per il territorio emerge dunque una doppia velocità: «Ascoli Piceno mostra segnali di crescita e diversificazione – argomenta Menichelli -, Fermo continua a scontare la crisi della manifattura tradizionale, in particolare del settore moda e calzaturiero».

«La stabilità del numero complessivo delle imprese – entra nel dettaglio Menichelli – non deve far sottovalutare un fenomeno che Confartigianato denuncia da tempo. Nelle fasi di rallentamento economico cresce infatti il rischio di concorrenza sleale, abusivismo e lavoro irregolare. Le imprese regolari si trovano a sostenere costi crescenti legati a fiscalità, sicurezza, formazione, contratti di lavoro e adempimenti burocratici, mentre chi opera nell’irregolarità può alterare il mercato offrendo prezzi insostenibili per le aziende che rispettano le regole. Per questo motivo è indispensabile rafforzare i controlli, sostenere gli investimenti delle micro e piccole imprese e favorire il ricambio generazionale che oggi rappresenta una delle principali sfide del tessuto produttivo marchigiano. I dati del secondo trimestre 2026 mostrano una regione capace di resistere, ma evidenziano anche una trasformazione profonda del modello economico marchigiano. La tenuta delle imprese passa dalla capacità di rilanciare la manifattura, sostenere l’innovazione delle aziende artigiane, facilitare l’accesso al credito e difendere la concorrenza corretta sul mercato. Le Marche continuano a dimostrare una straordinaria capacità imprenditoriale. Tuttavia, senza misure concrete di sostegno alle piccole imprese, ai distretti produttivi e all’artigianato di qualità, il rischio è che la stabilità numerica odierna nasconda un progressivo indebolimento della base produttiva regionale».

Guardando infine alle imprese a conduzione giovanile nelle Marche (studio Confartigianato Imprese) queste continuano a diminuire, anche se a un ritmo più contenuto rispetto alla media nazionale. Nel 2025 sono 9.975, 164 in meno rispetto alle 10.139 del 2024, con una flessione dell’1,6%. Un calo significativo, ma inferiore a quello registrato complessivamente in Italia, dove le imprese giovanili sono passate da 486.093 a 473.549: 12.544 attività in meno, pari al -2,6%. La contrazione interessa anche il territorio: rispetto al 2024, nel 2025 si contano 89 imprese giovanili in meno nella provincia di Macerata, 28 in meno ad Ascoli Piceno e 19 in meno a Fermo.

 

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