
La fusione tra Solgas ed Astea, continua a fare discutere nelle stanze della politica fermana.
Ultimo ad esprimersi sull’argomento è il consigliere di opposizione Andrea Morroni, di cui riceviamo e pubblichiamo una nota stampa
«Con la fusione di Solgas, il Comune di Fermo ha scambiato la maggioranza di una società che conosceva e controllava con il 5% di Astea Energia. Per giudicare la convenienza dell’operazione non basta guardare agli utili prodotti finora da Astea: bisogna chiedersi quali potrà produrre in futuro e quanto di quel risultato arriverà davvero al Comune. L’espansione marchigiana di Astea è passata attraverso l’acquisizione di società e portafogli di clienti locali: prima San Giorgio Energie, ora Solgas. È stata una via di crescita efficace, ma non inesauribile. Acquisire i clienti di una società già operativa è cosa diversa dal conquistarli uno per uno in un mercato aperto alla concorrenza.
Nella classifica 2024 delle imprese con sede nelle Marche, Astea Energia, con 96,5 milioni di euro di ricavi, si collocava dietro Octopus Energy Italia e Prometeo. Nel 2025 i ricavi sono saliti a 127,9 milioni, ma una parte dell’aumento deriva dall’incorporazione di San Giorgio Energie. Quei risultati, dunque, non possono essere proiettati automaticamente negli anni futuri.La competizione si giocherà sempre più sull’elettricità. La diffusione di pompe di calore, piani a induzione e altri impieghi elettrici apre nuove opportunità, ma mette Astea a confronto con operatori nazionali e internazionali dotati di risorse ben maggiori. Investire nella produzione di energia da fonti rinnovabili può aiutare a formulare offerte competitive e a contenere i rischi legati ai costi di approvvigionamento. La domanda è concreta: di quanta energia prodotta dal proprio gruppo potrà disporre Astea e a quali condizioni?
Gli investimenti annunciati dai concorrenti rendono la domanda ancora più urgente. Estra ha previsto circa 502 milioni di euro di investimenti nelle rinnovabili entro il 2029. Il Gruppo SGR indica, a sua volta, un piano di circa 130 milioni per il biometano e attività nel fotovoltaico. Occorre però distinguere gli investimenti complessivi del gruppo da quelli che potranno migliorare la posizione di Astea nella vendita di elettricità. Quali benefici resteranno ad Astea e quali andranno alle altre società del gruppo?
C’è poi il problema di quanto utile rimarrà in Astea. Nel 2025 la società ha contabilizzato circa 95 milioni di euro di acquisti di prodotti e servizi dalla controllante diretta, oltre ad altri rapporti con società del gruppo. Gasrimini Holding è presidente del Consiglio di amministrazione di Astea ed esercita su di essa attività di direzione e coordinamento. Questi fatti non dimostrano che i prezzi applicati nei rapporti infragruppo siano scorretti. Mostrano, però, che le condizioni degli acquisti di energia, dei servizi e dei finanziamenti possono incidere in misura rilevante sul margine della società.
Il Comune, divenuto socio al 5%, non potrà determinare da solo tali scelte. ASstea fa parte di un’organizzazione nella quale la controllante le fornisce energia e numerosi servizi, mentre la holding ne indirizza la gestione. Tutto questo risulta dal bilancio 2025 e dalla visura camerale. Il presidente di SOLGAS, con il «fiuto» rivendicato per questa operazione, ha tenuto conto anche di questi dati?
C’è infine la politica degli investimenti. Il bilancio documenta che Astea ha destinato risorse rilevanti all’acquisto di crediti fiscali Ecobonus e Superbonus: al 31 dicembre 2025 ne aveva in portafoglio per un valore nominale di circa 38 milioni di euro. La società ha registrato quasi 3 milioni di euro di proventi finanziari lordi, principalmente collegati a questa attività. A nostro giudizio, questa scelta pone un problema di priorità per Astea: quale capacità di competere nella vendita di elettricità le garantiranno, invece, gli investimenti del gruppo nella produzione di energia?
La questione diventa ancora più stringente se si considera il ruolo territoriale assegnato ad Astea. La sua attività commerciale si concentra soprattutto nelle Marche, mentre altre società del Gruppo SGR presidiano il resto d’Italia. Dopo le operazioni già realizzate, nelle Marche non si intravede un nuovo portafoglio di società pubbliche da acquisire sul quale fondare un piano di crescita. Astea dovrà quindi crescere organicamente: conquistare i clienti dei concorrenti, convincerli con offerte competitive e trattenerli nel tempo. È tutt’altra cosa rispetto ad aumentare ricavi e clienti incorporando una società già operativa.
Ed è su questa capacità, ancora da dimostrare in un mercato dove competono operatori dotati di risorse molto maggiori, che il sindaco ha “scommesso” il futuro della partecipazione comunale. In un simile contesto non si può nemmeno escludere che, un domani, sia Astea a diventare oggetto di un’operazione di acquisizione da parte di un gruppo più grande. Fermo rischierebbe allora di perdere anche il rapporto diretto con quel partner industriale che, secondo quanto raccontato al Consiglio, aiutò Solgas durante la crisi energetica. La maggioranza ha già deciso: Solgas scompare e Fermo rinuncia al controllo. Restano da dimostrare la crescita organica di Astea il vantaggio che la società riceverà dagli investimenti del gruppo e gli utili che arriveranno davvero al Comune, dopo i costi dei rapporti infragruppo. Il sindaco ha presentato la fusione come una strada verso il futuro. Ma se quelle promesse non si realizzeranno, per Fermo non ci sarà una Solgas a cui tornare: ci avrà portati in un “cul de sac».














