Una celebrazione religiosa per rendere omaggio a San Michele Arcangelo, patrono della Polizia di Stato, ma soprattutto un momento di raccoglimento e riflessione sul significato più profondo del servizio, della legalità e della vicinanza ai cittadini.
Si è tenuta oggi, presso il convento dei Frati Cappuccini di Fermo, la Santa Messa in onore di San Michele Arcangelo, officiata dall’arcivescovo di Fermo, monsignor Rocco Pennacchio, insieme al cappellano della Polizia di Stato, Don Adam Baranski. Una scelta significativa anche per la vicinanza della chiesa alla sede della Questura, luogo simbolicamente legato alla quotidiana attività delle donne e degli uomini in divisa.
Nel corso dell’omelia, monsignor Pennacchio ha richiamato la figura di San Michele Arcangelo, insieme agli arcangeli Gabriele e Raffaele, sottolineandone «la dimensione di protezione e custodia». Un messaggio rivolto all’intera comunità e, in modo particolare, a quanti operano quotidianamente al servizio della giustizia e della sicurezza pubblica.
La protezione evocata dalla figura del Santo patrono si è tradotta in un pensiero rivolto a tutti i presenti, alle nuove generazioni che intraprendono il percorso professionale nella Polizia di Stato, agli agenti più esperti, chiamati a essere «guide e punti di riferimento per i colleghi più giovani», e alle famiglie. Un ricordo particolare è stato dedicato a quanti hanno perso la vita o sono venuti a mancare dopo aver dedicato il proprio impegno alla sicurezza degli altri, lasciando un segno nella comunità e nella storia dell’Istituzione.
Il significato della celebrazione è stato ripreso dal questore di Fermo, dottor Eugenio Ferraro, che ha invitato a «considerare la ricorrenza non come una semplice occasione celebrativa o identitaria, ma come un’opportunità per rinnovare una consapevolezza quotidiana».
Quello delle donne e degli uomini della Polizia di Stato, infatti, è molto più di un lavoro: «E’ una vocazione, una missione che precede l’agire e che si fonda, prima ancora che sulle attività svolte, sull’essere e sui valori che guidano ogni scelta».
Un richiamo rivolto tanto ai giovani che si affacciano alla professione quanto ai poliziotti più esperti, chiamati ogni giorno a rinnovare le promesse e gli impegni assunti nel rispetto dei principi democratici sanciti dalla Costituzione.
Il questore ha posto l’accento sul valore concreto del servizio alla collettività: «Stare accanto ai più deboli, non abbandonare gli ultimi, difendere i diritti della comunità e garantire a ogni cittadino la presenza di un’Istituzione capace di ascoltare, proteggere e intervenire. Un impegno che non si esaurisce nell’esercizio delle funzioni, ma si rinnova quotidianamente attraverso la responsabilità individuale, il rispetto della dignità umana e la consapevolezza del ruolo fondamentale svolto dalla Polizia di Stato nella tutela della convivenza civile».
La ricorrenza di San Michele Arcangelo diventa così un’occasione per guardare al significato più autentico dell’uniforme: non soltanto simbolo di autorità, ma espressione di una responsabilità assunta nei confronti della comunità e dei suoi cittadini.
Numerose le autorità civili, militari e istituzionali che hanno preso parte alla celebrazione, a testimonianza della collaborazione tra le diverse componenti dello Stato e del territorio nella promozione della sicurezza e della legalità.
Presenti il prefetto di Fermo Edoardo D’Alascio, il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri, Maurizio Laurito, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Vittorio Angelini, il comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, Donatello Di Marzio, il comandante della Capitaneria di Porto, Angelo Picone, quello della Polizia stradale, Ernesto Bamonti e quello della sottosezione autostradale, Williams Di Mizio, il comandante della Polizia Locale di Fermo Vittorio Palloni, il comandante della Polizia Penitenziaria, Antonio Mottola, e, ovviamente, numerosissimi agenti in divisa al seguito.
A rappresentare le istituzioni civili, il presidente della Provincia di Fermo, Michele Ortenzi, il sindaco di Fermo, Alberto Scarfini, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Fermo, Raffaele Iannella, e il direttore dell’Azienda sanitaria territoriale, Roberto Grinta.
Presenti anche il sindaco di Porto San Giorgio, Valerio Vesprini e, in rappresentanza del sindaco di Porto Sant’Elpidio, l’assessora Elisa Torresi.
A impreziosire la partecipazione, la presenza degli atleti delle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia di Stato: i ginnasti Lorenzo Casali e Carlo Macchini, fresco di medaglia d’argento alla sbarra nella World Challenge Cup di Parigi.
Hanno preso parte alla celebrazione anche i rappresentanti dell’Associazione nazionale della Polizia di Stato e dell’International Police Association (Ipa), realtà che testimoniano il legame tra gli appartenenti all’Istituzione, anche oltre il servizio attivo, e la dimensione associativa e internazionale della comunità di polizia.
La celebrazione si è conclusa nel segno di un messaggio condiviso: la sicurezza non è soltanto un compito istituzionale, ma un servizio alla persona e alla collettività. Un impegno che trova nella figura di San Michele Arcangelo un simbolo di protezione e che, ogni giorno, si traduce nella presenza concreta dello Stato accanto ai cittadini, soprattutto a quelli più fragili.









































