Che cosa serve davvero a una giovane famiglia per scegliere di vivere in un piccolo comune dell’entroterra, mettere radici e costruire qui il proprio futuro? La risposta non si esaurisce nella bellezza dei paesaggi, nella tranquillità dei borghi o nella possibilità di vivere a contatto con la natura. Per contrastare lo spopolamento servono soprattutto condizioni concrete: una scuola vicina, servizi per l’infanzia accessibili, un’assistenza sanitaria adeguata, trasporti che consentano di muoversi anche senza un’automobile e opportunità di lavoro capaci di garantire stabilità economica.

 

È da queste esigenze quotidiane che parte un viaggio nell’entroterra della provincia di Fermo, tra Amandola, Montefortino, Santa Vittoria in Matenano, Montefalcone Appennino e Smerillo, con uno sguardo anche agli altri piccoli centri del territorio. Un percorso per capire quali servizi siano disponibili, quanto siano facilmente raggiungibili e quali ostacoli debbano affrontare le famiglie che decidono di restare o trasferirsi in queste aree.

 

La scuola, primo banco di prova

 

La presenza di servizi scolastici rappresenta uno dei fattori determinanti nella scelta di una famiglia. Non conta soltanto che una scuola esista, ma anche che garantisca un’offerta educativa adeguata, orari compatibili con quelli lavorativi dei genitori, mensa e collegamenti con le frazioni.

 

A Montefortino, il piano scolastico provinciale per l’anno 2025/2026 ha previsto l’indirizzo Montessori nella scuola dell’infanzia. In un territorio caratterizzato da nuclei abitati distanti tra loro, anche la disponibilità del trasporto scolastico può fare la differenza tra un servizio formalmente presente e uno realmente fruibile.

 

Il tema riguarda l’intero comprensorio e coinvolge direttamente anche Amandola, dove l’organizzazione dell’offerta educativa e il coordinamento tra i diversi plessi assumono un ruolo centrale per le famiglie dei Sibillini.

 

Nidi e conciliazione tra famiglia e lavoro

 

Un altro passaggio decisivo riguarda i servizi per la prima infanzia. A Santa Vittoria in Matenano, il Comune ha avviato il 1° ottobre 2026 una ricognizione del fabbisogno relativa ai contributi per le spese di frequenza dei nidi. Un’iniziativa che richiama un problema concreto: per molti genitori, soprattutto quando entrambi lavorano, la disponibilità di un posto al nido e la sostenibilità della retta sono condizioni essenziali per organizzare la vita familiare.

 

 

Sanità, il ruolo dell’ospedale di Amandola

 

La possibilità di accedere rapidamente alle cure è un altro elemento fondamentale per chi vive lontano dai principali centri urbani. Nel dicembre 2024 è stato inaugurato il nuovo Ospedale dei Sibillini di Amandola, una struttura importante per il territorio montano. Per una famiglia con bambini piccoli, così come per chi assiste un anziano o una persona fragile, la presenza di un presidio sanitario è tanto più significativa quanto più è integrata con gli altri servizi territoriali. Anche in questo caso, la distanza geografica non è l’unico parametro: contano gli orari, la possibilità di raggiungere la struttura dalle frazioni e la continuità dell’assistenza. La disponibilità di medici e pediatri di riferimento rappresenta un tassello altrettanto importante per garantire sicurezza e qualità della vita.

 

Muoversi senza restare isolati

 

Nei piccoli comuni, la mobilità condiziona l’accesso alla scuola, al lavoro, alle cure e alle attività quotidiane. Quando i collegamenti pubblici sono limitati, l’automobile privata diventa spesso indispensabile, con costi che possono pesare sul bilancio familiare e difficoltà particolari per anziani, adolescenti e persone che non guidano. In questo contesto si inserisce il progetto “Op! Dove andiamo?”, che prevede forme di mobilità condivisa e il noleggio di veicoli.

 

Per Smerillo e gli altri centri dell’entroterra, la sfida è trasformare le iniziative di mobilità in strumenti utilizzabili nella vita di tutti i giorni. Un servizio efficace non deve rispondere soltanto alle esigenze occasionali, ma consentire di raggiungere con regolarità scuole, ambulatori, luoghi di lavoro e uffici.

 

Il lavoro e la scelta di restare

 

Accanto ai servizi, la possibilità di lavorare e abitare a costi sostenibili è determinante. L’entroterra fermano conserva risorse legate all’agricoltura, all’artigianato, al turismo e alle produzioni locali, ma per trasformarle in opportunità durature servono infrastrutture, collegamenti e condizioni che permettano anche alle giovani generazioni di progettare il proprio futuro.

 

Le storie di alcune famiglie mostrano come questa scelta possa diventare concreta. A Montefortino, Giulia Alberti, della Fattoria La Rocca, si è trasferita da Fermo con il marito e i figli durante il periodo del terremoto, scegliendo di crescere i bambini nell’entroterra e sviluppando un’attività a conduzione familiare.

 

Un percorso diverso, ma con un esito simile, è quello di Roberta Baigueri e del marito Paolo, titolari dell’azienda agricola Il Verdecammino. Arrivati dalla provincia di Brescia nel 2014 con quattro figli, hanno scelto di vivere nei Sibillini. Roberta ha fondato un’impresa che produce lavanda, cosmetici naturali e prodotti caseari, costruendo un’attività legata alle risorse del territorio.

 

Sono esperienze che raccontano la possibilità di coniugare vita familiare e impresa nei piccoli centri. Non dimostrano, da sole, che le difficoltà siano superate, ma offrono esempi concreti di come una scelta di vita possa accompagnarsi alla creazione di opportunità economiche.

 

Un territorio da rendere vivibile tutto l’anno

 

Da Amandola a Montefortino, da Santa Vittoria in Matenano a Montefalcone Appennino e Smerillo, il contrasto allo spopolamento passa dunque da una rete di servizi capace di sostenere le persone in ogni fase della vita. Scuole, nidi, sanità, trasporti e lavoro non sono elementi separati: costituiscono un sistema nel quale la mancanza di un tassello può rendere più difficile anche tutto il resto.

 

La presenza di famiglie che hanno scelto di vivere e investire nell’entroterra rappresenta un segnale importante, ma perché queste esperienze possano consolidarsi occorrono condizioni accessibili anche a chi non dispone di particolari risorse economiche o di una rete familiare di supporto.

 

La domanda da cui partire, quindi, non è soltanto quanti abitanti vivano oggi nei piccoli comuni, ma che cosa serva perché altri decidano di trasferirsi e perché chi già ci vive non sia costretto ad andarsene. La risposta passa dalla verifica dei servizi esistenti, dall’ascolto delle famiglie e dalla capacità delle amministrazioni di trasformare le esigenze quotidiane in interventi concreti. È su questo terreno che si misura la possibilità di dare un futuro ai borghi dell’entroterra fermano.

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