Chi è già passato in via Vecchiotti a Servigliano, conosce la facciata in mattoni, con i fregi, le finestre coronate da timpani e lunette e il portale ad arco a tutto sesto incastonato tra due colonne. L’interno è molto meno noto: il palazzo esisteva da prima del 1811 quando comparve nel catasto e appartenne prima ai Vecchiotti, poi in parte ai Gualtieri e infine ai Filoni. L’ultima erede, la contessa Filoni vi ha abitato fino a pochi anni fa.

Le stanze comunicano l’una con l’altra, proprio come era in uso nel Settecento. Il piano nobile è interamente affrescato con scene mitologiche, fiori e paesaggi ed è il motivo per cui l’edificio è vincolato dalla Soprintendenza della Regione marche dal 1992. Al secondo piano viveva la servitù, in stanze ampie quanto quelle dei padroni: per l’epoca era sicuramente una scelta insolita. In cima, due grandi sale ospitavano il laboratorio tessile.

Il sisma qui ha lasciato il segno. Già danneggiato nel 1997, nel 2016 il palazzo ha riportato lesioni a muri e volte, oltre a danni alle decorazioni. Il restauro ha rinforzato – tra le altre cose – le fondamenta e iniettato malta superfluida nei muri per riempirne gli eventuali vuoti, consolidato volte e solai, oltre a recuperare gli elementi pittorici.

Il futuro del Palazzo, recuperato dall’azienda Eurobuilding, è nel nome dell’innovazione. Ospiterà, infatti, la sede di Culturae Lab, l’incubatore e acceleratore di startup nato recentemente sempre a Servigliano.

Non solo startup: Palazzo Filoni – infatti – sarà un luogo strettamente radicato nel territorio con mostre, convegni e workshop. Inoltre, per chi vorrà, ci sarà anche la possibilità di soggiornare, così da poter ammirare Servigliano, tra i Borghi più Belli d’Italia, celebre per la pianta quadrata che caratterizza la piazza principale.

Per il Soprintendente delle province di Ascoli Piceno, Macerata e Fermo, l’architetto Giovanni Issini, le aperture straordinarie sono «un momento in cui i cittadini potranno immergersi nella realtà del cantiere di restauro e scoprirne le complessità e gli elementi caratterizzanti, confrontandosi con funzionari, tecnici e maestranze, le quali renderanno conto del lavoro che si sta attuando sul patrimonio culturale ferito dal sisma».

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