Una sedia, un leggio e un alfabeto da attraversare tutto d’un fiato. A Roberto Ciufoli non serve altro per trasformare il teatro Beato Pellegrino di Falerone in un palcoscenico di risate, intuizioni e riflessioni.

Il pubblico del Festival Storie lo ha accolto con entusiasmo, ritrovando un artista che della comicità ha fatto un mestiere raffinato, costruito su tempi perfetti, parole, improvvise associazioni e uno sguardo capace di ribaltare la realtà. Con “Ridere in ordine alfabetico”, Ciufoli ha dato prova di quanto basti poco, quando a fare la differenza sono il talento e l’esperienza. Solo sul palco, senza scenografie né artifici, ha condotto gli spettatori in un percorso dalla A alla Z, dimostrando che dietro ogni lettera può nascondersi una storia e dietro ogni storia un’occasione per ridere di noi stessi.

A fare gli onori di casa hanno pensato il vice sindaco Pisana Liberati e l’assessore Valerio Cosimi.

Si parte dalla A di Adamo e dalla creazione, per passare alla B di bagno, con un’associazione tanto inaspettata quanto efficace, e arrivare alla F di favola. Qui Cappuccetto Rosso perde ogni innocenza e si trasforma in un piccolo caso giudiziario: tra abbandono di minore, abbandono di anziana e un cacciatore che spara a una specie protetta come il lupo, la fiaba più conosciuta diventa un irresistibile catalogo di reati. Una rilettura paradossale che mostra tutta la forza dell’ironia: cambiare prospettiva, prendere ciò che crediamo di conoscere e scoprire che può raccontarci qualcosa di completamente diverso.

Tra i momenti più applauditi, quello dedicato alla T di Trump, affrontato con la libertà dissacrante della satira. E poi la S di sorriso, forse la lettera che più di tutte restituisce il senso dello spettacolo, perché ridere aiuta a guardare le cose da un’altra angolazione, anche quelle meno piacevoli. Persino gli esami clinici da affrontare dopo i cinquant’anni, compreso quello alla prostata, diventano materia comica, senza perdere la capacità di parlare della vita quotidiana con disarmante naturalezza. Infine, la Z di Zorro, l’eroe per eccellenza, a chiudere idealmente un viaggio che ha alternato leggerezza, provocazione e riflessione. Un alfabeto della risata nel quale Ciufoli si muove con il ritmo serrato di un comico navigato, capace di riempire la scena con la sola forza della parola e di coinvolgere il pubblico senza mai interrompere il filo del racconto.

Una serata che conferma la cifra di Festival Storie, portare nei piccoli teatri dei borghi grandi interpreti, creando occasioni di incontro in cui la distanza tra palco e platea si accorcia fino quasi a scomparire. E proprio questa vicinanza è uno degli aspetti che Roberto Ciufoli apprezza maggiormente della manifestazione, alla quale è legato da un rapporto di amicizia che va oltre il singolo appuntamento.

«Ogni volta che mi proporrete di venire in questi piccoli teatri, in cui il rapporto con il pubblico è così intimo, io verrò», ha promesso l’artista, regalando al Festival una dichiarazione che vale più di un semplice saluto finale.

A Falerone, dunque, non è andato in scena soltanto uno spettacolo comico, ma un incontro tra un artista capace di fare della risata un linguaggio intelligente e un pubblico pronto a lasciarsi sorprendere. Perché, dalla A di Adamo alla Z di Zorro, il talento di Ciufoli ricorda che l’ironia non è soltanto un modo per divertirsi, ma anche un modo per guardare il mondo senza prendersi troppo sul serio.

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