Si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti alla gip di Ancona, Sonia Piermartini, Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere anconetano di Montacuto dove si trova in custodia cautelare nell’inchiesta della Dda di Ancona “Ricostruzione”. E’ quanto si apprende dall’Ansa Marche.
Lo stesso Pistarelli starebbe preparando una memoria per spiegare la propria versione dei fatti. Lo ha riferito il legale di Pistarelli, l’avvocato Gabriele Cofanelli, all’uscita dalla Casa circondariale. La difesa, sempre stando a quanto riportato dall’Ansa, sostiene che non sussiste un pericolo di inquinamento delle prove e presenterà un ricorso al Riesame contro la custodia in carcere applicata in particolare per l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione; all’ex capo di Gabinetto, ha precisato il difensore, non viene contestata l’aggravante mafiosa né lo spreco di denaro pubblico.
In carcere anche l’imprenditore Enrico Crucianelli, arrestato per varie accuse nella stessa inchiesta. Anche l’imprenditore, sempre stando all’Ansa Marche, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande della gip di Ancona Sonia Piermartini durante l’interrogatorio di garanzia. La scelta, hanno spiegato i difensori di Crucianelli, avvocati Marcello De Santis (presente di persona durante l’udienza con la gip) e Massimiliano Cofanelli (videocollegato), è stata adottata in attesa di “visionare bene gli atti e verificare il contenuto” della corposa ordinanza di custodia cautelare (738 pagine). In questa fase, la difesa e il proprio assistito, stanno cercando di prendere contezza degli atti e solo in seguito valuteranno l’eventuale interrogatorio di Crucianelli. In ogni caso, sottolineano i difensori, l’azienda Crucianelli Rest Edile, che ha la propria sede a Tolentino (Macerata) “è operativa”, “non è sottoposta a sequestro né giudiziario né di quote sociali” e “si cerca di lavorare affinché continui a lavorare onorando i contratti in essere”. I legali valutano un ricorso al Riesame per la revoca della custodia in carcere e chiedere almeno un misura meno afflittiva.
L’inchiesta, che riguarda anche ipotesi di infiltrazione di aziende collegate a cosche di ‘ndrangheta e camorra nella ricostruzione post sisma, è culminata in otto arresti, 51 indagati, 17 società coinvolte, oltre 50 perquisizioni in 13 province di Marche, Lazio, Campania, Calabria, Emilia-Romagna, Umbria e Veneto.















