Un laboratorio di ricerca non è fatto soltanto di macchinari, stampanti 3D e software. Può essere una porta aperta in cui studenti, imprese, scuole e realtà culturali incontrano le tecnologie e ne immaginano gli usi. Fermo Tech vuole essere un riferimento per l’innovazione delle aziende e, insieme, un attivatore di competenze, idee e partecipazione nel Fermano.

Questa vocazione si è vista il 27 ottobre nel laboratorio promosso dal Punto Impresa Digitale della Camera di Commercio delle Marche con l’Università Politecnica delle Marche e ospitato da Fermo Tech. Una trentina di studenti ha lavorato sui temi dell’intelligenza artificiale e della sostenibilità, che stanno trasformando prodotti e processi. Incontri così avvicinano i giovani alla ricerca applicata e permettono di discutere le tecnologie in un luogo dove le imprese e l’università sono presenti.

Partecipanti al laboratorio su intelligenza artificiale e sostenibilità, ospitato da Fermo Tech con il Punto Impresa Digitale della Camera di Commercio delle Marche e UNIVPM.

Per gli studenti di ingegneria e delle scuole superiori, dal Montani agli Artigianelli, il contatto diretto con le attrezzature e con casi reali aiuta a collegare lo studio a possibili applicazioni. L’obiettivo è far conoscere e usare strumenti come manifattura additiva, AI e realtà virtuale, estendendo nel tempo le attività ad altre specializzazioni perchè innovare richiede anche competenze di design, comunicazione, economia, cultura e servizi. Da questa esperienza possono nascere percorsi professionali, idee e, talvolta, nuove imprese. Non si tratta di organizzare visite isolate ma il laboratorio può accompagnare una classe dalla scoperta a una prova concreta, da un problema individuato alla realizzazione di un prototipo. Così la tecnologia smette di sembrare lontana e diventa una possibilità per migliorare un prodotto, ridurre gli sprechi o rendere più accessibile un servizio. In un territorio che vive di manifattura e artigianato, questo dialogo può rafforzare il legame tra formazione e lavoro e incoraggiare i giovani a investire qui le proprie competenze.

La stessa apertura si vede nel rapporto con la cultura. La stampa 3D, la realtà virtuale e le tecnologie digitali possono contribuire a conservare e raccontare il patrimonio, ma anche a renderlo più accessibile. Nel progetto CReAIT, Fermo Tech ha collaborato alla riproduzione in scala di Palazzo dei Priori e della Sala del Mappamondo. Modelli tattili pensati per aiutare i visitatori a orientarsi e a conoscere gli spazi, affiancati da un’esperienza immersiva in realtà virtuale. Qui la tecnologia non sostituisce il palazzo, la sua storia o la visita. Aggiunge un modo diverso di incontrarli, utile anche a persone che altrimenti avrebbero maggiori difficoltà a fruirne.

Un modello tattile realizzato con stampa 3D da Fermo Tech per il progetto CReAIT, insieme all’esperienza in realtà virtuale per la visita accessibile.

Un altro incontro tra innovazione e arte è il progetto “Proteggiamo la bellezza”, nato attorno all’opera “Ladro di stelle” dello scultore sambenedettese Marcello Sgattoni. Con il contributo tecnico di Fermo Tech sono state realizzate miniature dell’opera mediante stampa 3D, poi rifinite a mano dall’artista. L’originale è stato donato a Papa Francesco e una miniatura è stata consegnata a Papa Leone XIV. È un esempio di come una tecnologia di laboratorio possa sostenere la valorizzazione di un’opera e contribuire a portarla in contesti diversi, mantenendo centrale il lavoro e la sensibilità dell’autore.

La riproduzione in stampa 3D realizzata da Fermo Tech dell’opera dello scultore sambenedettese Sgattoni, e regalata a Papa Leone XIV

Anche FermHamente, il festival fermano della divulgazione scientifica, ha mostrato quanto sia fecondo far dialogare linguaggi diversi. Negli spazi di Fermo Tech è stata inaugurata “Posthumous Mock-Ups”, mostra personale dell’artista Alessandro Di Pietro, realizzata con Karussell e l’Istituto tecnico tecnologico Montani. Le tecnologie di manifattura additiva sono entrate nel percorso artistico non come semplice dimostrazione di una macchina, ma come strumenti di ricerca e produzione. La collaborazione con una scuola tecnica ha aggiunto un’ulteriore dimensione ossia gli studenti possono vedere che le competenze tecniche dialogano con la creatività, e che un laboratorio può ospitare anche domande, forme e sperimentazioni proprie dell’arte contemporanea.

Alcune opere di Alessandro Di Pietro in mostra negli spazi di Fermo Tech, con alcuni component realizzati da Fermo Tech in AM su indicazione dell’artista

Sono esperienze diverse, ma hanno un tratto commune ossia la tecnologia diventa significativa quando incontra le persone e risponde a una possibilità concreta. Può sostenere una piccola impresa che vuole verificare un nuovo prodotto, offrire a uno studente l’occasione di provare una competenza, aiutare un museo a rendere più inclusiva la visita, oppure mettere a disposizione dell’artista strumenti che ampliano il suo processo creativo. In ciascun caso, il laboratorio lavora come un ponte tra mondi che spesso si sono osservati da lontano.

Perché questo ruolo abbia continuità, gli eventi devono trasformarsi in relazioni. Una visita può diventare un’attività didattica; un laboratorio per studenti può far emergere un progetto; un incontro con un’impresa può aprire una sperimentazione; una collaborazione culturale può coinvolgere nuove professionalità. Fermo Tech può contribuire a costruire questi passaggi, mettendo a disposizione competenze, tecnologie e una rete di relazioni che comprende l’università, le scuole, le imprese, gli enti pubblici e gli operatori culturali. L’obiettivo non è fare tutto da soli, ma creare le condizioni perché soggetti diversi lavorino insieme e le idee trovino un seguito.

«Vogliamo che Fermo Tech sia riconosciuto non solo come un luogo in cui si applicano tecnologie alle esigenze delle imprese, ma come uno spazio aperto in cui il territorio può incontrare il futuro. Se un giovane entra in laboratorio e ne esce con una domanda nuova, se un’impresa trova un interlocutore per trasformare un’intuizione in una prova concreta, se un artista o un museo scoprono un modo diverso di raccontare la bellezza, allora abbiamo attivato qualcosa che va oltre il singolo progetto. Il nostro compito è mettere in moto idee, competenze e collaborazioni: perché l’innovazione diventi anche cultura e opportunità per il Fermano», afferma il prof. Michele Germani, presidente di Fermo Tech.

Un motore territoriale non si misura soltanto dal numero delle tecnologie disponibili, ma dalla capacità di renderle accessibili e di farle circolare. Per questo Fermo Tech vuole rafforzare il dialogo con le scuole, l’università, le imprese e il mondo culturale, accompagnando i giovani dal primo incontro con le nuove tecnologie alla possibilità di usarle in un progetto concreto. Il laboratorio può così contribuire a un Fermano che non si limita a osservare l’innovazione da fuori, ma la sperimenta, la interpreta e, quando ci sono le condizioni, la trasforma in nuove attività e nuove imprese.

(spazio promo-redazionale)

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