Alessandro Felicioni

 

“Finalmente il PD locale ha gettato la maschera del finto buonismo e della collaborazione con tutti per il bene del Paese”. Alessandro Felicioni del Laboratorio Civico, entra nel dibattito che ha visto le forze di maggioranza schierarsi a favore della tassa di soggiorno, in primis il Partito Democratico.

“Già in consiglio comunale lo aveva fatto nel corso dell’ultima assemblea quando, di fronte alle puntuali e legittime richieste di chiarimento sulla questione Fim, si era assistito ad un silenzio di tomba dai banchi della maggioranza, naturale conseguenza dell’assenza di qualsiasi attenzione alle parole da noi pronunciate – spiega Felicioni –  Ora però ci si lancia in strali e anatemi anche contro gli operatori turistici, rei, a detta del PD, di svendere il paese per il solo fatto di voler puntualizzare che loro hanno da sempre contribuito con risorse proprie anche al buon esito degli eventi organizzati dall’amministrazione”.

Laboratorio Civico che ribadisce il suo no alla tassa di soggiorno: “Ci sentiamo di esprimere la massima solidarietà con gli operatori e di ribadire l’assurdità delle decisioni che stanno maturando nonostante l’unanimità dei pareri contrari. Quello che più preoccupa, però, è leggere alcune affermazioni dalle quali appare chiaro che chi parla non sa nemmeno bene di cosa si tratti. Intanto è una imposta e non una tassa. Non è una questione di lessico, la differenza è sostanziale. Fosse stata una tassa ci sarebbe stata una corrispondenza diretta tra quanto pagato ed il servizio offerto; invece, siccome è una imposta, non c’è un legame diretto tra entrate e uscite ma solo una previsione di legge che impone di investire il gettito in servizi per il turismo. Allora il problema è capire se e in che misura ciò che viene pagato è reinvestito come la legge prevede. Non è vero che nessuno vuol pagare le tasse (rectius le imposte); nessuno vuol pagare le imposte destinate ad un servizio che non c’è. Leggiamo che occorre istituirla per evitare di chiedere agli operatori un qualcosa di più di quello che la legge ci impone. È falso. Intanto sarebbe impossibile chiedere agli operatori qualcosa che non è previsto per legge. Sono loro che, lo scorso anno, hanno contribuito spontaneamente. E poi non c’è nessun obbligo di istituire l’imposta. Leggiamo anche che si tratterebbe di una questione di equità. A noi non appare equo imporre un balzello per servizi che vengono forniti dagli stessi operatori. E poi, infine, la confessione e la sintesi di tutto: la malcelata prepotenza di ventilare la possibilità di definire un maggior carico del tributo laddove gli operatori non dovessero continuare a sostenere gli eventi dell’amministrazione”.

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