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Sale comunali vietate ai “fascisti”
Il consiglio approva il regolamento

PORTO SAN GIORGIO - Passa in consiglio comunale il nuovo regolamento per l'utilizzo delle strutture pubbliche, dal teatro alla sala Imperatori. Tariffe abbassate tra le proteste della minoranza. Scontro pure sul divieto di concessione a chi si rifà all'ideologia fascista. L'assessore Baldassarri difende la scelta. "Recepito un'indicazione dell'Anci". Per l'opposizione: "Anacronistico rimarcarlo".
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Elisabetta Baldassarri

di Sandro Renzi 

Tre righe da togliere perché anacronistiche per l’opposizione sangiorgese. Tre righe da lasciare ed anzi rimarcare per la maggioranza di centrosinistra. Quel divieto di utilizzo delle strutture pubbliche, dal teatro comunale alla sala Castellani, previsto per chi si rifà all’ideologia fascista ed espressamente indicato e voluto dalla giunta Loira nel nuovo regolamento che disciplina la concessione degli spazi comunali, ha finto con l’infiammare ieri sera la civica assise. Un divieto difeso a spada tratta dai banchi della maggioranza e dall’assessore alla cultura, Elisabetta Baldassarri, ma contestato nella forma dalla minoranza. “E non perché tra l’opposizione vi sia qualche fascista –ha tenuto a rimarcare Marco Marinangeli, capogruppo della Lega e firmatario dell’emendamento che puntava a cancellare queste righe- ma semplicemente perché è anacronistico fare una precisazione del genere in un regolamento comunale. Il fascismo è stato già condannato dalla storia”.

Marinangeli ha usato toni accesi accusando il centrosinistra di “essere vittima di pregiudizi ideologici” ed ha chiesto di togliere dal documento questa frase: non potranno in alcun caso essere rilasciate concessione di occupazione spazi ed aree pubbliche, per conferenze, incontri e simili, alle organizzazioni ed associazioni che
direttamente si richiamano all’ideologia, ai linguaggi e rituali fascisti, alla sua simbologia.

Rocca Tiepolo

“Il mio invito era ad essere, a livello comunale, più amministratori e meno ideologizzati, perché quello che interessa realmente ai cittadini è quello che si fa per Porto San Giorgio. Insomma lo stesso risultato l’amministrazione poteva ottenerlo evitando richiami anacronistici e limitandosi a lasciare la parte in cui si vieta giustamente l’utilizzo di queste strutture a chi fomenta la discriminazione razziale, etnica, religiosa, sessuale, di lingua, di opinioni politiche”. Posizione sposata dai colleghi di opposizione Fabio Bragagnolo, Maria Lina Vitturini e Renzo Petrozzi. Quest’ultimo se l’è presa con il Pd. “Vi siete dati da soli la patente di antifascisti –ha tuonato il consigliere civico- ma qui tutti lo siamo, anche il movimento della Lega”. Dalla maggioranza interventi a raffica. “Ancora oggi ci sono culture e slogan nelle piazze che si rifanno alla ideologia fascista. Se associazioni importanti come l’Anpi,  o la stessa Anci hanno invitato le amministrazioni ad evitare la concessione dei luoghi a queste realtà, credo sia importante ribadirlo” ha osservato la consigliera Catia Ciabattoni.

Centrosinistra pronto quindi a fare da argine contro quella che lo stesso capogruppo dem, Andrea Di Virgilio, definisce “una pericolosa recrudescenza” riferendosi a tutti quei fenomeni e situazioni che chiamano in gioco direttamente o indirettamente il ventennio fascista. “Bene allora ribadire un principio che è nella nostra stessa costituzione” ha aggiunto Di Virgilio. Sulla stessa lunghezza d’onda anche i consiglieri De Luna e Clementi. Per Antonello Cossiri (Pd) il fatto di aver previsto questo divieto nasce dalla consapevolezza che ancora oggi “ non abbiamo la coscienza storica di quello che è stato e senza una condivisione non guadiamo avanti. Un difetto di maturità come il fatto che non esiste in Italia una destra liberale e moderna. Le croci uncinate esposte durante le partite di calcio o le commemorazioni pubbliche in strada ed in piazza del ventennio sono sotto agli occhi di tutti. Chi si preoccupa di questo non è certo uno scimunito che guarda indietro”.

Antonello Cossiri

Il nuovo regolamento è stato però al centro di polemiche anche per aver tagliato e di molto le tariffe per l’uso delle varie location e del teatro in particolare. Da 400 euro si è passati a 150 per il teatro ad esempio. L’obiettivo è allargare la platea dei fruitori e fare in modo che tutti paghino. Al punto che la stessa assessora Baldassarri ha presentato un emendamento, poi approvato dalla maggioranza, che svincola dalla gratuità anche gli enti pubblici. “Nel corso del 2018 il teatro è stato aperto 211 volte e complessivamente il comune ha ricavato 6 mila euro dall’utilizzo di tutti gli impianti comunali, in linea con i cinque anni passati”. Per l’opposizione così si “svenderebbero” i beni comunali e dubbi sono stati sollevati rispetto all’ipotesi di incassare di più con il nuovo regolamento. Dai banchi della maggioranza tanto la Ciabattoni quanto Cossiri hanno allora suggerito di far trascorrere un anno di prova con i nuovi prezzi. “Facciamo un anno di prova e mi prendo l’impegno di fare una interrogazione e se gli introiti saranno minori sarò il primo a presentare una proposta di modifica” ha assicurato Cossiri. Ipotesi che è stata peraltro inserita nel regolamento stesso.


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