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“Inversione di rotta sull’ambiente”
l’appello-monito dell’Officina Trenino
dopo la mancata Bandiera blu

PORTO SAN GIORGIO - Dal centro sociale in viale della Vittoria: "La tutela dell'ambiente ancora non porta consensi: avete mai sentito una campagna elettorale locale basata sulla costruzione di un impianto di depurazione?  Eppure sarebbe una 'grande opera' dal costo di milioni di euro, destinata alla salute e al benessere di tutti, l'unica adeguata a soddisfare un reale bisogno collettivo"
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Il centro sociale Officina Trenino

“Chiariamo subito un punto: delle bandiere blu non ci interessiamo, ciò che è legato a questo vessillo è da sempre oggetto di critiche e non vogliamo discutere di commercio ora”.

Prendiamo spunto dal mancato riconoscimento della Bandiera blu alla città per chiarire, ancora una volta, la nostra posizione su ambiente, inquinamento e urbanizzazione del territorio in cui viviamo. È evidente che da anni assistiamo al sistematico peggioramento della qualità della vita nella riviera. Su questo c’è poco da dibattere.

Ne sono esempio le numerose ordinanze sindacali per il divieto di balneazione dello scorso anno, fatte su richiesta dell’Arpam (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale delle Marche); queste sono il risultato della presenza nel mare di escherichia coli e enterococchi, batteri presenti nelle feci umane, ma anche nelle acque reflue urbane non depurate, con valori superiori rispetto ai circa 200unità/100ml fissati come limite di legge”. E’ l’analisi del centro sociale Officina Trenino che prende, sì, spunto dalla mancata assegnazione della bandiera 2019 della Fee alla città per un discorso più ad ampio raggio sulle politiche ambientali:

“Questi scarichi non sono altro che il risultato del cambiamento dei territori limitrofi degli ultimi anni: espansione edilizia senza però lo sviluppo di impianti di depurazione adeguati e proporzionali alle modifiche dell’ambiente naturale. Ci si aspettava quantomeno il monitoraggio di queste criticità, che però non c’è stato, così come non c’è mai stata continuità da parte delle amministrazioni comunali nel dare ascolto agli allarmi lanciati dagli enti di controllo ambientale su questi fenomeni, almeno negli ultimi tre anni.

Le dichiarazioni di chi ha grandi responsabilità strappano sorrisi amari: da una parte c’è la continua e becera ricerca del consenso, anche quando la gravità della situazione richiederebbe ben altro che un paio di post e interviste per scaricare il barile verso la costa. Dall’altra si tende a minimizzare e prendere tempo, come accade sempre quando a rischio è un bene comune e non la proprietà privata.

Sembra incredibilmente banale ma è così, la tutela dell’ambiente ancora non porta consensi: avete mai sentito una campagna elettorale locale basata sulla costruzione di un impianto di depurazione?  Eppure sarebbe una ‘grande opera’ dal costo di milioni di euro, destinata alla salute e al benessere di tutti, l’unica adeguata a soddisfare un reale bisogno collettivo.

‘Non c’è più tempo’ è lo slogan gridato dalle migliaia di persone scese in piazza in questi ultimi mesi. Chiedere un’inversione di rotta rispetto all’evidente crisi ambientale provocata da capitalismo e profitto è doveroso. Anche sulle nostre spiagge, di tempo pare ne sia rimasto poco: non certo per riavere la Bandiera blu di cui, l’abbiamo detto, poco ci interessa, ma per tornare ad avere delle acque pulite in cui sia possibile, semplicemente, tuffarsi senza rischi”.

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