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Torna all’antico splendore
l’abbazia dei santi Ruffino e Vitale
tra storia, misteri e sicurezza

AMANDOLA - Dall'Arcidiocesi di Fermo: "Monsignor Rocco Pennacchio, arcivescovo metropolita di Fermo è lieto, a tre anni dalla scossa del 24 agosto 2016, di invitare la comunità a festeggiare, sabato prossimo alle 18,30, la conclusione dei lavori di riparazione e ripristino dei danni causati dal sisma"
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Il vescovo Pennacchio

“Monsignor Rocco Pennacchio, arcivescovo metropolita di Fermo è lieto, a tre anni dalla scossa del 24 agosto 2016, di invitare la comunità a festeggiare, sabato prossimo alle 18,30, la conclusione dei lavori di riparazione e ripristino dei danni causati dal sisma nell’Abbazia dei Santi Ruffino e Vitale di Amandola, una delle chiese più antiche e suggestive delle Marche, meta da sempre di numerosi pellegrini e visitatori”. E’ quanto comunicano dall’arcidiocesi di Fermo.

“Un attento lavoro di consolidamento e restauro è stato possibile grazie ai fondi derivanti dall’ordinanza commissariale 32 del giugno 2017 che ha permesso all’arcidiocesi di Fermo, in qualità di ente attuatore, di procedere nell’intervento.
E’ stato possibile il recupero filologico dello stile severo e originario della costruzione, contraddistinto dal sapiente uso della pietra: sono state riportate in luce le pareti di alcuni ambienti che erano ormai celati dai rimaneggiamenti storici e al contempo si è intervenuto nel consolidamento e, in qualche misura, anche nel miglioramento dell’edificio al fine di contenere qualsivoglia ulteriore danno derivante da altri eventi.
Oggi è possibile ammirare una nuova visione dell’architettura della Chiesa di San Ruffino in cui riemergono alcune porzioni di pareti in pietra mai viste e di ottima fattura.
Le chiese con la loro architettura centenaria raccolgono l’identità dei nostri territori, le persone partecipano di una storia che il tempo arricchisce continuamente di nuovi elementi che silenziosamente entrano a far parte integrante della nostra vita. L’esperienza drammatica del sisma ha permesso di riflettere sull’essere comunità, sugli spazi che troppo spesso diamo per scontati e dovuti ma che diventano così importanti e significativi e che è fondamentale restituire alla comunità. Si auspica una rinnovata attenzione e sensibilità da parte di tutti perché questo patrimonio cosi difficilmente recuperato sia custodito con attenzione ed amorevolezza.

Il progetto è stato redatto dall’architetto Evelina Ramadori che purtroppo recentemente, a seguito di una breve malattia, ci ha lasciati, e dall’ingegner Massimo Conti che è stato anche il direttore dei lavori, eseguiti dalla ditta Ediltecnica di Russi (Ravenna) e dalla ditta Euroimpianti di Piero Pieragostini. L’intervento è stato interamente finanziato grazie all’ordinanza 32 del 22 giugno 2017 per un importo pari a 300.000 euro

Nell’occasione si anticipa che il 22 settembre 2019 sarà riaperta al culto la chiesa di San Francesco di Fermo i cui lavori di ripristino stanno proprio in questi giorni concludendosi.

Note storiche dell’Abbazia dei Santi Ruffino e Vitale:

“Poche sono le fonti storiche che consentono di districare gli interrogativi che avvolgono il complesso abbaziale. A ciò si aggiunga che le tracce degli antichi e recenti restauri hanno avvolto il corpo di fabbrica di una pesante veste architettonica che difficilmente ne consente di analizzare e ricostruirne la storia. Almeno tre sono le fasi edilizie macroscopiche interessanti un vastissimo arco cronologico; partendo da un probabile edificio di origine preromana o italica (attestato nell’utilizzo, come unità di misura, del “pes oscus” nelle sue geometrie), passando per uno religioso caratterizzato da una cripta alto-medievale per finire all’edificazione di un imponente luogo di culto frutto di un cantiere ingegneristico particolarmente elaborato. Oggi l’abbazia rappresenta di fatto un complesso costituito dalla connessione di ben tre corpi di fabbrica: la cripta tardo antica conosciuta come ‘ipogeo’, la cripta romanica a sala semi-ipogea e l’edificio abbaziale vero e proprio, a tre navate con terminazione absidale e presbiterio rialzato. Il suggestivo ambiente a forma di tau dell’ipogeo quasi certamente venne scavato sotto preesistenti strutture e all’alto medioevo sono ascrivibili le sue pitture. Dall’esame delle figurazioni, che raccontano di una processione benedicente di santi, è chiaro che trattasi di una ‘consacrazione’ di un sito in precedenza pagano. L’importanza che assunse nel tempo il complesso religioso è sottolineata in modo piuttosto esplicito anche dall’apparato di iscrizioni pictae e di graffiti nella cripta, questi ultimi attestanti una qualche forma di pellegrinaggio e culto devozionale. Il più recente culto del santo giovinetto Ruffino, qui venerato quale protettore delle malattie erniali, fu introdotto successivamente a quello che originariamente era un cenobio benedettino dedicato a San Vitale. Dotato di ingenti beni e vaste terre, fu abitato da monaci solo fino all’anno 1495 quando, con la morte dell’abate monaco Spinuccio Regis, la badia passò ad essere ‘commenda’ abbaziale di ragguardevoli personalità. Tra i tanti si ricorda Carlo Benedetto Odelscalchi che la godette dal 1660 al 1676, anno in cui fu eletto Papa con il nome di Innocenzo XI. All’allontanamento dei monaci dal cenobio fu conseguente il suo declino.

Dal Ferranti abbiamo una descrizione risalente al 1891 del Monastero di San Ruffino: “…e’ situata in una fertilissima pianura posta alla destra del fiume Tenna, dal cui letto si eleva notabilmente. La circondano diversi monti, la maggior parte dei quali dolcemente inclinati, e fra quelle la sovrasta il monte, una volta Castello, di Marnacchia, tutto ricoperto di selva verso l’adriatico. Dista dalla città un’ora di cammino, cui peraltro si va per strada provinciale agevolissima, recentemente compiuta lungo la destra riva del Tenna e diretta al mare. Tutti i fondi e le selve circonvicine sono di proprietà di questa badia, e prossimo le rimane a levante il rio chiamato Rigoscano, celebre per le sue abbondanti ed efficacissime acque solfuree.”…..
Dopo una breve descrizione del sito in cui sorge e dell’architettura della Chiesa, il Ferranti descrive anche la cripta che chiama sotterraneo e le tradizioni popolari connesse:
“E’ fatto a volte, con colonne tozze e capitelli cubiformi, smussati agli angoli, ov’è intagliata rozzamente una foglia. In mezzo di esso havvi un altare, e dietro ma in senso contrario, una specie di arca composta di grandi pietre. Ha questa un foro in mezzo, pel quale passano striscioni e devoti e specialmente quelli che soffrono d’ernia. I molti cingoli che si veggono indicano le grazie riportate dal protettore San Ruffino come i solchi profondi formati sul marmo del foro palesano la divozione, tuttora viva, cha a lui hanno i fedeli, i quali vi accorrono ance adesso da lontane parti, e specialmente nel dì 19 agosto, in cui cade la festa del santo giovanetto San Ruffino martire”.


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