Renzo Leonori

Confartigianato Imprese Macerata-Ascoli Piceno-Fermo, oltre a sostenere una proposta di legge denominata Zes, Zona Economica Speciale Sisma insieme ad un gruppo di lavoro con altre associazioni datoriali, ordini professionali ed università, ha redatto un documento, presentato in questi giorni anche ad alcuni parlamentari del territorio, contenente una serie di proposte di modifica al Decreto Sisma.
“Il Decreto in questione (D.L. 24.10.2019 n. 123) – ha dichiarato il presiedente Renzo Leonori – contiene dei passaggi significativi per la ricostruzione, come il finanziamento a tasso zero con contributo a fondo perduto per le nuove iniziative d’impresa del “cratere” e la proroga della cosiddetta “busta paga pesante” al 15 gennaio 2020, con l’abbattimento del 60% del capitale da restituire. Ma a nostro parere occorre cogliere questa importante occasione per completare gli interventi riguardanti soprattutto le piccole imprese e la prospettiva economica di questi territori”.

“Ecco – annunciano dal Confartigianato – le nostre proposte. 

Si parte dalla busta paga pesante: riguardo all’abbattimento del 60% della busta paga pesante, diventa necessario garantire pari trattamento anche a quelle imprese del cratere, oggi escluse dal decreto, che avevano chiesto ed ottenuto o il rateizzo delle imposte del 2017 e 2018 (che dovranno iniziare a rimborsare la sospensione dal 2020) e ad altre che addirittura avevano pagato per intero.

Zona Franca Urbana: prevedere una proroga della Zona Franca Urbana non di biennio in biennio, ma strutturata per un periodo più lungo di almeno 5/6 anni; una proroga struttale incentiverebbe maggiormente molte imprese, anche di fuori regione, ad insediarsi e ad effettuare importanti investimenti stimolando nuova occupazione.
Occorre una norma speciale per il medio-lungo periodo, perché i segnali del quadro macro-economico che si è creato in seguito al sisma del 2016, sono molto preoccupanti. Le conseguenze del terremoto si sono infatti aggiunte ad una situazione già di per sé compromessa nelle aree interne, a causa della crisi che da anni investe la nostra economia.
Una situazione di tal genere deve essere necessariamente affrontata con misure di natura straordinaria che possano favorire la ripresa economica ed il ripopolamento delle aree interne.

Credito d’imposta: tra le altre criticità, va evidenziata quella relativa alla questione del credito d’imposta. L’Agenzia delle Entrate ha infatti esteso il credito d’imposta, previsto per il Mezzogiorno secondo la Legge di Stabilità 2016. Il rischio su questo provvedimento è quello che in caso di esaurimento dei fondi stanziati per tale agevolazione, essi andranno a ripartizione del credito riconosciuto alle imprese, in misura molto ridotta rispetto a quanto richiesto. Sarebbe una vera beffa per chi ha investito. Se tale ipotesi dovesse essere applicata, risulta opportuno prevedere un ulteriore stanziamento di risorse a copertura di quanto necessario.

De minimis: il regime riguardante gli aiuti di piccola entità che possono essere concessi alle imprese senza violare le norme sulla concorrenza tra operatori all’interno dell’Unione Europea, prevede che l’importo massimo ottenuto da un’impresa non può superare, nell’ultimo triennio, 200.000 euro.
Si fa presente però che con la Zona Franca Urbana, il Danno Indiretto ed altre misure, molte imprese hanno chiesto ed ottenuto l’esenzione massima concedibile pari a 200.000 euro di contributi e crediti d’imposta relativi alla ripresa ed alla ricostruzione. Molte di queste, spesso le più virtuose, che vogliono investire e creare occupazione nelle aree più danneggiate, hanno inibita la possibilità di usufruire di alcune misure di aiuto sugli investimenti nell’area del “cratere” a causa appunto del raggiungimento dell’importo massimo. La proposta è quindi quella di escludere dal conteggio del “de minimis” proprio le provvidenze ottenute con provvedimenti e leggi speciali, rivolti alla ripresa economica del “cratere”, soprattutto per le piccole che operano esclusivamente sui mercati locali e che pertanto non opererebbero in regime di concorrenza tra operatori europei.

Responsabilità solidale: un ulteriore aggravio burocratico e un pesante drenaggio di risorse, con perdita di liquidità ai danni delle imprese del settore costruzioni, è quello previsto dal Decreto Fiscale. La misura sulla responsabilità solidale per il versamento di ritenute applicate da imprese appaltatrici e subappaltatrici (DL fiscale 124 del 26 ottobre scorso), prevede che, in tutti i casi in cui un committente affidi a un’impresa l’esecuzione di un’opera, il versamento delle ritenute fiscali per i lavoratori impiegati in quell’appalto venga effettuato direttamente dal committente stesso, a cui l’appaltatore o subappaltatore deve anticipare le somme. In tal modo si chiede alle imprese di sottrarre propria liquidità, senza peraltro poter utilizzare la compensazione con i rispettivi crediti fiscali.
Per combattere l’evasione fiscale si stanno scegliendo strumenti che mettono a rischio il fragile equilibrio finanziario delle imprese, già pesantemente danneggiate dall’introduzione dello split-payment. Senza considerare che il meccanismo disegnato dalla norma costituisce un capolavoro di complicazione burocratica nella gestione amministrativa dell’appalto, mettendo così a rischio l’esecuzione dell’intera opera. Questa misura iniqua e dannosa che così come formulata, punisce anche gli operatori sani del settore, mettendone a rischio la sopravvivenza, deve essere quanto prima ritirata.

Subappalti: l’attuale normativa prevede che le imprese possono subappaltare fino al 30% dei lavori edili, escluse le opere specialistiche. L’interpretazione dell’Ufficio Speciale Ricostruzione delle Marche stabilisce invece che nel 30% siano comprese anche tutte le opere specialistiche (come impianti elettrici, termoidraulici, infissi, ecc.). In questo modo, il necessario subappalto ad imprese del settore edile, come ad esempio il movimento terra, carpenteria, pavimentisti, ecc., è enormemente limitato, se non del tutto impedito. Per la ricostruzione, le lavorazioni speciali devono pertanto essere escluse dalla quota del 30%, proprio per non vanificare la possibilità di subappaltare opere edili.

Altra ultima problematica da evidenziare è che mentre l’attuale norma in vigore per l’assegnazione dei lavori della ricostruzione non richiede più la presentazione di tre offerte, l’Usr continua invece a ritenerle necessarie, sostenendo che con il termine “selezione” si faccia sempre riferimento ad un numero minimo di tre offerte. Anche in questo caso si chiedono interpretazioni più chiare che semplificano le procedure della ricostruzione”.

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