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Caos a cinque stelle,
Maggi e Pergolesi sbattono la porta:
“Movimento condannato all’irrilevanza”

POLITICA - I due consiglieri annunciano l'uscita e chiedono lo scioglimento del gruppo in Regione. Sulla sfondo della guerra fratricida le prossime elezioni regionali e il mancato accordo col centrosinistra sul nome di Sauro Longhi
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Romina Pergolesi e Gianni Maggi

 

«Noi non possiamo e non vogliamo continuare ad essere complici di una scelta tanto illogica quanto scellerata e conseguentemente, dopo aver rifiutato ogni compromesso scegliendo di non ricandidarci alle elezioni regionali, prendiamo le distanze dal gruppo perché nessuno ci possa vietare un ulteriore tentativo di confronto tra tutti coloro che credono sia ormai improrogabile e necessaria una fase nuova della politica che porti alla guida e al governo delle istituzioni persone di spessore, capacità e competenza».

Sono le parole di Gianni Maggi e Romina Pergolesi ormai ex consiglieri regionali del M5S. I due infatti hanno definitivamente rotto con il Movimento e hanno chiesto la convocazione del gruppo in Regione per chiederne lo scioglimento (gli altri due consiglieri Piergiorgio Fabbri e Peppino Giorgini dovrebbero secondo i dissidenti ricostituire il gruppo con un nuovo simbolo, diverso da quello del 2015) e annunciare il passaggio al gruppo misto. Sullo sfondo di questa guerra fratricida ci sono le prossime elezioni regionali e in particolare la decisione su una possibile alleanza col Pd e col centrosinistra. Maggi e Pergolesi erano stati infatti i fautori di un accordo giallo-rosso sul nome dell’ex rettore Univpm Sauro Longhi, ma si sono visti sbattere la porta in faccia da Roma dopo il niet dei parlamentari grillini marchigiani, senza neanche la consueta consultazione su Rousseau. E ora che si fa appello (anche a livello nazionale) a un nuovo accordo per evitare di consegnare le Marche al centrodestra, ma sul successore del governatore Maurizio Mangialardi, i due hanno definitivamente sbattuto la porta.

 

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L’ormai ex gruppo del M5S in Regione

 

Ecco la loro lettera integrale di Gianni Maggi e Romina Pergolesi con cui annunciano l’uscita dal Movimento.

«I principi che hanno ispirato la nascita del Movimento 5 Stelle rimangono oggi più che mai attuali. Ma i principi camminano sulle gambe delle donne e degli uomini e molti di questi si sono ritrovati “grillini” non per una comune storia politica o una medesima sensibilità, ma uniti solo dalla stessa voglia di ribellione contro una politica trasformata in ricerca di interessi personali e non collettivi.

L’aggregazione nata genericamente attorno alla richiesta di una società più giusta e onesta, che concilia i diritti alla salute, al lavoro e alla conoscenza con il rispetto per l’ambiente, nella quale “nessuno deve rimanere indietro”, ha fatto crescere velocemente il Movimento. Una crescita così rapida da non permette la formazione di una adeguata classe dirigente e soprattutto di una identità politica comune.

Accade così che quando il Movimento è chiamato dagli elettori a condividere responsabilità di governo e di potere, manifesta una serie di incertezze e contraddizioni che lo fanno tornare indietro altrettanto rapidamente nei consensi.

Donne e uomini che si ritrovano improvvisamente a ricoprire importanti incarichi nelle istituzioni senza una adeguata formazione politica, o almeno esperienze professionali significative, sono spesso portati ad anteporre la salvaguardia della nuova posizione inaspettatamente raggiunta a quei principi che dovrebbero promuovere e difendere.

Così nelle Marche, a differenza di altre regioni, viene incredibilmente impedita una prassi democratica, consueta al Movimento, non consentendo a tutti gli iscritti di decidere, sulla piattaforma Rousseau, se la lista 5 Stelle dovesse correre alle elezioni regionali da sola o in coalizione. La deriva verticistica, l’abbandono dei territori e il disinteresse ai loro problemi, la mancata elaborazione di una strategia politica partecipata, hanno portato progressivamente ad una disaffezione diffusa e ad un allontanamento persino dei portavoce e dei militanti storici.

Nelle ultime elezioni amministrative più della metà delle liste del Movimento già esistenti nei comuni delle Marche non si sono ripresentate. La stessa tendenza si manifesta alle prossime elezioni regionali. Nel collegio elettorale di Ancona, per riportare un caso emblematico, hanno dato la loro disponibilità solo cinque candidati su nove che dovevano formare la lista, tanto che si stanno cercando, saltando ancora il coinvolgimento della base, quattro amici fidati per completarla.

La confusa identità politica, le lotte interne e la formazione delle correnti, spesso funzionali al mantenimento dei privilegi raggiunti, stanno compromettendo l’immagine del Movimento. Buona parte dell’elettorato che ha votato 5 Stelle, sia proveniente dal centrodestra che dal centrosinistra, lo sta abbandonando, come ci dicono gli impietosi esiti dei sondaggi.

Noi che abbiamo invece una identità politica convinta e precisa, volta a impedire alla destra di governare la regione e portare il Movimento alla guida delle Marche, avevamo elaborato un progetto che chiedeva discontinuità all’attuale maggioranza proponendo un candidato civico di spessore su cui avrebbero converso quelle forze che si riconoscevano in un programma comune.

I parlamentari marchigiani del Movimento hanno chiesto e ottenuto da Roma la bocciatura secca della proposta senza consultare tutti gli iscritti.

Ora invece che si comincia a comprendere che la vittoria della destra nelle regioni metterebbe in pericolo la tenuta del Governo, alcuni strenui sostenitori locali del postulato “a Roma si nelle Marche no” cominciano a mostrarsi possibilisti al confronto, ma non con un candidato civico, come si poteva fare quando ancora il centrosinistra non aveva operato la sua scelta, ma con Mangialardi che prende il posto di Ceriscioli ma non costituisce certo un segnale di discontinuità.

Questo isolamento che, in un momento così difficile per le Marche, condanna il Movimento all’irrilevanza, è difficile da far comprendere agli elettori. E’ difficile spiegare loro come mai a Roma, per evitare di consegnare il Paese a Salvini e soci, si sia fatta una coalizione con il centrosinistra che sostiene un Presidente del Consiglio civico mentre da noi si vuol regalare la regione alla destra su un piatto d’argento.

Noi non possiamo e non vogliamo continuare ad essere complici di una scelta tanto illogica quanto scellerata e conseguentemente, dopo aver rifiutato ogni compromesso scegliendo di non ricandidarci alle elezioni regionali, prendiamo le distanze dal gruppo perché nessuno ci possa vietare un ulteriore tentativo di confronto tra tutti coloro che credono sia ormai improrogabile e necessaria una fase nuova della politica che porti alla guida e al governo delle istituzioni persone di spessore, capacità e competenza

Un confronto aperto a tutti quelli che vogliono impegnarsi, senza condizionamenti o interessi di parte, a dare risposte efficaci e rapide alla drammatica situazione che i marchigiani sono costretti ad affrontare. Un confronto che unisca tutti coloro che non vogliono lasciare spazio a una destra che cerca consensi alimentando odio e contrapposizioni proprio nel momento in cui c’è più che mai bisogno di unione, collaborazione e solidarietà, soprattutto per aiutare la gente a risollevarsi, cominciando da quelli che hanno le difficoltà maggiori».

 


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