(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

di Andrea Braconi

La rielezione di Sergio Mattarella è quella che dà maggiore forza al Paese. Francesco Verducci, senatore del Partito Democratico, ne era convinto ben prima dell’ottava votazione, che ha sancito il ritorno del presidente al Quirinale. E ne è ancora più convinto oggi, soprattutto dopo il discorso di insediamento pronunciato in Parlamento.

“In un anno così difficile come quello che stiamo vivendo, l’anno della pandemia, della crisi sociale ed economica, della costruzione delle riforme legate al PNRR, della crisi energetica e dell’inflazione, la sua rielezione preserva un assetto che vede al Quirinale la personalità politica più rispettata ed amata dagli italiani, e a Palazzo Chigi l’unica persona, Mario Draghi, in grado di tenere vivo un Governo di unità nazionale. In questo senso è stata un’elezione nell’interesse del Paese perché qualunque altra soluzione avrebbe rischiato una crisi istituzionale al buio, assolutamente complessa e con il rischio di perdere molto tempo dietro una crisi politica che sarebbe stata incomprensibile agli occhi del mondo ma, soprattutto, alla società italiana, alle famiglie, al settore economico, ai lavoratori più deboli.”

Facciamo, però, un passo indietro. Sono state giornate molto concitate quelle che hanno preceduto la rielezione di Mattarella, con tanti nomi sul tavolo soprattutto da parte del Centrodestra ed anche una grande confusione in entrambi gli schieramenti. Come si può sintetizzare quella settimana vissuta da dentro?

“È stata una settimana molto complicata, c’era il rischio che l’elezione del presidente della Repubblica venisse trasformata in un rodeo e che fosse il grimaldello per far esplodere una vera e propria crisi istituzionale. È stata una settimana vissuta pericolosamente perché in realtà c’è una grande difficoltà delle forze politiche e anche delle coalizioni a stare in piedi. Se alla fine questa settimana ha raggiunto un risultato così positivo è perché di fronte al tentativo strumentale della Destra, che ha cercato di eleggere un presidente a maggioranza non tenendo conto invece della necessità in questa fase storica di avere un presidente che rispondesse ad un’unità nazionale, nonostante questi tentativi siamo riusciti ad eleggere un presidente di garanzia, anche grazie ad una vitalità del Parlamento. La sua rielezione si è fatta largo votazione dopo votazione, innanzitutto grazie alla volontà parlamentare. C’era la sensazione che la scelta giusta fosse quella di fare appello al presidente Mattarella. Consapevolezza all’inizio di pochi, poi sempre più larga e infine condivisa quasi da tutti come la scelta più giusta.”

Quel “siamo riusciti” è significativo, perché con la vostra corrente interna al Pd (i cosiddetti Giovani Turchi, ndr) avevate rimarcato la necessità di un Mattarella Bis.

“Non è certamente questo il caso di rivendicare posizioni, qui ha vinto l’Italia. Noi dai primi di gennaio avevamo messo nero su bianco questa proposta politica, perché ci è sempre sembrata la più forte innanzitutto perché capace di raccogliere un sentimento della popolazione. Il 31 dicembre c’è stata un’onda emotiva fortissima a seguito dell’ultimo discorso di Mattarella ed un rammarico per il fatto che stesse per andarsene. Quindi, la nostra proposta aveva la forza di raccogliere l’istanza della gran parte dei cittadini italiani che nutrono un grande legame con il presidente Mattarella, cementatosi soprattutto durante la pandemia, durante il quale il presidente è stato riconosciuto come una persona in grado di dare sicurezza e di essere davvero il garante della nostra Repubblica. A questo si aggiunge la forza di una proposta politica che avrebbe rafforzato il quadro esistente. Nel mezzo di una pandemia, ancora con centinaia di morti al giorno, nel mezzo di una transizione legata al PNRR e dentro una crisi energetica, l’ultima cosa da fare era rischiare che il Governo Draghi venisse giù.”

Mattarella 2015 e Mattarella 2022. Contesti politici e sociali diversi, ma ci sono delle analogie?

“Intanto nei suoi due discorsi di insediamento, che uniscono il Paese. Due discorsi che fanno appello alla politica e che quindi rimarcano l’importanza della politica in questo frangente in particolare, in cui tanti commentatori hanno parlato di debacle della politica, sulla quale io non sono però d’accordo: credo ci sia una crisi molto forte dei partiti, ma quando il Parlamento fa la scelta giusta è sempre una vittoria della politica, pur in un contesto di crisi in particolare delle coalizioni. Il punto di congiunzione è un presidente che dimostra fiducia nella politica e che chiede alla politica di reinventarsi. Credo che la funzione storica del settennato che si apre oggi sia quella di dare vita ad una nuova stagione politica e portare il nostro paese nella Terza Repubblica. La vicenda del Quirinale ha dimostrato il fallimento della Seconda Repubblica, la sua consunzione, il fallimento del modello maggioritario con coalizioni che stanno insieme forzosamente ma che in realtà impediscono ai soggetti politici di avere una centralità, un’identità e di tornare ad avere un rapporto positivo con la società, la capacità di aprirsi, reinventarsi, rigenerarsi.”

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