
«Nell’apprendere le dichiarazioni del segretario dei Giovani Democratici di Fermo, che pubblicamente ha dichiarato che “Giuseppe non è morto di lavoro”, riteniamo inaccettabile che certa politica, di fronte all’ennesima tragedia sul lavoro, provi a minimizzare e a distrarre l’opinione pubblica».
Queste le parole del segretario del Partito della Rifondazione Comunista, Alessandro Fortuna, che seguita: «Ogni volta che c’è un morto sul lavoro si pensa alla fatalità, salvo poi scoprire che i tre morti sul lavoro al giorno sono il risultato di un’organizzazione del lavoro fondata esclusivamente sul profitto. Qui però, siamo andati oltre. È assurdo dover morire mentre si lavora, figuriamoci se ad essere colpito è un ragazzo che va a scuola; perché di questo stiamo stiamo parlando, ossia di ragazzi che con il pretesto della “formazione al lavoro” sono soggetti agli stessi rischi dei lavoratori».
«In questa triste vicenda, come sempre, ci sono due piani: quello giudiziario e quello politico – dice il Prc -.Saranno le autorità competenti a stabilire le cause e le condizioni nel quale è avvenuta la morte di Giuseppe, ma dal punto di vista politico abbiamo l’obbligo della chiarezza. Non siamo sorpresi dalle dichiarazioni dei giovani del Pd, che neanche di fronte alla morte di un loro coetaneo riescono a spogliarsi dell’ipocrisia imperante nel loro partito, tra i maggiori responsabili dell’arretramento dei diritti sul lavoro e dell’avanzamento della cosiddetta “scuola-azienda”. Non siamo sorpresi perché riflettere a fondo sulle responsabilità politiche di quello che sta accadendo, mettere in discussione l’alternanza e la formazione professionale, investire seriamente sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, vorrebbe dire mettere in discussione quel paradigma neoliberista su cui stanno fondando la nostra società».
«La Formazione Professionale è sempre stata la Cenerentola dei sistemi di apprendimento, e non è sufficiente giustificarne il ruolo di argine all’abbandono di qualsiasi percorso da parte dei giovani. È ora di rimettere in discussione la canalizzazione precoce, riprendendo il cammino che, in linea con l’articolo 3 della Costituzione, sessant’anni fa portò all’elevazione dell’obbligo scolastico alla terza media e alla soppressione dell’avviamento professionale. Obbligo scolastico che venne elevato a sedici anni, per un brevissimo periodo, dall’ultimo governo Prodi, per essere poi travolto da quello successivo con l’obbligo formativo, che poteva essere espletato anche nella Formazione Professionale e, dopo il Jobs Act, coperto in gran parte dall’apprendistato».
«Da dove nasce la necessità di pensare che uno studente, anche quando frequenti una scuola professionale, debba finalizzare la propria educazione scolastica ai diktat del mercato? – si interroga Fortuna – Le imprese pensano ovviamente che debba essere così, ma il punto di vista delle imprese è quello di chi ha la necessità di massimizzare i propri utili e che vede nel lavoratore una merce. Lo Stato invece, e quindi la scuola, pensa davvero che a 16 anni un ragazzo esista in quanto forza-lavoro e non in quanto individuo? – conclude – Come Partito della Rifondazione Comunista di Fermo abbracciamo la famiglia Lenoci e invitiamo chiunque a scendere in piazza il 18 Febbraio a Fermo, a fianco degli studenti, contro l’alternanza scuola-lavoro, gli stage ed ogni forma di lavoro minorile e malpagato».














