«Sinistra Italiana aderisce alle mobilitazioni promosse dalla Rete italiana pace e disarmo in tutte le città e sarà presente alla manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil, l’appuntamento è per lunedì 28 febbraio alle ore 18 nella Piazza del Popolo di Fermo». E’ quanto si legge in una nota di SI che rilancia la notizia di una mobilitazione in piazza del Popolo, lunedì prossimo per dire no alla guerra.

«La Cgil, la Cisl e la Uil Marche – rimarcano i sindacati con il segretario regionale Cgil, Daniela Barbaresi – condannano l’aggressione militare russa e richiedono uno stop immediato delle ostilità: il primo obiettivo deve essere la protezione umanitaria dei civili. Nel ripudiare la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, come previsto dall’art. 11 della nostra Costituzione, esprimiamo la nostra solidarietà al popolo e ai lavoratori e lavoratrici dell’Ucraina. E’ necessario attivare urgentemente tutti i canali della politica e della diplomazia, in sede europea ed in sede Onu. Occorre fermare la guerra in Ucraina e far partire un vero processo di pace. Mai come oggi è evidente che la pace ed il ripudio delle guerre debbano essere la priorità dell’agenda politica italiana, europea e mondiale. L’Unione Europea agisca ispirata dai suoi principi costitutivi a difesa di pace e democrazia. Come in tante città italiane, anche nelle Marche Cgil, Cisl e Uil hanno promosso, anche in collaborazione con numerose altre associazioni, movimenti e istituzioni, o aderito alle manifestazioni che si terranno a Fano, Pesaro, Ascoli, San Benedetto, Macerata, Ancona e, si diceva, appunto, a Fermo lunedì prossimo alle 18 in piazza del Popolo. Cgil, Cisl e Uil Marche invitano lavoratori, pensionati, cittadini a partecipare per riempire le piazze per la pace e dire con forza che si fermi la guerra in Ucraina».

«La scelta di Putin di interrompere le trattative e bombardare molte città ucraine è inaccettabile, gravissima e illegale dal punto di vista del diritto internazionale, come accade sempre le prime vittime, quelle più numerose e innocenti sono civili. Seria è anche la responsabilità della politica espansiva della Nato. Fermare il conflitto e sostenere la popolazione civile è oggi l’assoluta priorità – affermano dal coordinamento fermano di Sinistra Italiana – Condannare la gravissima invasione russa, lavorare per il cessate il fuoco ed evitare ogni escalation, infine riattivare i canali diplomatici è ora quello che serve. L’Europa dimostri di esistere e agisca con forza in questa direzione. L’Italia ha una grande tradizione pacifista, le organizzazioni sociali e i movimenti hanno sempre contribuito al dibattito del paese con una straordinaria profondità di analisi e proposta: il Governo italiano ascolti le ragioni di tutte le piazze. La forza della pace deve prevalere su ogni cecità politica o geopolitica, non possiamo ripetere i drammatici errori della nostra storia passata: chiediamo che le piazze, non solo siano piene, ma vengano anche ascoltate dalle istituzioni». Manifestazione a Fermo, si diceva, come in molte altre piazze d’Italia, e ovviamente delle Marche.

«L’Università per la Pace si mobilita contro la guerra in Ucraina. E lo fa domani – fanno sapere dalla Regione – ad Ancona, con un presidio organizzato insieme a tutti i soggetti che hanno firmato un appello per fermare il conflitto. Un appello rivolto al Presidente del Consiglio Mario Draghi, a quelli di Giunta e Consiglio regionale, Francesco Acquaroli e Dino Latini, e ai sindaci delle Marche, ma anche a “tutte le forze vive della società civile” affinché si adoperino “per impedire nel nostro continente una nuova tragedia ed una insensata carneficina”.

Quella di Ancona, in programma alle ore 17 in piazza Cavour, non è un’iniziativa isolata. Presidi analoghi sono infatti previsti in tutte le province marchigiane. L’appuntamento nel capoluogo dorico sarà per l’Università per la Pace l’occasione per proseguire nella raccolta di sottoscrizioni all’appello, di cui la stessa Università è prima firmataria, e dove si richiama alla necessità che “ciascuno al livello delle proprie responsabilità operi fattivamente e in ogni direzione per far abbassare l’altissima tensione, creare canali di dialogo, assumere iniziative efficaci che consentano una soluzione negoziata, equilibrata e giusta della crisi”. Al Presidente del Consiglio Draghi, i firmatari chiedono anche “di avviare il percorso parlamentare affinché l’Italia aderisca al Trattato Onu sulla proibizione delle armi nucleari (Tpnw)“. Inoltre i sindaci vengono chiamati ad attivare “contatti, costituire gemellaggi, ponti di dialogo” con i loro colleghi delle città nelle zone in conflitto».

 

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