Giuseppe Fedeli

di Giuseppe Fedeli *

«Concepito come un insieme di tradizioni, di azioni, di parole e oggetti, nella storia di tutti i popoli e di tutte le civiltà, il rito ha caratterizzato culture e ideologie. Viceversa, il “mito” nasce come risposta universale agli interrogativi sui misteri del cosmo e della vita, attraverso la narrazione di eventi fantastici e leggendari, legati a credenze religiose, su divinità e antichi eroi, o sui rapporti tra l’uomo, la natura e il soprannaturale. Dal punto di vista della antropologia, il rito rimanda ad una storia accaduta in un tempo primordiale che si manifesta nella nostra vita attuale. Quando il mito non ha più alcuna attinenza con l’attualità diventa fiaba, mentre il rito diviene puro spettacolo. Su questa dualità si basa il teatro greco, che ha trovato la sua consacrazione attraverso la rappresentazione del singolo individuo e dell’intera collettività. Strettamente legati tra loro, sia il mito sia il rito sono elementi archetipi, che tendono a spiegare aspetti della realtà con la riproposizione di racconti o di formule che si ripetono nel tempo».

«Al giorno d’oggi, specie nel periodo estivo, alle sagre paesane si alternano rievocazioni medieval/rinascimentali, feste a tema, che servono da collettore per liberarsi, sublimandola, di quella incertezza, che si trasforma in difficoltà per l’uomo ad affrontare un tempo di così grande complessità. Pavesati di drappeggi e bandiere, i borghi si animano, si aprono i battenti di antiche botteghe di arti e mestieri, le piazze, disseminate di “picaresche” taverne, diventano l’osservatorio privilegiato per incontrarsi, fino all’alba. Quando l’evento (il rito) che raduna più persone viene elevato a mito, può tuttavia scadere nel fanatismo: punto di partenza e punto d’arrivo, diventa il centro (quando non la ragion d’essere) di una comunità, il simbolo di una “appartenenza”. Si crea così una zona grigia, poiché vengono marginalizzate altre attività e iniziative, sicuramente più edificanti e fruttuose, che dovrebbero costituire il sostrato del pensare e dell’agire di ogni aggregato umano».

*giudice di pace

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