di MATTEO MALASPINA
«Quello che ci interessa è che venga fatto il punto chiaro sui prelievi. Siamo per il mantenimento della struttura e vogliamo discutere dell’inquinamento, cercando di capire se le analisi sono state fatte bene». È questa la strategia del Coordinamento ex Fim che intende adottare per cercare di contrastare la proprietà dell’area di Porto Sant’Elpidio evitando la demolizione della Cattedrale.
Questa mattina i rappresentanti delle associazioni che fanno parte del gruppo a difesa del sito si sono ritrovati nella sede della Croce Verde per fare chiarezza sugli ultimi avvenimenti, in particolare sui nuovi rilievi fatti dalla proprietà sulla muratura della struttura. Presenti, ad ascoltare le istanze, i consiglieri di minoranza di FdI Marcotulli e Balestrieri, la consigliera pentastellata Vallati e i due consiglieri del Laboratorio Civico Lattanzi e Genovese.
A parlare è Sadia Zampaloni che prima fa una breve cronistoria della vicenda e poi fa alcuni chiarimenti. «Dobbiamo essere chiari e dire che quando nel 2005 la proprietà ha acquistato l’area aveva tutte le conoscenza di tipo scientifico sull’inquinamento. Quando il TAR a fine marzo 2021 annulla la delibera della Commissione Regionale, non fa cadere il vincolo ma, come dice la Soprintendenza, la sentenza riguarda sola la revisione e non la possibilità di buttar giù la struttura – dice Zampaloni -. Tant’è che nella conferenza dei servizi del 2021 non fu approvato il progetto di demolizione e la società nel 2022 fece dei nuovi prelievi concludendo che l’inquinamento era lo stesso dei prelievi fatti in precedenza, nel 2006 e che la Cattedrale doveva essere abbattuta».
Ed è su questo punto che si concentra la critica che il Coordinamento fa alla proprietà elencando le incongruenze, le inesattezze e le forzature dei prelievi fatti per accertare l’inquinamento sia nel 2006 che lo scorso anno. «Nel 2006 non sono state fatte prove specifiche per verificare la stabilità dei contaminanti, così come la metodologia utilizzata non è stata quella giusta. Inoltre, il campionamento deve essere fatto congiuntamente dal privato e dall’Ente invece le date del prelievo sono diverse – continua Zampaloni -. Il materiale analizzato è diverso e dovevano essere evitati fenomeni di surriscaldamento. Nel 2022, i prelievi fatti sono stati solo due, solo nella parte sud (più inquinata) e solo su un punto della muratura. Tant’è che anche la Soprintendenza avanza dubbi sulle modalità di esecuzione».
Dunque, secondo il Coordinamento che ha presentato i dati delle analisi, non tutta la muratura è inquinata e che i livelli di inquinamento sono esigui, proponendo tecniche miste (sabbiatura e incapsulamento) per togliere l’inquinamento solo su alcuni punti specifici.
«Siamo qui per smontare tutto quello che la proprietà ha scritto nei file ufficiali. Abbiamo presentato due documenti e chiesto interlocuzione a tutti gli Enti, avanzando l’ipotesi di partecipare ai tavoli con i nostri tecnici ma non abbiamo avuto risposta – aggiunge -. La nostra denuncia è estesa anche all’Amministrazione Comunale che fino a questo momento non è intervenuta».
Lunedì ci sarà la conferenza dei servizi dove le associazioni non potranno intervenire ma hanno chiesto di acquisire le memorie tecniche e altri documenti con le controdeduzioni alla proprietà. «Daremo battaglia e il Coordinamento sta crescendo visto che un altro gruppo è pronto ad entrare a far parte della nostra associazione – dice Katia Fabiani, la presidente -. Quello per cui stiamo lavorando è per il mantenimento e la bonifica della cattedrale, escludendo la demolizione».
















