di Antonietta Vitali
Vittorio Sgarbi e il “suo” Michelangelo Merisi detto Caravaggio, raccontato nel libro scritto dal professore “Ecce Caravaggio. Da Roberto Longhi a oggi ”, hanno riempito ieri il Teatro Comunale di Porto San Giorgio. Una grande affluenza di pubblico per il settimo appuntamento della rassegna Parlare Futuro, giunta oramai alla dodicesima edizione sotto la guida di quella che è la mente del tutto, Oriana Salvucci. Protagonista, appunto, il critico d’arte e la sua lectio “Lezioni caravaggesche” di cui è stata assolutamente presente anche l’amministrazione comunale di Porto San Giorgio capitanata dal sindaco Valerio Vesprini che ha rivolto un caloroso saluto a tutta la sala.
In platea erano presenti i rappresentanti dell’Amministrazione comunale, il dottor Walter Scotucci, il presidente della Commissione Cultura e Turismo del Comune di Civitanova Marche Gianluca Crocetti. Il tema dell’incontro è stato la figura di Caravaggio. Sgarbi ha condotto il pubblico in un viaggio mirato alla riflessione sull’arte e su quanto sia complicato definire e comprendere un’opera.
«Perché Caravaggio è così grande? – è stato affermato nella presentazione della serata – . Perché si stenta a credere che le sue idee siano state concepite quattro secoli fa. Tutto, nei suoi dipinti, dalla luce al taglio della composizione, fa pensare a un’arte che riconosciamo, a un calco di sensibilità ed esperienze che non sono quelle del Seicento ma quelle di ogni secolo in cui sia stato presente e centrale l’uomo; la si può chiamare pittura della realtà, e a questo deve la sua incessante attualità. Davanti a un quadro di Caravaggio è come se fossimo aggrediti dalla realtà, è come se la realtà ci venisse incontro e lui la riproducesse in maniera totalmente mimetica. Stabilendo per ciò stesso un formidabile anticipo, perché si può dire, in senso oggettivo, che Caravaggio sia l’inventore della fotografia».
Una vera e propria passione quella di Sgarbi per Caravaggio, che già nel 2014 ne aveva scritto ne “Il punto di vista del cavallo”. L’idea di questo nuovo volume sul pittore milanese arriva dopo la scoperta, avvenuta nell’aprile del 2021, del dipinto Ecce Homo di Madrid inizialmente attribuito ad un pittore della cerchia di Jusepe De Ribera e battuto all’asta per soli 1.500 euro con il titolo “L’incoronazione di spine”. In realtà, come spiegato dal professore d’arte, Caravaggio, a parte la fama avuta in vita, per secoli, fino alla prima metà del 1900, diventa un pittore dimenticato, finito nell’oblio. Nel 1951, Roberto Longhi, storico e critico d’arte italiano, organizza a Palazzo Reale a Milano una mostra sul Caravaggio e i caravaggeschi, il Merisi è il suo grande asso nella manica e la mostra, che da subito è un successo che fa registrare qualcosa come più di quattromila presenze in tre mesi, segna la rinascita di questo artista riconosciuto oggi come uno dei più grandi geni dell’arte italiana. Una genialità indicata da Vittorio Sgarbi come la capacità, di questo artista vissuto tra il 1571 e il 1610, di essere incredibilmente contemporaneo.
Caravaggio dipinge la realtà, la rappresenta esattamente come è, scatta quasi fotografie all’interno dei suoi dipinti, sceglie personaggi reali, umili, poveri, della quotidianità, ne imprime le reazioni psicologiche attraverso le espressioni del volto, gli sguardi, la gestualità, il movimento catturato nelle tele quasi come fossero davvero istantanee. Il suo forte chiaroscuro, la luce, il buio delle tele rappresentano anche i suoi momenti individuali, quelli della sua vita vissuta in modo spericolato, senza freni, al limite della legalità. Un personaggio capace, quindi, di altissimi momenti di arte e talento e altrettanti, contrapposti, momenti di una vita personale vissuta sempre sul filo del rasoio. Quando nel 1951 Longhi organizza la sua mostra, quello che è considerato uno dei maggiori intellettuali italiani, aveva già iniziato da tempo la sua attività di poeta e scrittore, Pier Paolo Pasolini. Anche lui, come Caravaggio, una persona capace di altissimi slanci intellettuali contrapposti ad una vita intima in tumulto, anche lui che va a scegliere, per i personaggi dei suoi film, tra i ragazzi delle borgate romane.
Sul parallelismo tra questi due grandi artisti, si è basata la lectio tenuta da Vittorio Sgarbi, che ha ripreso il tema di questo confronto già avviato da Federico Zeri, storico e critico d’arte vissuto tra il 1921 e il 1998. Un interessante viaggio di lettura e di comprensione delle opere del Caravaggio, attraverso il quale solo un critico d’arte esperto come Vittorio Sgarbi può accompagnare lo spettatore al quale non sono mancate, di tanto in tanto, nemmeno le battutine sulla cronaca e l’attualità italiana e del mondo. Quelle punzecchiatine tipiche del critico d’arte magari inserite proprio ad hoc nel discorso al fine di non perdere e distogliere troppo a lungo l’attenzione dell’ascoltatore. E a margine dell’incontro al noto critico d’arte, il consigliere comunale Andrea Rogante ha donato una copia del suo celebre crocifisso, donato in passato anche a Papa Francesco e all’attuale ministro Matteo Salvini.






















