di Daniele Iacopini
Un’esperienza indimenticabile. Nel vero senso della parola. È quella vissuta da un gruppo di turisti fermani che, la scorsa settimana, si trovava in Kenya, proprio nel residence distrutto da un incendio. Si trattava del resort italiano Barracuda Inn di Watamu, in cui soggiornavano ben 182 italiani.
Un viaggio di relax, iniziato il 21 febbraio, nobilitato per l’aggiunta da preziosi intenti solidali, che da un momento all’altro si è trasformato in una situazione di pericolo. L’incendio ha completamente distrutto la struttura e provocato il ferimento di tre italiani poi ricoverati all’ospedale di Mombasa.
Il resort, come detto, si trova a Watamu, lungo una delle spiagge del Kenya frequentate dai turisti di casa nostra. Molti i clienti che sono fuggiti quando è scoppiato l’incendio, cercando di recuperare le loro cose. L’Ambasciata d’Italia a Nairobi, attraverso il consolato onorario di Malindi e in coordinamento con l’Unità di Crisi della Farnesina, ha seguito l’evolversi della situazione.
Per quanto riguarda il gruppo di fermani, va detto che è stato il safari a tenere i turisti lontano dal pericolo, come racconta Paolo Cerretani, 61 anni, del Centro sociale San Marco: «Il giorno dell’incendio siamo partiti alle 7 di mattina per andare a fare il safari e francamente eravamo ignari di ciò che stava accadendo. Abbiamo iniziato a preoccuparci quando sugli smartphone sono comparsi i primi messaggi e le richieste di informazioni da parte dei nostri familiari in Italia. Ci siamo guardati, qualcosa non tornava…Così ho chiesto spiegazioni alla guida che sottovoce, per non creare panico tra gli altri turisti, ci ha svelato l’accaduto».
Una gran paura, ovviamente, mista alla voglia di tornare al residence per ritrovare persone conosciute, per provare a recuperare i bagagli e gli effetti personali. Operazione non semplice. «L’organizzazione ha funzionato: siamo stati trasferiti immediatamente in un’altra bellissima struttura. Tuttavia non è stato facile recuperare le nostre cose. Ci sono stati anche episodi di sciacallaggio e alcuni di noi non hanno ritrovato quanto avevano portato. Le valigie le abbiamo ritrovare vuote. Tuttavia poi, rovistando tra il materiale salvato dai soccorritori e poi ammassato, siamo riusciti a recuperare indumenti intimi e vestiti vari».
Tra le cose che si sono salvate, una grossa valigia con materiale scolastico (penne, quaderni, matite…) destinato a un istituto scolastico per ragazzi orfani della zona, aperto dai familiari di una donna italiana morta in Kenya, e alcune buste di vestiti, raccolti a Fermo e destinati sempre alla popolazione locale.
«Le valigie con il vestiario in realtà non le abbiamo ritrovate – continua Paolo Cerretani – ma ognuno di noi aveva buste aggiuntive che ci eravamo divisi alla partenza. E quello è stato fortunatamente ripreso. Il materiale scolastico, invece, si è salvato ed è stato regolarmente consegnato!».
Era stato lo stesso Paolo, con i volontari del Centro sociale San Marco, a mettere insieme penne e quaderni. Altri due giovani fermani invece, vale a dire Fabio Frizzo e Matteo Tarquini, si erano adoperati per il vestiario. Della comitiva hanno fatto parte anche Serena Scibè, Carmela Marani, Valerio Malavolta, Tommaso Belleggia e Monia Di Ruscio.
«È stata un’esperienza che non dimenticheremo – conclude Cerretani – siamo rientrati domenica 26 febbraio con una moltitudine di sentimenti ed emozioni: la bellezza vista, la paura provata, il senso di scampato pericolo, la felicità dei ragazzi e la soddisfazione per essere riusciti comunque nel nostro intento».

















