Inaugurata nella serata di ieri con il professor Massimo Recalcati, psicoanalista di fama nazionale ed internazionale, la rassegna “Fermo sui libri”, giunta alla sua ottava edizione.
E’ salito “in cattedra” abituato a calcare palcoscenici anche importanti (qualche anno fa su Raitre ha curato gli approfondimenti “Lessico familiare” e “Lessico amoroso”, con i quali si è fatto conoscere al grande pubblico, ndr) deciso a sviscerare la nostra quotidianità toccando temi che angosciano ineludibilmente il mondo contemporaneo, causati dalla mancanza del “senso della Legge” come specifica: «Il nostro tempo non è più un tempo monoteista – analizza Recalcati, citando Pasolini – ma stiamo diventando società politeiste, le quali moltiplicano gli dei orizzontalmente attraverso, appunto, la moltiplicazione degli oggetti di consumo. Gli oggetti ci possiedono, sono diventati loro i nuovi padroni, hanno preso il potere. Avevamo l’illusione di riempire la mancanza della “Legge” moltiplicandoli. L’unica “Legge” che vale oggi è quella del consumo». Analizza, con i suoi toni pacati e decisi, fotografando l’attualità, come solamente lui sa fare.
Lo psicanalista descrive il mondo contemporaneo attraverso le sue esperienze di ascolto clinico con i pazienti, perfetto riflesso di una società svuotata, sempre alla ricerca del nuovo, perché «sono gli oggetti a guidarci dicendoci ciò che ci manca». Insomma, una schiavitù a tutti gli effetti. «Vado al supermercato per vedere quello che mi manca, non per prendere quello che non ho – prosegue citando una paziente – ed è un paradosso, è la torsione perversa del rapporto con l’oggetto». Il mercato ci offre illimitatamente oggetti che promettono di colmare le mancanze ed è un dato di fatto, eppure il loro obiettivo è l’esatto opposto, secondo il professore: alimentarle continuamente. Essi creano bisogni incessanti attraverso il lancio di modelli sempre nuovi sia che si parli di fashion o di smartphone.
Insomma Recalcati, psicanalista di orientamento lacaniano, spiega e offre consigli ad una platea presente numerosissima e preparata, desiderosa di ascoltare le sue parole. Anche dal vivo infatti, i suoi monologhi catturano l’attenzione degli spettatori, rimasti in rigoroso silenzio dall’inizio alla fine. Tocca poi anche il tema della guerra in Ucraina che «si scatena come ogni guerra – dice – al posto della difficile elaborazione di un lutto, quello della morte di un impero (russo, ndr) con la fine dell’Unione sovietica, il disfacimento del patto di Varsavia ed il fatto che diversi di quegli Stati vadano verso la democrazia. Anziché elaborare il lutto, che comporta diventare democratici, si scatena la guerra con un paese confinante».
Non tralascia però un argomento molto caro a chi lo segue da tempo, come quello sulla famiglia. «I veri genitori sono quelli adottivi – chiosa Recalcati dal palco – perché mostrano che l’adozione prescinde dal sangue, dalla biologia e dalla natura, i quali non fanno la famiglia. Ci vuole un atto di parola, di responsabilità, un atto di riconoscimento e di cura. Quando si diventa madre? Quando ci si prende cura di un figlio, quando gli si offre le proprie mani. Sono queste mani che fanno di una madre la madre. Non è il suo sangue, non è la biologia della generazione. Ci vuole qualcosa dopo la generazione di un figlio. Serve che ci si assuma nei confronti del figlio una responsabilità illimitata, mostrando di amarlo». Parole che pesano come macigni, ma arrivano ed offrono un riferimento non proprio casuale, data l’onda Pride nelle Marche, argomento che divide spesso l’opinione pubblica e non da meno le istituzioni.
Recalcati ha chiuso infine il suo intervento, dopo un monologo che ha catturato totalmente l’attenzione della platea, spiegando il risvolto positivo della pandemia, la quale «ha insegnato a tutti cos’è realmente la libertà», vale a dire una una sorta di “solidarietà collettiva”, sostenendo inoltre che durante il lungo periodo di reclusione per il covid «sono state le istituzioni ad averci salvato, senza di esse sarebbe stata autodistruzione» ed ha sottolineato l’importanza di avere un “fine vita” dignitoso per tutti, toccando il tema caldo dell’eutanasia e la mancanza di una legge ad hoc in Italia.
«La vita è una prova di resistenza, non ci può essere resa senza prima aver resistito, eppure la resistenza che rifiuta la resa è fanatismo. La grandezza non è solo proprietà della resistenza (vita, ndr), ma anche della resa (morte, ndr). Per preservare la dignità e la grandezza della resa è assolutamente necessaria una legge sull’eutanasia». L’applauso generale del pubblico in visibilio per il professore milanese ha posto il sigillo su una serata assolutamente da non dimenticare.
Laura Cutini
















