Si svolgerà domani, organizzato dalla dottoressa Isabella Paolillo, alla Sala dei Ritratti di Palazzo dei Priori, a Fermo, il congresso della sezione regionale delle Marche dell’Associazione italiana di psicogeriatria (Aip).
Il congresso vuole essere un momento di confronto e condivisione multidisciplinare (neurologi, psichiatri, geriatri) sul paziente anziano fragile nella sua complessità e soprattutto sugli aspetti diagnostici, clinici, terapeutici ed assistenziali dei pazienti affetti da demenze.
L’Aip è «una società scientifica di area sanitaria, che ha per scopo la promozione di programmi di formazione nel campo della psico-neuro-geriatria attraverso convegni, congressi, pubblicazioni e social media. Promuove e sviluppa attività di ricerca e studio in collaborazione con enti scientifici, economici, politici, sociali, sia pubblici che privati, a livello nazionale ed internazionale. Promuove politiche e progetti nel campo delle problematiche delle persone anziane con malattie neuro-psichiatriche come la depressione, l’ansia, le difficoltà di adattamento, i disturbi cognitivi. Uno degli obiettivi dell’Aip è offrire agli anziani la possibilità di invecchiare mantenendo attive le proprie capacità fisiche e mentali».
A Fermo si discuterà per tutta la giornata. Sono previste tre sessioni di lavoro, di gestione delle demenze e degli aspetti psico-assistenziali nel soggetto fragile. Si inizia alle 9 con i saluti dei rappresentanti delle istituzioni.
La demenza consiste nel deterioramento globale dello stato cognitivo, spesso in maniera progressiva. Ciò porta alla compromissione di varie funzioni cerebrali, quali memoria, linguaggio, ragionamento, capacità di orientarsi ed esecuzione di problemi complessi. A queste disfunzioni cognitive, si associano alterazioni della personalità e del comportamento (irritabilità, ansia, depressione, insonnia e apatia). Si verifica una progressione anche del danno funzionale con perdita dell’autonomia e dell’autosufficienza e conseguente vario grado di disabilità e di dipendenza dagli altri, fino alla immobilizzazione a letto ed all’impossibilità ad alimentarsi in maniera autonoma. La demenza può derivare da malattie primitive del cervello o da condizioni patologiche a carico di altri organi e apparati.
Una delle più recenti stime di prevalenza della demenza nel mondo riferisce di circa 50 milioni di soggetti affetti. Un valore destinato a raggiungere i 130 milioni entro i prossimi trent’anni. Fino al 60% di questi pazienti hanno una Malattia di Alzheimer, che è la forma di demenza più frequente in assoluto. Attualmente in Italia si stima che siano 600.000 i malati di Alzheimer, corrispondenti a circa il 20% della popolazione ultrasessantenne, ed in una percentuale simile di casi è presente una condizione di MCI (Mild Cognitive Impairment). Altre forme neurodegenerative, quali la malattia a corpi di Lewy o le demenze fronto-temporali, rappresentano invece nel loro insieme meno del 20% delle demenze. La demenza vascolare, invece, è la seconda forma più comune di demenza dopo la Malattia di Alzheimer, con una prevalenza stimata, in Europa, compresa tra il 20% e il 40%.
Negli ultimi decenni, al concetto di demenza si è affiancato quelli di ‘deterioramento cognitivo lieve’ (Mild Cognitive Impairment, MCI), che in oltre il 50% dei casi rappresenta una fase di pre-demenza: tali pazienti presentano inizialmente deficit cognitivi lievi, singoli (es. solo compromissione della memoria) o multipli, che non limitano la loro indipendenza funzionale, ma possono poi progredire a demenza vera e propria. Si tratta di una condizione importante da individuare perchè permette di agire con interventi preventivi che ritardino il passaggio a demenza.
La demenza, in crescente aumento nella popolazione generale, è stata definita secondo il Rapporto Oms e Adi del 2012 “una priorità mondiale di salute pubblica”. Il maggior fattore di rischio associato all’insorgenza di demenza è l’età. Ulteriori fattori di rischio sono patologie come il diabete, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione e l’obesità, ed anche uno stile di vita poco salutare, comprendente una scarsa attività fisica e mentale, un’alimentazione poco equilibrata, l’abuso di alcool o altre sostanze. Il fattore familiarità ha un peso significativo solo in una ridotta percentuale di casi (intorno al 10% per la Malattia di Alzheimer), appartenenti a famiglie portatrici di mutazioni genetiche con numerosi membri affetti dalla malattia, mentre avere un solo parente affetto in una delle generazioni precedenti aumenta solo lievemente il livello di rischio.
Il progressivo incremento della popolazione anziana comporterà un aumento della prevalenza dei pazienti affetti da demenza. Per tale motivo diventa sempre più urgente una diagnosi precoce e l’introduzione di terapie appropriate e di setting assistenziali specifici.

















