Regale, silenzioso, stratega nella sua attitudine a scrutare l’ambiente circostante prima di muoversi, quasi snob nel suo modo di fare, il gatto è uno degli animali domestici più diffusi ed è anche, indiscutibilmente, quello sul quale, da sempre, aleggia di più un alone di fascino e mistero. E oggi, nella ricorrenza della sua Festa 2024, si prende il suo spazio rimarcando tutti i suoi pregi.
Nel 1978 la Walt Disney Production, nel film “Il gatto venuto dallo spazio”, ne fa atterrare da un oggetto volante non identificato uno, al quale verrà dato il nome terrestre di Jake, dotato addirittura di poteri telecinetici e telepatici e che alla fine riuscirà a diventare cittadino statunitense. La Disney non ci era andata lontano sui poteri telepatici dei gatti perché, pare, riescano a percepire gli stati d’animo delle persone che hanno intorno grazie alle endorfine emesse.
Ma non solo. Recenti studi affermano, in aggiunta, che accarezzare un gatto mentre fa le fusa produce un effetto terapeutico, riuscendo, ad esempio, ad abbassare e regolarizzare la pressione di soggetti ipertesi.
Viene utilizzato anche nella pet terapy, il loro beneficio è indiscusso per i bambini con sindrome autistica ma sono dei tocca sana anche per gli anziani perché la loro morbidezza aiuta a mantenere in attività le articolazioni delle mani.
Demonizzato nel Medioevo perché associato alle streghe, era invece adorato e venerato nell’Antico Egitto e considerato un animale sacro che veniva mummificato dopo la morte.
Sono animali notturni crepuscolari, legati molto di più al luogo che al padrone che considerano più come un “inserviente” piuttosto che qualcuno a cui obbedire. Pare che il suo addomesticamento sia iniziato circa 10.000 anni fa e, da una mappatura del Dna di resti di gatti rinvenuti all’interno dei vasi canopi messi a confronto con i gatti attuali pare che non ci sia stata più nessuna evoluzione genetica come è stato invece per gli umani.
Segno, questo, che all’epoca dell’Antico Egitto, il gatto aveva raggiunto la sua massima espressione evolutiva e questo spiegherebbe anche il suo modo di guardare gli umani sempre un po’ dall’alto in basso, come a volerci dire “mi sono evoluto prima di te, figurarsi se mi faccio sottomettere”.
La sua indole è indipendente e felina, quindi è cacciatore. Gli egizi lo adoravano per questo, perché era utile, mangiava ratti e altri roditori pericolosi che potevano nuocere ai granai regali. Uccideva serpenti velenosi. È stato considerato un valido aiuto contro i topi fino a pochi anni fa. Oggi, invece, poverino, ha dovuto mettere da parte la sua natura e imparare a consolarsi con crocchette e cibi in scatola che, almeno sul grande schermo, gli vengono serviti su eleganti piatti di porcellana con tanto di posate.
Nei tanti film e altrettante favole di cui è stato protagonista, è stato sempre rappresentato astuto e agile ma, anche questa ultima dote che lo vedeva arrampicarsi sui tetti, oggi patisce un po’ perché i giochi sui quali scatenarsi li trova comodamente nel salotto di casa. Resta indomito e fedele a sé stesso il gatto selvatico, comunemente chiamato “gatto puzzo”, che scoperchia le tegole dei tetti per andare in cerca di nidi e di piccoli dei nidiacei.
Le razze domestiche più diffuse, invece, sono la tenerissima ragdoll, che lo fa assomigliare ad un peluche, la exotic shorthair, il bengala dal bellissimo manto leopardato e la nuova moda del momento, il gatto bassotto o munchkin. Lunga la sua vita media che è, più o meno, di venti anni. Per ognuna delle sue sette vite, ovviamente!
Antonietta Vitali















