Castelli in audizione alla Commissione Ambiente: «Ricostruzione Appennino centrale, modello integrato e riferimento per rigenerazione urbana» 

IL CRATERE del sisma, che interessa quattro regioni, dieci province, 138 comuni e oltre  600.000 abitanti, si configura oggi come un contesto complesso segnato dalla  sovrapposizione di tre grandi crisi: sismica, climatica e demografica. In questo quadro,  la ricostruzione non può essere concepita come un insieme di interventi settoriali, ma  deve assumere la forma di una politica integrata capace di coniugare sicurezza,  sostenibilità e sviluppo. 

Alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati si è svolta l’audizione del  senatore Guido Castelli, Commissario straordinario del Governo per la riparazione e  la ricostruzione sisma 2016.  

«Il caso della ricostruzione e della rinascita dell’Appennino centrale, a dieci anni dal  sisma 2016 – ha detto Castelli – può offrire alla Commissione Ambiente e al  Parlamento una duplice opportunità: da un lato, consente di valutare concretamente  l’efficacia di un modello integrato di ricostruzione e sviluppo territoriale; dall’altro,  rappresenta un riferimento per la definizione di politiche nazionali in materia di  rigenerazione urbana, adattamento climatico e rilancio delle aree interne».  

Il cratere del sisma, che interessa quattro regioni, dieci province, 138 comuni e oltre  600.000 abitanti, si configura oggi come un contesto complesso segnato dalla  sovrapposizione di tre grandi crisi: sismica, climatica e demografica. In questo quadro,  la ricostruzione non può essere concepita come un insieme di interventi settoriali, ma  deve assumere la forma di una politica integrata capace di coniugare sicurezza,  sostenibilità e sviluppo. 

«È proprio in questa prospettiva che si inserisce l’esperienza della Struttura  Commissariale, che – spiegano dalla stessa – ha operato come fulcro di una governance multilivello capace di  coordinare amministrazioni centrali, regioni ed enti locali. Questo modello ha  consentito di superare alcune delle tradizionali criticità dei processi di ricostruzione  in Italia, in particolare la frammentazione decisionale e la lentezza procedurale,  determinando uno sblocco significativo degli interventi pubblici. Per la ricostruzione  privata sono stati concessi finanziamenti per oltre 12 miliardi di euro, di cui 7,5 già  liquidati; sono conclusi i lavori in oltre 14mila cantieri e in altri 9500 si lavora  alacremente. Oggi circa il 98% degli interventi della ricostruzione pubblica risulta avviato o in corso, con oltre 4,6 miliardi di euro stanziati e più di 3.500 opere  programmate». 

Castelli ha ricordato alla Commissione che «in parallelo alla ricostruzione materiale, è  stato sviluppato un programma di sviluppo economico e territoriale, Next Appennino,  che rappresenta uno degli elementi più innovativi dell’intero processo. Con un valore  complessivo di 1,78 miliardi di euro, il programma mira a contrastare lo  spopolamento attraverso la creazione di opportunità di lavoro, la rigenerazione  urbana, il potenziamento delle infrastrutture e la promozione di comunità  energetiche e servizi digitali. La sua efficacia si misura non solo nella quantità degli  interventi – oltre 800 nella sola misura dedicata alla rigenerazione – ma anche nella  capacità di attivare investimenti privati e sostenere la nascita di un nuovo tessuto  imprenditoriale, con quasi 1.400 progetti finanziati». 

Le stime sull’impatto combinato della ricostruzione e del programma di sviluppo  indicano un incremento del Pil reale di circa 3,8 miliardi di euro nel periodo 2027- 2029 e un aumento dell’occupazione di oltre 18.500 unità. Ancora più significativo è  il dato relativo alla dinamica demografica, che prevede un’inversione della tendenza  allo spopolamento, con un potenziale incremento di circa 39.000 abitanti nell’arco dei  prossimi 15 anni. 

«Questo processo si accompagna a una profonda innovazione nelle modalità di  intervento. La ricostruzione ha progressivamente superato il paradigma tradizionale  del “dov’era e com’era”, evolvendo verso un approccio orientato al “come sarà”,  fondato su criteri di sicurezza, sostenibilità e innovazione tecnologica. L’utilizzo di  modelli avanzati di micro-zonizzazione, la progettazione integrata dei centri storici e  l’adozione di soluzioni costruttive innovative testimoniano una trasformazione che  investe non solo gli edifici, ma l’intero modo di concepire il territorio. Particolarmente rilevante è l’integrazione tra ricostruzione e transizione ecologica – ha concluso Castelli – Gli interventi in corso stanno generando significativi risparmi  energetici, stimati tra 82 e 152 milioni di euro annui, e promuovono modelli di  sviluppo basati sull’efficienza energetica, sulla produzione da fonti rinnovabili e sulla  gestione sostenibile delle risorse. In questo senso, l’Appennino centrale si configura come un possibile laboratorio nazionale per le politiche di adattamento climatico e di  rigenerazione ambientale. Ringrazio il presidente della commissione l’on. Mauro  Rutelli e tutti i componenti che hanno partecipato, mostrando grande interesse sul  tema della ricostruzione”.


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