La giunta regionale delle Marche ha approvato la delibera per quanto riguarda il recupero urbanistico ed identitario dei centri storici, attraverso il blocco alle aperture di attività diverse da quelle legate al made in Itali, come ristoranti etnici o bazar.

Ora la palla passa al Consiglio Regionale, che dovrà esprimersi al riguardo. Nel frattempo il caso inizia a far parlare nei vari comuni marchigiani ed ovviamente anche a Fermo.

«Credo sia una decisione ingiusta. A mio avviso se un imprenditore ha tutte le licenze in regola e rispetta le varie normative, ha il diritto di poter aprire il proprio locale dove ritiene più opportuno, anche in centro storico se vuole – ha dichiarato Youssef, titolare dell’unico locale di Kebab a Fermo – da quando ho rilevato l’attività (circa un anno, ndr), la maggior parte dei clienti sono italiani, significa che apprezzano i nostri prodotti, diventati ormai parte integrante anche della cultura italiana».

Prende atto della decisione della giunta regionale invece l’assessore al commercio di Fermo, Mauro Torresi, che negli ultimi anni si è prodigato per rendere sempre più attrattivo il centro storico della città ed in particolare Piazza del Popolo, dove sorgono diverse attività di ristorazione.

«Analizzeremo con attenzione il testo di legge che la Regione si appresta a varare. Ovviamente, come Comune, agiremo all’interno della cornice normativa che ci sarà proposta, con l’intento di valorizzare da una parte la tradizione e, dall’altra, di non discriminare comunque eventuali iniziative private – sottolinea Torresi – la proposta di legge mira anche al contrasto della desertificazione dei centri storici e dell’omologazione commerciale. Obiettivi condivisibili, che come Comune stiamo cercando di perseguire da tempo, puntando proprio sulla ristorazione di qualità. Devo anche dire che, fino ad oggi, per il nostro centro storico non abbiamo ricevuto richieste di aperture di attività lontane dalla tradizione locale. Mentre sono aumentate le aperture legate al “food” di qualità. Dunque, possiamo dire che Fermo ha già intrapreso questa linea virtuosa, in attesa di quanto deciderà l’Assemblea legislativa delle Marche».

Sul “caso” si sono espresse anche le associazioni di categoria.

Esprimiamo apprezzamento per la strategia avviata dalla Giunta regionale delle Marche volta a tutelare e valorizzare le attività commerciali e artigianali che contribuiscono alla conservazione delle caratteristiche identitarie dei centri storici e dei borghi marchigiani. Come associazione di categoria siamo convinti che i centri storici rappresentino i luoghi ideali per
custodire, tramandare e condividere i saperi, le tradizioni e la cultura dei nostri territori. La presenza di botteghe artigiane, produzioni tipiche e attività che raccontano la storia e le peculiarità delle comunità locali costituisce un patrimonio da preservare e valorizzare – fanno sapere da Confartigianato – pensiamo alla chiusura di tante botteghe che, sempre più spesso, vengono sostituite da locali occupati esclusivamente da distributori automatici di snack e bevande. È un fenomeno che rischia di svuotare i centri storici della loro anima e di snaturare quel concetto di accoglienza e ospitalità che da sempre contraddistingue i nostri borghi e le nostre città. Una comunità vive attraverso le persone, le imprese e le relazioni, non attraverso vetrine spente e spazi senza identità. Le attività artigiane, le botteghe storiche e le eccellenze enogastronomiche rappresentano un valore che contribuisce a mantenere vivo il legame tra luoghi, comunità e tradizioni. Sono attività che raccontano la storia dei territori e ne preservano l’autenticità. Il senso del provvedimento non deve essere interpretato come una discriminazione nei confronti di alcune attività economiche, ma come il riconoscimento del valore svolto da artigiani e commercianti che contribuiscono a mantenere il profilo storico, culturale e commerciale dei centri urbani. Parliamo di imprese che ogni giorno investono per mantenere vive le nostre città e i nostri borghi. Le botteghe artigiane e le attività commerciali di qualità non svolgono soltanto una funzione economica, ma rappresentano anche un presidio sociale e culturale, contribuendo alla vivibilità e all’attrattività dei centri storici. Difendere l’identità dei centri storici significa valorizzare l’artigianato, le produzioni tipiche e tutte quelle attività che costituiscono un patrimonio economico e culturale unico. È una scelta che guarda al futuro senza rinunciare alle proprie radici».

 

di Matteo Achilli

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