Siamo a Bussonico, frazione del comune di Montefortino. Sul ciglio della strada dove il 12 giugno scorso ha perso la vita mentre era al lavoro, è comparso un mazzo di fiori. A deporlo sono stati gli amici di Issouf Kone e i rappresentanti dell’Unione Sindacale di Base delle federazioni di Ascoli Piceno, Fermo e Teramo. Un gesto semplice, silenzioso, per ricordare un ragazzo di appena 33 anni la cui storia racconta molto più di una tragedia sul lavoro.

La commemorazione per Issouf
Dietro quel nome c’è il viaggio di migliaia di chilometri affrontato per inseguire una vita migliore. C’è una famiglia lasciata in Costa d’Avorio, una traversata nel deserto, il mare, gli anni trascorsi nell’incertezza e la speranza di riuscire finalmente a costruirsi un futuro.
Issouf era partito dalla Costa d’Avorio attraversando il Burkina Faso e il Niger fino a raggiungere la Libia. Da lì, nel 2016, aveva affrontato la traversata del Mediterraneo per arrivare in Italia. Una volta sbarcato era stato accolto a Teramo, all’interno di un progetto della Caritas, dove aveva vissuto per alcuni anni.
Come accaduto a molti migranti, però, il suo percorso si era presto complicato. La richiesta di protezione internazionale era stata respinta dalla commissione territoriale di Ancona e anche il successivo ricorso al Tribunale dell’Aquila non aveva avuto esito positivo. Con il diniego era arrivata anche la perdita del diritto all’accoglienza e Issouf si era ritrovato senza un posto dove vivere.
Per un periodo aveva dormito all’aperto, cercando di sopravvivere grazie ai lavori che riusciva a trovare. Prima aveva fatto il pastore, poi il muratore. Secondo il racconto degli amici, in quegli anni aveva conosciuto anche condizioni di forte precarietà e sfruttamento, continuando però a non perdere la speranza di regolarizzare la propria posizione.

Quella speranza si era concretizzata con la sanatoria, che gli aveva consentito di ottenere un permesso di soggiorno. Successivamente era riuscito anche a ottenere il passaporto e, dopo tanti anni di lontananza, era finalmente tornato in Costa d’Avorio per riabbracciare i genitori. Era rimasto con loro circa due mesi. Aveva inviato fotografie e video di quell’incontro tanto atteso, immagini che raccontavano la felicità di un ritorno rimandato per anni.
Poi il rientro in Italia e la ripresa del lavoro. Aveva trovato un impiego regolare nel settore edile e stava cercando di dare stabilità alla propria vita. Anche trovare una casa non era stato semplice. Aveva valutato di trasferirsi da un amico, ma i collegamenti con il luogo di lavoro gli avrebbero reso impossibile raggiungere il cantiere all’alba. Alla fine era riuscito a trovare una sistemazione a Teramo insieme ad altri ragazzi.
L’ultima telefonata con chi oggi lo ricorda risale a pochi giorni prima della tragedia. Un mese fa la notizia arriva fino in Costa d’Avorio, dove l’amico si trovava in quel momento: «È morto uno di noi». Solo dopo avrebbe scoperto che quel ragazzo era proprio Issouf.
Oggi, sul luogo dell’incidente, amici e rappresentanti dell’Usb hanno voluto ricordarlo con un momento di raccoglimento, a poche ore dal rimpatrio della salma. Il feretro è partito ieri dall’obitorio di Ascoli Piceno per una breve sosta a Teramo, dove la comunità che lo aveva accolto gli ha dato l’ultimo saluto, prima del trasferimento all’aeroporto di Fiumicino e del rientro in Costa d’Avorio, dove riposerà accanto alla sua famiglia.

Issouf Kone
La commemorazione è stata promossa dalle federazioni Usb di Ascoli Piceno, Fermo e Teramo. Il sindacato ha voluto ricordare Issouf non solo come una vittima del lavoro, ma come una persona che aveva affrontato un lungo viaggio, sacrifici e difficoltà nel tentativo di costruirsi una vita dignitosa.
L’Usb ha inoltre ribadito una richiesta che porta avanti da oltre due anni a livello nazionale: l’introduzione nel nostro ordinamento del reato di omicidio sul lavoro, una proposta che il sindacato sostiene di aver avanzato per primo e che continua a chiedere venga trasformata in legge, affinché tragedie come quella costata la vita a Issouf non restino soltanto numeri nelle statistiche degli infortuni mortali. Statistiche che fanno male, e che tolgono umanità ad un mondo ormai schiavo dell’indifferenza. Soprattutto dinanzi ai ragazzi più sfortunati.
Sì, perché Issouf aveva solo 33 anni.















