
Il “caso” del biodigestore a San Marco le Paludi, con il Tar che boccia il ricorso del Comune a favore del privato, entra a gamba tesa nel dibattito politico di Fermo. Il Consigliere di opposizione Saturnino Di Ruscio non ha perso tempo, presentando immediatamente una interrogazione.
«La sentenza del Tar Marche boccia sonoramente il Comune di Fermo e richiama i principi fondamentali del comportamento amministrativo della pubblica amministrazione come “il pubblico interesse” che deve guidare l’azione amministrativa, il rispetto delle norme e delle procedure amministrative, la condotta che non deve essere “ostruzionistica”, la “proporzionalità” degli effetti del provvedimento e molto altro che mi astengo dal commentare per rispetto dell’Istituzione Comune – dichiara il consigliere Saturnino Di Ruscio – nella interrogazione pongo in evidenza alcune questioni di carattere generale come la “disorganizzazione” dell’Ente dopo 11 anni di amministrazione Calcinaro, la logica dei numeri e non del Diritto che l’ha caratterizzata. Inoltre il comportamento dell’amministrazione comunale, omissivo in una prima fase e ostruzionistico in una seconda fase, ha, in sostanza, favorito il privato e preso per i fondelli gli elettori e gli abitanti di San Marco le Paludi che hanno creduto all’ennesima favola».
«Tutta la questione ruota intorno al perché la pratica sia stata tenuta ferma per 15 mesi in un Comune, quello di Fermo, dove il Sindaco, allora Calcinaro, si occupava anche delle questioni più minute e controllava tutto e tutti – conclude Di Ruscio – oppure dobbiamo credere al fatto che presso un qualsiasi Comune, possa essere presentata una pratica così impattante e importante senza che della stessa non venga preventivamente informato qualche rappresentante dell’amministrazione? Da ex Sindaco ho qualche dubbio».














