La cerimonia è fissata a lunedì 10 agosto alle ore 21:30, in un luogo di grande incanto come Torre di Palme, Borgo più bello d’Italia. Sarà l’ambientazione perfetta per presentare “Il Tempo delle Dame”: un evento nuovo, inserito nel programma ufficiale della 45ª edizione della Cavalcata dell’Assunta e pensato per mettere al centro in modo esclusivo tutte le figure femminili della manifestazione.
Ideato e curato da Gabriele Claretti, regista della Cavalcata, l’appuntamento nasce dalla volontà di colmare un vuoto: «Mancava un momento istituzionale, a livello generale della Cavalcata, che fosse squisitamente incentrato sulla figura femminile. L’intento è quello di creare un evento che possa radicarsi e rimanere negli anni».La serata presenterà le undici Dame, le dieci Dame di Contrada e la Dama della Cavalcata 2026, Mara Gaggia, insieme a tutte le cerimoniere della Cernita e delle Contrade: quasi quaranta donne in abito storico per un evento che celebra il contributo femminile alla Cavalcata in tutte le sue forme.
Per la parte cerimoniale, Claretti si è ispirato a “La Città delle Dame”, un trattato scritto intorno al 1404-1405 da Christine de Pizan, riconosciuta come la prima scrittrice donna professionista della storia europea, riscoperta dal movimento femminista nel secondo Novecento. Saranno presenti quattro figure in abito, ispirate al libro: Christine stessa e le tre Virtù di Giustizia, Rettitudine e Ragione, che scandiscono la cerimonia accompagnate dal musicista Luciano Monceri con i suoi strumenti musicali d’epoca. Ogni dama verrà presentata da una persona con cui condivide un rapporto reale (può essere una madre, una zia, un’amica) che leggerà una presentazione scritta di persona. Al termine, ciascuna dama riceverà la coccarda come simbolo del proprio ruolo.
Nel frattempo il Concorso di Abbellimento delle Contrade 2026 è giunto quest’anno a una nuova edizione con un regolamento rinnovato e un sistema di valutazione unico e trasparente. Dal 15 luglio vie, piazze, balconi, vetrine e spazi comuni dei rioni fermani si sono animati di addobbi, stendardi, allestimenti floreali, scenografie e illuminazioni temporanee: un’esplosione di colori e identità che ha reso la città intera parte integrante della manifestazione.
La valutazione è stata affidata a un Giudice Unico, Giulio Vesprini, nominato dall’Ufficio di Presidenza, che ha esaminato gli allestimenti secondo cinque criteri: coerenza storico-rievocativa, qualità estetica e scenografica, cura e decoro, creatività e identità di Contrada, coinvolgimento e diffusione sul territorio. Giulio Vesprini, classe 1980, è un artista di Civitanova Marche. Si è diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Macerata e laureato alla Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno. Dal 2004 si occupa di Arte Urbana partecipando a numerosi progetti in Italia e all’estero. Parallelamente all’attività di Urban Artist, il suo lavoro si concentra principalmente nell’ambito della direzione artistica e della comunicazione visiva per aziende e istituzioni pubbliche.
Dopo un’attenta analisi, il giudice ha annunciato che a conquistare il primo posto è la Contrada San Bartolomeo. Il commento del giudice: «Essere stato scelto come Giudice Unico per gli allestimenti della Cavalcata dell’Assunta di Fermo è motivo di profondo orgoglio, ma soprattutto un’importante responsabilità di lettura visiva e culturale. Il mio approccio è stato fedele alla mia visione con uno sguardo rigoroso che unisce il rispetto per la memoria storica, l’analisi degli spazi e la sensibilità per i colori e l’uso delle architetture. La Contrada San Bartolomeo è riuscita a tradurre la propria identità e la propria storia con una composizione dei propri colori pulita, forte e d’impatto, che cattura lo sguardo da lontano e rivela dettagli e cura dei particolari con uno sguardo più ravvicinato. Un equilibrio perfetto tra rispetto della tradizione e sensibilità estetica. San Bartolomeo ha saputo creare davvero un’atmosfera immersiva. Sono soddisfatto del risultato e di aver messo a disposizione del Palio la mia esperienza e la mia imparzialità, con l’emozione di chi sa che la bellezza visiva è la prima grande narrazione di questa straordinaria tradizione».


















