«Chiediamo che vengano messi a disposizione del nostro gruppo consigliare, come richiesto da Federico Spagnoli, e di tutta la cittadinanza fermana, tutti gli atti relativi alle caratterizzazioni passate e agli interventi inerenti alla ex-conceria per continuare ad indagare e a cercare di chiarire la situazione, e per proporre soluzioni più congrue, sostenibili e durature nel tempo». Questa la richiesta del coordinamento Sinistra Italiana – Avs Fermo, guidato dalla segretaria provinciale Sabrina Isidori. Tema? Come detto, l’ex Conceria.
Avs ricorda, infatti, nel suo comunicato stampa, che «il Consiglio Comunale dell’11 agosto, è stato richiesto e organizzato integralmente sulle proposte e sulle istanze delle opposizioni, ed ha visto come unico punto proposto dall’amministrazione comunale quello della ratifica contabile di una delibera di giunta sulla variante in corso d’opera per completare la bonifica di un’area demaniale accanto all’area della ex-conceria Sacomar. La ratifica di un atto di giunta, a posteriori, per completare una operazione di bonifica di un sito industriale contaminato può sembrare, ed è stata presentata, come poco più di una formalità contabile, di un atto dovuto, ovviamente reso necessario dall’urgenza in quanto andava deliberato entro la fine di agosto».
Ma, per Avs, «non si possono ignorare gli importanti risvolti dal punto di vista ecologico. Per questo motivo, nella commissione Bilancio, il rappresentante di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), il consigliere Federico Spagnoli, ha detto che forse sarebbe stato il caso di parlarne anche nella seconda commissione (Ambiente) ma a seguito di questa richiesta la maggioranza e l’amministrazione hanno risposto con nervosismo e incertezza tanto che non si è capito se la commissione si riunirà su questo argomento. Stiamo parlando di un’area in cui, per decenni, sono stati sversati – si legge nella nota Avs – rifiuti, a ridosso della Conceria. Sicuramente la bonifica di quel sito è una operazione di massima urgenza e importanza ma non si può certo sorvolare su alcuni aspetti di grande rilievo. Innanzitutto, appare molto azzardato, politicamente e socialmente sbagliato, prevedere una zona residenziale di due ettari per alloggi sociali e servizi al nascente ospedale, a ridosso di un’area in cui sono interrati dei rifiuti. E poi, sembra piuttosto superficiale liquidare positivamente l’operazione di bonifica, senza chiedersi in cosa essa consista e senza una opportuna informazione per la cittadinanza. In questo caso la bonifica consiste nel tombamento in loco di una parte di quelle duemila tonnellate di rifiuti, la parte che non si riesce a portare via a causa dei costi, ovviamente. Questo significherebbe lasciarli lì, sepolti e “messi in sicurezza” in un modo o in un altro, incastrati tra una zona residenziale e l’ansa del fiume Tenna. In pratica, a ridosso del fiume e poco sopra una falda acquifera viva e utile, ci sarà un sarcofago di rifiuti. Certamente oggi le analisi dell’Arpam ci dicono che la falda non è inquinata, ma in futuro cosa accadrà? Una amministrazione comunale può sentirsi sollevata dalle indagini compiute oggi? Può fare a meno di porsi il problema del domani e di cosa accadrà nei prossimi anni? Se ci sarà un terremoto o una esondazione del fiume il sarcofago sarà al sicuro? Vogliamo lasciare il problema alle prossime amministrazioni o alle prossime generazioni? Questo è un punto molto delicato» e per comprenderlo meglio il gruppo di Avs ha chiesto «un accesso agli atti e ai documenti, che fino ad ora non ha avuto seguito. Se, da un lato, è chiaro che bisogna sospendere il giudizio in attesa che la politica e la cittadinanza fermana siano edotte su ciò che si sta facendo, dall’altro non ci possiamo bendare gli occhi per non immaginare i problemi futuri, ma siamo obbligati a seguire la strada di una vera e definitiva bonifica del sito, prevedendo di portare via quei rifiuti e di smaltirli adeguatamente secondo le leggi ma ancora di più secondo l’opportunità, sociale e urbanistica dell’area. A questo problema si aggiunge il gravissimo fatto che, “prima dell’apertura del cantiere, è stato rinvenuto un cumulo di terreno di scavo misto a materiale di demolizione, non presente al momento della redazione del progetto di bonifica, del peso totale di 1435 tonnellate, a cui è stato assegnato il codice Cer 170504, di ignota provenienza verosimilmente derivante da attività edilizie”, e, a seguito di questo rinvenimento, l’amministrazione comunale che fa? Invece di denunciare il fatto per perseguire i colpevoli, dato che ne era venuta a conoscenza e aveva dati e mezzi per farlo, non avrebbe intrapreso nessuna azione e si è invece occupata della rimozione di questi rifiuti spendendo 77 mila euro di soldi pubblici. Avs crede che il problema sotteso da una banale ratifica contabile sia molto più ampio e delicato di quanto la maggioranza avrebbe voluto far credere nella riunione della commissione bilancio e nel Consiglio Comunale dell’11 agosto».















