Nel giorno della Solennità della Natività della Beata Vergine Maria, il Santuario della Santa Casa di Loreto ha vissuto questa mattina una giornata di particolare significato religioso, istituzionale e culturale, culminata con l’accensione della Lampada per la Pace nel mondo.
Un gesto dal forte valore simbolico, compiuto durante la Santa Messa solenne dal Dott. Federico Silvio Toniato, Segretario Generale del Senato della Repubblica, proprio nella giornata in cui la Chiesa celebra la nascita di Maria Santissima. La luce della Lampada, accesa nella Santa Casa, è diventata così un segno di invocazione e speranza per la pace, in un tempo segnato da divisioni, conflitti e profonde fratture tra popoli e culture.
La giornata era iniziata alle 9.30 con l’accoglienza nella Sala Macchi del Palazzo Apostolico di Loreto, alla presenza delle autorità religiose, civili, militari e degli ospiti. Alle 10 sono seguiti i saluti istituzionali del sindaco di Loreto e poi l’appuntamento centrale della mattinata: la lectio magistralis “Laicità e libertà religiosa: cultura e modelli costituzionali”, affidata a Federico Silvio Toniato, Segretario Generale del Senato della Repubblica, e presieduta dal Prof. Gerardo Villanacci, Presidente del Consiglio Superiore per i beni culturali e paesaggistici.
Un incontro che ha messo al centro una questione di grande attualità: il rapporto tra laicità, libertà religiosa e pluralismo all’interno della società contemporanea. Il confronto è stato costruito attorno al concetto di “spazio gentile”, inteso come luogo di incontro e di dialogo nel quale le differenze non rappresentano un ostacolo.
La laicità, è stato sottolineato, non va intesa come negazione della dimensione religiosa, ma nella sua accezione positiva, come principio meritevole di tutela da parte dell’ordinamento. Uno spazio nel quale diritti e doveri trovano una reciproca corrispondenza e nel quale lo Stato è chiamato a essere garante della libertà di religione.
Più volte, durante la mattinata, è tornato il tema del rispetto e del pluralismo come fondamenti della laicità. Il rispetto dell’identità di ciascuno, tuttavia, non può significare chiusura. Al contrario, deve accompagnarsi necessariamente all’apertura, alla disponibilità all’ascolto e alla capacità di riconoscere l’altro.
Un messaggio particolarmente significativo in una realtà come Loreto, dove la dimensione religiosa convive con quella culturale e istituzionale e dove il Santuario rappresenta da sempre un luogo di incontro per persone provenienti da Paesi e culture differenti.
«Loreto è diventato anche un punto di riferimento culturale oltre che religioso», ha sottolineato il professor Villanacci. «Emerge sempre più la necessità di un confronto perché le diversità non vanno combattute e non dovrebbero mai sfociare in guerre.»
La presenza, nella stessa giornata, di autorità religiose e militari, magistrati, docenti universitari e professionisti del mondo culturale ha assunto quindi un significato preciso. «Vedere le autorità religiose e militari riunite qui è significativo, insieme a magistrati e docenti universitari e professionisti del mondo culturale», ha infatti sottolineato Villanacci.
Una pluralità di presenze che ha dato concretezza al tema stesso dell’incontro: costruire uno spazio nel quale istituzioni, cultura, fede e società possano confrontarsi senza contrapposizioni, nella consapevolezza che la tutela della libertà e il riconoscimento delle diversità costituiscono elementi essenziali per una convivenza pacifica.
In questo senso, anche l’immagine della porta del Santuario, aperta, è diventata una metafora particolarmente significativa. Lasciare una porta aperta significa infatti mantenere viva la volontà di condividere, incontrare e accogliere. Significa non chiudersi nella propria identità, ma riconoscere che l’identità stessa può essere custodita proprio attraverso il dialogo con l’altro.
«Una porta aperta, dunque, come simbolo di una società che non ha bisogno di maestri, ma di testimoni» come ha messo in evidenza il dott. Toniato. Una società nella quale ciascuno è chiamato ad assumersi la propria responsabilità e nella quale nessuno può esimersi dal «controllare la nota della propria voce nell’armonia dell’universo».
È in questa cornice che la lectio magistralis ha trovato la propria conclusione nella citazione delle parole del giudice Rosario Livatino, una frase capace di sintetizzare il senso profondo della riflessione proposta: «Alla fine della vita non ci verrà chiesto se siamo stati credenti o non credenti ma credibili».
Dopo la lectio, alle 11.30, i presenti hanno raggiunto la Basilica della Santa Casa per la celebrazione della Santa Messa solenne. Ed è stato proprio durante la celebrazione che si è svolto uno dei momenti più attesi e simbolicamente forti della giornata: l’accensione della Lampada per la Pace nel mondo, a cura del Segretario Generale del Senato della Repubblica.
La Lampada, accesa nel cuore della Santa Casa nel giorno della Natività della Beata Vergine Maria, ha rappresentato il punto di incontro tra la dimensione della fede e quella dell’impegno per la pace.
Il valore del gesto è stato rafforzato proprio dal contesto nel quale è avvenuto: Loreto, la Santa Casa, la festa della Natività di Maria e una giornata dedicata al rapporto tra libertà religiosa, pluralismo e laicità. Elementi diversi che si sono ritrovati attorno a un unico messaggio: la pace nasce anche dalla capacità di rispettare l’altro, riconoscerne l’identità e mantenere aperta la porta del dialogo.
Alle 12.30, sul sagrato della Basilica, la giornata si è conclusa con l’omaggio dell’Aeronautica Militare alla Celeste Patrona, aggiungendo alla celebrazione religiosa anche la presenza delle istituzioni militari.
Una mattinata, dunque, nella quale Loreto ha confermato la propria vocazione non soltanto come luogo della fede, ma anche come punto di riferimento culturale e civile, capace di mettere attorno allo stesso tavolo mondi diversi e di proporre una riflessione su temi che riguardano l’intera società.
Nel giorno della nascita di Maria, la luce della Lampada della Pace nel mondo ha così illuminato un percorso fatto di parole e gesti: dalla riflessione sulla libertà religiosa alla necessità del confronto, dal valore del pluralismo al rispetto delle identità, fino alla scelta concreta della pace.
E proprio quella luce, accesa nella Santa Casa, può diventare il simbolo più immediato della giornata: una luce che non chiede di cancellare le differenze, ma di imparare a farle convivere; una porta che rimane aperta; un invito a essere non semplicemente credenti o non credenti, ma, come ricordava Livatino, persone credibili.





















